mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:40
6 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 07:57

Terremoto, assaggio d’autunno moltiplica i disagi: «Vogliamo restare vicino casa nostra»

Tende piegate dal vento a Castelluccio immagine simbolo, ma ovunque la prima dose di freddo spaventa. Negli orti c'è chi vuole mettere casette e roulotte. Pié la Rocca minacciata dalle rocce

Terremoto, assaggio d’autunno moltiplica i disagi: «Vogliamo restare vicino casa nostra»
Le tende piegate di Castelluccio

di Chiara Fabrizi

Disagi. L’immagine simbolo sono le tende di Castelluccio piegate dalle forti raffiche di vento che hanno sferzato la zona a piedi del monte Vettore, dove la webcam di Umbria meteo ha registrato la temperatura minima di otto gradi. Qui intorno alle 4 del mattino le raffiche hanno distrutto la tendopoli, costringendo gli sfollati a rifugiarsi nelle macchine. Ma a fare i conti con l’assaggio di autunno sono tutti gli sfollati di Norcia, Cascia, Preci, Monteleone di Spoleto, circa 1.111 secondo l’ultima comunicazione ufficiale della protezione civile.

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Vento, freddo e scosse Molti di loro sono sicuri che nella notte tra lunedì e martedì si sia scesi sotto i dieci gradi anche in tutto il Nursino, convintissimi gli anziani della tendopoli di San Pellegrino, dove i picchetti hanno comunque retto alla forza del levante, vento che lì hanno riconosciuto tutti. E così che al tredicesimo giorno fuori casa alla paura delle scosse continue, anche martedì mattina alle 11.56 la terra ha tremato con magnitudo 3.2 ed epicentro a una ventina di chilometri dal centro di Norcia, si sommano i disagi crescenti. Se le tende saltano, c’è anche chi ha trascorso gli ultimi giorni appena fuori dal paese. È il caso di Gianni di Piè la Rocca, località di Norcia in zona Ancarano, venti anime d’inverno e 150 d’estate.

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Piè la Rocca, anche le rocce fanno paura Gianni è uno dei residenti stabili del piccolissimo borgo. Vive qui da sempre, con lui la moglie e due figlie di dieci e dodici anni. La sua casa qualche lesione l’ha riportata ma è da verificare la gravità, anche perché il problema vero sono i crolli che hanno interessato altri stabili vicini incastonati nella roccia, perlopiù ruderi. Il centro di Piè la Rocca oltreché deserto è transennato, impossibile raggiungere la chiesetta in fondo al paese che il 24 agosto è scampata a danni ben più gravi. Una roccia di 30 quintali l’ha praticamente sorvolata, piombando a terra una decina di metri più avanti, lungo una strada sterrata. Qui il distacco dei massi è considerato il pericolo numero due, dopo naturalmente i terremoti, anche se nel 1880 a radere al suolo il paese ha pensato una piena anomala.

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La casetta nell’orto A casa Gianni non può rientrare: «Siamo stati un paio di giorni nella tenda della proloco di Ancarano ma è un ambiente unico con una cinquantina di persone, molti anziani, e noi abbiamo due figlie quindi ci siamo temporaneamente trasferiti nell’orto, precisamente in questa rimessa attrezzi (piccola e in lamiera, ndr) dove dormiamo e da un paio di giorni mangiamo anche, viste le temperature». E poi: «Ma a farci restare qui è anche il paese completamente vuoto e gli episodi di sciacallaggio si sono già verificati, quindi per noi è fondamentale restare a ridosso dell’abitato. Ma non possiamo chiaramente vivere in una rimessa attrezzi e per fortuna un amico di Spoleto – racconta Gianni accanto alla moglie – nel weekend mi porterà una roulotte, anche perché non ho capito come contano di sistemarci, qui a fine ottobre la sera si arriva spesso a zero gradi, per quel periodo anche la roulotte non basterà».

«Vogliamo restare vicino a casa nostra» Il modello scelto dal governo per le soluzioni abitative di medio periodo, ossia in attesa delle casette, è l’autonoma sistemazione, in breve contributo affitto per chi trova un’altra casa e albergo. Per Gianni, ma come lui tanti, l’autonoma sistemazione è un’altra cosa: «Io ho la fortuna di avere l’orto a due passi dal paese, potrei buttare giù questo piccolo manufatto in pietra, spianare, fare una bella base e piazzarci una casetta di legno, ma non si può fare, poi qui siamo anche nel Parco nazionale dei Sibillini». Con la roulotte è convinto invece di riuscire a superare l’inverno Rolando Guerrieri, sessantenne romano in pensione, che quattro anni fa ha comprato la casa del prete di San Pellegrino: «È la più bella del paese me l’hanno detto anche i pompieri – sorride amaro – la stavo rimettendo a posto piano piano, avevo rifatto il tetto che ha retto bene, ma sono crollati dei ruderi intorno per quello anche io ho subito danni. Se la casette arrivassero effettivamente fra 5-6 mesi come ha detto qui Errani sarebbe comunque un problema. Io – prosegue – ho un pezzetto di terra dietro casa, ho girato il mondo in camper e sono attrezzato per un inverno in roulotte. Il problema è che lì non ci possiamo stare perché è zona rossa, ci vogliono le messe in sicurezza». Altra questione su cui, insieme ai sopralluoghi nelle case andati avanti anche martedì, le autorità dovranno fare a stretto giro il punto. Poi c’è anche chi di voglia di ragionare ne ha poca: «In albergo non ci andiamo e vogliamo le casette, scrivetelo».

Scuole Sul fronte della riapertura delle scuole, un documento caricato sul sito dell’istituto superiore Battaglia spiega che per la prima settimana (12-16 settembre) non ci saranno lezioni per i bimbi della scuola dell’infanzia, mentre quelli dell’elementare torneranno tra i banchi del Centro Caritas allestito alla pista di pattinaggio fin dal 12 settembre (8.25-12.25 l’orario). Sempre per la prima settimana i ragazzini delle scuole medie, invece, andranno a scuola nella tensostruttura montata di fronte all’istituto Battaglia, condivisa il primo giorno con gli studenti delle superiori che poi da martedì 13 a venerdì 16 parteciperanno a un circuito di uscite didattiche. Dal 19 settembre e fino a nuovo ordine, invece, torneranno a scuola anche i bimbi dell’asilo che essendo inagibile verrà allestito nella tensostruttura del Battaglia. I bimbi delle elementari faranno lezione dalle 12.30 alle 16.30 nella aule del Battaglia che nel frattempo dovrebbe essere riconsegnato dalla Provincia dopo i lavori. Al mattino nello stesso edificio si terranno le lezioni degli studenti delle superiori, mentre i ragazzini della media rientreranno nella sede di appartenenza dopo gli interventi del Comune che in questi giorni sta promuovendo gli incontri con le famiglie, calendario postato sulla pagina Facebook dell’ente.

Paparelli dai commercianti A San Pellegrino e Castelluccio martedì mattina è tornato il vicepresidente della Regione, Fabio Paparelli, che ha incontrato gli operatori economici: «Siamo pienamente consapevoli dei disagi patiti sui quali stiamo intervenendo d’intesa con il governo, ma a essere profondamente colpito è soprattutto il tessuto economico e ricettivo che nel turismo e nel commercio ha le sue principali fonti di reddito. Per questo ho ritenuto opportuno presentare proprio in questo luogo simbolo i provvedimenti già varati dalla giunta ma soprattutto ascoltare le esigenze degli operatori». A Castelluccio intanto può riprendere liberamente l’attività sportiva per il volo libero, dopo l’interruzione disposta per consentire l’attività dei mezzi di soccorso, ma gli operatori economici hanno chiesto a Paparelli di individuare modalità semplificate per l’accesso ai fondi e indennizzi relativi ai danni indiretti. «Da questa ricognizione – ha affermato Paparelli – è emersa la necessità di permettere prima possibile l’accesso alle attività produttive, di lavorare alla risistemazione delle strade e di agevolare la delocalizzazione delle strutture ricettive anche fuori dalle zone interdette per motivi di sicurezza». Temi su cui il vicepresidente si è impegnato affinché con i ministri del lavoro e dello sviluppo economico si possano dare a breve le risposte attese.

Cecchini libera 18 mln per imprese agricole Martedì pomeriggio, poi, la giunta regionale su proposta dell’assessore Cecchini ha varato anche il pacchetto di interventi per le aziende agricole e zootecniche: «Gli uffici regionali stanno già predisponendo il bando per accedere ai 18 milioni di sovvenzioni a fondo perduto previste dalla misura 5.2 del Programma di sviluppo rurale (Psr) – ha detto l’assessore Fernanda Cecchini – che consente di intervenire sui danni a immobili, macchinari, attrezzature e bestiame ma anche per il ripristino delle infrastrutture di servizio alle attività produttive agricole». Prosegue il pressing su Agea per il pagamento delle anticipazioni Pac (politica agricola comune) entro il 15 settembre alle aziende che insistono nelle comuni colpiti dal sisma, ma sollecitazioni vengono indirizzate anche al ministro Martina per liquidare delle annualità 2015 e 2016 delle misure a superficie del Psr. «Va avanti intanto l’attività di ricognizione dei danni – ha proseguito la Cecchini – che ci farà avere un quadro esatto delle problematiche da affrontare e delle risorse necessarie. Su quest’ultimo punto riteniamo di fondamentale importanza che lo Stato per tre anni cofinanzi la quota regionale del Psr, come avvenuto per il terremoto dell’Emilia Romagna».

@chilodice

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