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27 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:26

Terni, confermata la condanna a 18 anni per l’omicidio Livi: ridotti i risarcimenti alle parti civili

Nessuno sconto di pena per il 68enne che uccise a coltellate la moglie in casa. La corte riduce le spese a carico dell'uomo e rivede al ribasso i risarcimenti

Terni, confermata la condanna a 18 anni per l’omicidio Livi: ridotti i risarcimenti alle parti civili

di Massimo Colonna

Confermata la condanna a 18 anni di reclusione per Franco Sorgenti, il 68enne che nel 2014 ha ucciso sua moglie Laura Livi in casa con 11 coltellate. E’ arrivata nel primo pomeriggio di mercoledì la sentenza dei giudici della corte d’Appello a Perugia dopo la condanna in primo grado a 18 anni di reclusione con rito abbreviato. Confermata dunque la decisione presa in primo grado: la corte ha però accolto le richieste avanzate dalla difesa di rivedere le cifre dei risarcimenti per le parti civili. Una decisione che però non soddisfa a pieno gli avvocati Manlio Morcella e Enrico De Luca, difensori del 68enne che ora studiano l’eventuale ricorso in Cassazione.

FOTOGALLERY: PRESIDIO A PERUGIA

La condanna I giudici della corte d’Appello così hanno confermato la sentenza del luglio scorso: restano i 18 anni di condanna. Resta valida dunque la decisione del gip Massimo Zanetti che in occasione del primo grado aveva accolto le richieste del pubblico ministero Camilla Coraggio per 18 anni di condanna (27 in origine con lo sconto di un terzo per l’accesso all’abbreviato) per l’accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale, senza la premeditazione. Le coltellate fatali quella notte sono arrivate al culmine di una litigata andata in scena in casa, anche alla presenza delle due figlie della coppia.

VIDEO: «GIUSTIZIA PER LAURA»

La difesa «Non nascondiamo una certa delusione – ha spiegato l’avvocato difensore De Luca dopo la lettura della sentenza – per la conferma della condanna, anche perché generalmente in casi come questi si arriva ad una riduzione fino a 16 anni. Ci saremmo aspettati il riconoscimento delle attenuanti generiche. Accolta in parte invece la nostra istanza sulla riduzione delle spese e dei risarcimenti per le parti civili. Ora insieme al mio collega valuteremo il da farsi, se procedere in Cassazione o meno».

La storia Le cause dell’omicidio, secondo quanto ricostruito, sono tutte da ricercare all’interno del rapporto tra i due: tra l’uomo e sua moglie c’erano 32 anni di differenza, lui operaio dell’acciaieria (pensionato all’epoca dei fatti), lei consulente legale. I due si erano conosciuti quando lei era giovanissima, in un rapporto inizialmente anche osteggiato dalla famiglia di lei. Poi la prima figlia, il matrimonio e anche la secondogenita.

Quella notte Il rapporto poi con il passare degli anni si è logorato tra diverbi e gelosie. Tanto da arrivare a quella notte tra il 28 e il 29 ottobre 2014. All’apice dell’ennesima lite ecco che lui afferra il coltello e aggredisce sua moglie, finendola con undici coltellate, come ricostruì poi l’autopsia del medico legale Luigi Carlini. Il tutto mentre le due bambine erano nell’altra stanza, forse a dormire o forse no. Fu lo stesso Argenti poi a consegnarsi alle forze dell’ordine quella stessa notte.

Sentenza storica Nel primo grado di giudizio, oltre alla condanna a 18 anni di reclusione, il giudice Zanetti aveva riconosciuto il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 100 mila euro a ciascuna figlia e 30 mila ad ogni parente di Laura. Inoltre 5 mila euro al Comune di Terni e alle associazioni ‘Terni Donne’ e ‘Libera…mente Donna’. Proprio in quella occasione l’amministrazione comunale si è costituita per la prima volta parte civile in un processo per femminicidio. «Da qui in avanti chiederemo sempre la costituzione per casi come questo», ha spiegato la vicesindaco Francesca Malafoglia spiegando che la cifra sarà messa a disposizione di progetti a difesa delle donne.

Le associazioni Alla vigilia della sentenza di appello le associazioni rilanciano il loro impegno in una nota: «Vogliamo libertà e giustizia per tutte le donne e invitiamo tutti i cittadini e le cittadine a condividere questo messaggio per dimostrare solidarietà alla famiglia di Laura e alle sue figlie, per chiedere che venga fatta giustizia, per ricordare che solo una vera alleanza tra tutte le istituzioni del territorio, a partire dalla scuola fino ad arrivare ai tribunali, può mettere fine a questa tragedia. Il femminicidio non è mai un raptus di follia: è l’atto finale e consapevole dell’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna, ancor più subdolo poiché si verifica nell’ambito di una relazione sentimentale in cui non viene riconosciuta la dignità di persona. Sentiamo il vuoto lasciato da Laura come quello lasciato da troppe altre donne vittime della violenza degli uomini. Il contrasto alla violenza è un processo culturale che si basa e si attiva attraverso prevenzione e informazione e grazie a una nuova cultura del femminile e del maschile, di rispetto e valorizzazione della diversità».

Twitter @tulhaidetto

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