domenica 2 ottobre 2016 - Aggiornato alle 00:18
27 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:37

Terni, summit al Pd a colpi di provocazioni: il sindaco non risponde, rimpasto ancora sul tavolo

Ipotesi Cavicchioli in giunta e riduzione assessori, qualcuno chiede sguardo all’elettorato

Terni, summit al Pd a colpi di provocazioni: il sindaco non risponde, rimpasto ancora sul tavolo

di Marta Rosati

Provocazioni, crisi decisionali, frecciate infuocate, ma anche rivendicazioni, delusioni e attese. A parte tutto ciò, la riunione dem di giovedì pomeriggio si è conclusa con un nulla di fatto e per venerdì prossimo è atteso il secondo round, ma la data dell’incontro non è stata ancora ufficializzata.

Il summit in via Mazzini C’è chi parla di nervi tesissimi con ‘correnti’ incrociate a far sbattere porte e chi cerca di smorzare i toni del dibattito politico innescato dalla maggioranza di Palazzo Spada, sempre più in pressing sul primo cittadino Leopoldo Di Girolamo. Al centro del vertice che si è tenuto nella sede Pd di Terni, il rimpasto di giunta o almeno tutti si aspettavano che la convocazione in via Mazzini fosse per questo. In realtà, secondo indiscrezioni, dopo una relazione introduttiva del sindaco sulle azioni messe in campo dall’amministrazione, la discussione ha preso il largo fino a toccare lo scottante tema Brexit. Bollente attualità, ma tra i consiglieri comunali c’è la volontà di tenere alta la guardia sulle faccende cittadine.

Capogruppo Pd in giunta Di provocazioni ne sono arrivate almeno tre, coincidenti con le proposte di altrettanti esponenti Pd presenti: l’ingresso in giunta del capogruppo Andrea Cavicchioli per la sua capacità di tenere insieme tutte le forze (anche se difficilmente sarà questa la mossa visto che i rumors lo danno come futuro candidato di centrosinistra alla guida della città); la riduzione del numero degli assessori per snellire ed efficientare l’esecutivo come il sindaco meglio crede, quindi solo ‘tagliando teste’ con redistribuzione di deleghe o attraverso un cambio radicale; rispetto ai nuovi possibili ingressi in giunta poi, qualcuno ha chiesto di guardare all’elettorato che, tradotto in soldoni, significa ‘dentro chi è stato legittimato col voto dei cittadini alle amministrative’ quindi insomma ‘il sindaco peschi dal consiglio i prossimi eventuali assessori.

Il rimpasto della discordia Si vocifera non siano mancati accesi scontri verbali ma c’è anche chi smentisce; di sicuro qualcuno ha posto un problema decisivo: «Se Cavicchioli ha dato mandato al sindaco di mettere mani all’esecutivo col cambio di quattro pedine, con chi deve confrontarsi Di Girolamo? Con il partito o con la maggioranza a Palazzo Spada?». Il dilemma brucia perché se da un lato è noto che le liste civiche non si sentono rappresentate dall’assessore Daniela Tedeschi, è altrettanto evidente che l’area renziana non ha un posto in giunta e non è difficile intuire che certi equilibri siano in parte garanzia di consenso.

I delusi Una grossa fetta di Pd, davanti a tutto questo, quasi in silenzio recita la parte dei delusi: degrado, scollamento dalla periferia, rottura con certe forze politiche e sociali e macchina comunale farraginosa sono le questioni denunciate. La richiesta di un cambio di passo insomma è forte e pesa sulle spalle del sindaco che, di fatto, per le risposte, si è preso tacitamente del tempo. L’aggiornamento della riunione pare sia fissato a venerdì primo luglio ma la convocazione non sarebbe ancora arrivata.

 

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