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20 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:44

Ternifestival, dalla città ragnatela al nido con le funi: ecco chi costruirà le case sugli alberi al Caos

Dal 27 agosto i lavori per le installazioni artistiche: «Il mondo da un nuovo punto di vista»

Ternifestival, dalla città ragnatela al nido con le funi: ecco chi costruirà le case sugli alberi al Caos

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di Massimo Colonna

Cinque nomi di architetti o di collettivi che ‘prenderanno casa’ al Caos. Non nei locali del museo, ma sulle case che si costruiranno sui tigli della zona. Del resto l’arte spinge a guardare il mondo da un punto di vista differente. E quanto presentato al Ternifestival va proprio in questa direzione: si tratta di un esperimento inedito in Italia e che dal 27 agosto inizierà a prendere forma. Mercoledì mattina intanto sono stati svelati i nomi di chi parteciperà all’iniziativa artistica.

Ecco le case in anteprima

Il progetto Foresta Il tutto rientra nel progetto ‘Foresta’ di Ternifestival 2016. A spuntarla, fra le ottantasei candidature pervenute a Indisciplinarte, sono stati Equalogical Lab, Jacob Dench-Dario Sanchez e Chris Pugsley, Zapoi, Falegnameria Fa.Sa. e Simone Picano-Valeria Poggiani-Bruno Poggiani. ‘Foresta’, attraverso installazioni artistiche, vuole trasformare temporaneamente estetica, funzione e fruizione di una parte degli spazi esterni del Caos. Il cuore del progetto sta proprio in un dispositivo architettonico in grado di comunicare con l’esterno e accogliere al proprio interno la vita e le idee degli artisti in residenza.

Le case Nella progettazione delle case gli architetti hanno tenuto conto di alcuni parametri fondamentali, come il rispetto e l’incolumità dell’albero, la sicurezza della struttura e l’abitabilità della casa. Ad abitare le case saranno poi gli artisti, che per quindici giorni, durante il festival, studieranno e vivranno il mondo osservandolo dall’alto, dall’interno di un ecosistema naturale che lo circonda, rispettandone i ritmi e riportandone le peculiarità e proponendo un progetto che potrà essere realizzato nell’edizione 2017 di Ternifestival.

I cantieri I lavori di costruzione avranno inizio il 27 agosto per concludersi nei primi dieci giorni di settembre. Ognuna delle case sull’albero avrà le dimensioni di tre metri e mezzo per due e mezzo e includerà un luogo in cui studiare e dormire, provvisto di rete elettrica, ma senza allacci di gas e acqua. A premiare i progetti delle cinque abitazioni sono state una giuria nazionale e una tecnica. Della prima fanno parte Stefano Boeri, progettista del Bosco verticale di Milano, Mariella Stella, impegnata dal 2002 nel mondo della pubblica amministrazione in progetti di welfare e sviluppo locale e co-fondatrice di Casa Neutral a Matera e Leonardo Zaccone, sound designer, artista performativo e formatore, cofondatore di Roma Makers e di Corete. La giuria tecnica è invece composta da Carlo Fioretti, architetto della direzione urbanistica del Comune di Terni, Dino Andreani, agronomo, Gianluca Paterni, funzionario amministrativo del Comune di Terni per i servizi delle attività culturali e Simone Lorenzoni, architetto e progettista che ha collaborato con Gatr, Associazione giovani architetti di Terni.

Equalogical Lab Tra i vincitori dunque anche Equalogical Lab, gruppo di lavoro italiano nato nel giugno 2011 con l’intenzione di continuare a portare avanti gli studi e gli esperimenti progettuali e culturali iniziati nel 2004 all’università di RomaTre. Negli anni tante persone hanno partecipato alle diverse attività organizzate, trasformando Equalogical Lab in una piattaforma aperta alla partecipazione di tutti coloro che sono interessati a sperimentare tecnologie bio-ispirate per la costruzione di una cultura architettonica sostenibile. La struttura poggia su un sistema di ancoraggio a terra, senza gravare sull’albero o sulle sue radici. Sia la struttura della casa, sia le modalità costruttive sono forme di auto-costruzione che utilizzano materiali naturali e riciclati, con sistemi completamente autoportanti, smontabili e riciclabili. La tecnologia è semplice e a basso costo dei due sistemi costruttivi.

Dench, Sanchez, Pugsley Gruppo di lavoro neozelandese, si compone di due giovani poco più che ventenni, Jacob Dench, architectural designer e Dario Sanchez, appassionato di biologia, e di Chris Pugsley, veterano ecologista ambientale. Il concept si basa sull’idea di Ottavia, una città-ragnatela, con un precipizio in mezzo a due montagne scoscese, dove la città è il vuoto, legata alle due creste con funi, catene e passerelle. Si cammina su traversine di legno o ci si aggrappa a maglie di canapa. La rete serve da passaggio e da sostegno, mentre tutto il resto è appeso sotto.

Zapoi Il gruppo italiano Zapoi, dalla Campania, si è formato nel 2014 e riunisce architetti, grafici e artigiani. Il programma del gruppo si sviluppa su due livelli, ricerca e azione, intendendo l’architettura come uno strumento utile al servizio della collettività per comprendere e incidere sulle dinamiche urbane. Nei progetti sperimentali notevole importanza assume lo scambio interdisciplinare con l’arte e l’artigianato e la libera partecipazione delle persone. Il concept ricorda, come una lucciola, un punto luminoso nell’oscurità della natura, la cui corazza di coleottero si scorge solo alla luce del giorno, tra i rami. Così questa casa, che di giorno appare solida nella sua struttura di pilastri e travi a vista, di notte diventa solo luce, diventando così un punto di riferimento nel buio della natura.

Falegnameria Fasa La Falegnameria Fa.Sa., in cui lavorano Piero Palazzo, Francesco Fanelli e Saverio Fanelli, nasce a Campobasso nel 1993, dalla passione per la lavorazione del legno. L’attività all’inizio artigianale cresce nel corso degli anni e comincia ad operare nel campo dell’edilizia con piccole strutture in legno, si dedica inoltre all’arredamento di case mobili dallo stile dinamico e moderno. La casa è di forma quasi sferica, un poliedro non regolare formato da un unico tipo di triangolo che si ripete fino a chiudere l’intero volume. La scelta di questa forma deriva in parte dalla filosofia di partenza e in parte dalla volontà di ottenere un organismo costituito da piccoli elementi standard che uniti fra loro creano una struttura rigida e molto leggera.

Picano, Poggiani e Poggiani Al lavoro anche il collettivo formato da due giovani architetti, Simone Picano di 28 anni che vive e lavora a Roma e Valeria Poggiani, 30 anni, ternana e Mauro Poggiani, operaio ternano in pensione. Il concept ricorda un nido ed è costituito da un semplice rivestimento formato da decine di funi annodate attorno ai rami con un metodo molto semplice, senza utilizzo di chiodi o colle, che permette di racchiudere e rendere intimo lo spazio in parte già disegnato a pochi metri dal terreno. Un vero e proprio nido che prende vita dal tronco e si sviluppa fino ad un’altezza utile e sicura per chi lo vivrà.

@tulhaidetto

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