giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:25
2 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:17

Terni, sindaco vieta l’uso dei pozzi Ast poi fa dietrofront: è giallo sull’ordinanza

L’azienda: «Non c’è contaminazione, tutto in regola». In tarda serata la rettifica da Palazzo Spada: sì all’uso dei pozzi, ma ora le Rsu avviano indagini per la salute dei lavoratori

Terni, sindaco vieta l’uso dei pozzi Ast poi fa dietrofront: è giallo sull’ordinanza
(foto Rosati)

di Mar. Ros.

Dietrofront sul provvedimento dettato da Palazzo Spada: nel giro di poche ore cambiano i contorni delle misure preventive adottate dal Comune; ultima versione: Sì all’utilizzo dei pozzi di acqua potabile.

L’ordinanza sindacale Nel tardo pomeriggio di mercoledì il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo aveva emesso un’ordinanza urgente con la quale vietata l’uso e la captazione delle acque dai pozzi ubicati nella zona dello stabilimento Tk-Ast e l’azienda aveva subito lanciato l’allarme: «L’allaccio alla rete pubblica non è mai avvenuto prima, il sito rischia di fermarsi». I vertici di fabbrica avevano altresì precisato che: «Le analisi eseguite da Arpa e dall’azienda stessa hanno confermato che tali emungimenti non risultano contaminati». Fonti interne avevano infatti riferito a Umbria 24 di controlli periodici in tal senso.

Pozzi di acqua potabile Probabilmente da viale a piazza Ridolfi i dati hanno fatto presto ad arrivare, perché poco prima della mezzanotte la direzione aziendale ha riferito ai rappresentanti sindacali di aver ottenuto «l’autorizzazione all’utilizzo dei pozzi di acqua potabile in base ai rilievi dell’Arpa effettuati già nei giorni precedenti e rispetto ai quali l’azienda ha fin da subito detto di essere in regola».  Le Rsu però a questo punto si riservano di avviare un’indagine al fine di fugare ogni dubbio sulla potabilità dell’acqua interna allo stabilimento, per tutelare la salute dei lavoratori».

La denuncia dei grillini «L’ordinanza – rivendicavano dal M5s – è stata emessa dal primo cittadino soltanto tramite il fiato sul collo del Movimento, la pressione sugli uffici, i continui accessi agli atti e la relativa diffusione pubblica dei dati che hanno mostrato come i livelli di cromo esavalente nelle falde acquifere fossero 34 volte superiori al limite». Ast però sin da subito aveva riferito di «acque in regola con le certificazioni Arpa».

La direzione aziendale Tk-Ast Dai piani alti di viale Brin erano comunque pronti a sospendere l’approvvigionamento dell’acqua proveniente dai due pozzi interni all’azienda, collegandosi invece alla rete idrica pubblica ma avevano altresì precisato che dalle analisi fatte anche dall’Azienda regionale per l’ambiente le acque nel sottosuolo non risultavano contaminate. Le Rsu di fabbrica erano state convocate urgentemente: «I pozzi dalla quale Ast attinge per l’acqua interna – era stato riferito loro – sono in regola con relative certificazioni Arpa.  A fronte di questa ordinanza comunque l’azienda attingerà da acqua comunale tramite condotte già esistenti e fuori dal perimetro sottoposto a provvedimento. Questa deviazione – si era detto – potrebbe comportare dei problemi di fornitura al sito non essendo mai ricorsi a tale soluzione fin da subito saranno disponibili bottiglie di acqua per i lavoratori».

Rischio fermata L’azienda però si è da subito attivata per fare ulteriori verifiche sulla funzionalità della soluzione ipotizzata per garantire i livelli massimi di sicurezza non nascondendo il rischio di ua fermata dello stabilimento. Le Rsu, rimaste in contatto con la direzione, hanno successivamente ricevuto la comunicazione di modifica dell’ordinanza del Comune di Terni. Secondo quanto riferito a Umbria 24 la nuova ordinanza prevede l’autorizzazione per Ast all’utilizzo dei pozzi. Di fronte al ‘mistero’, le Rsu annunciano: «Fin da subito avvieremo tutte le indagini possibili con gli organi competenti per avere chiaro il quadro della situazione, è una questione che riguarda la salute dei lavoratori».

Twitter @martarosati28

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