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8 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:38

Terni, serve una perizia per la morte di Oltjan: via al processo per l’omicidio di Borgo Bovio

Il giudice affida l’incarico ad un consulente per approfondire le cause della morte

Terni, serve una perizia per la morte di Oltjan: via al processo per l’omicidio di Borgo Bovio

di Massimo Colonna

Serve una nuova perizia per approfondire le cause della morte di Oltjan Nela, il ventenne di origini albanesi morto al termine di una lite nella notte tra il 7 e l’8 dicembre scorso dopo una notte passata in discoteca a Borgo Bovio. A stabilirlo il giudice del tribunale di Terni che mercoledì mattina ha dato il via alla prima udienza del procedimento a carico di Marjel Mjesh, ventenne connazionale della vittima accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

L’incarico Ad eseguire il lavoro sarà il professore Luigi Cipolloni, che nell’udienza del prossimo 22 giugno sarà ufficialmente incaricato dal giudice di occuparsi del caso. Non è la prima perizia che entra in ballo in questa storia: già nella prima fase del procedimento il legale difensore del ragazzo, l’avvocato Massimo Proietti, aveva fatto effettuare un approfondimento dal dottor Mauro Bacci.

Arma idonea o no La questione infatti è delicata: c’è da capire se l’arma utilizzata per la ferita inferta alla vittima, un coltellino poi ritrovato dagli agenti della squadra mobile della questura di Terni che quella notte hanno chiuso le indagini in pochissime ore, possa essere stata idonea a causare la morte, sopraggiunta qualche ora dopo l’aggressione. Elemento che potrebbe diventare cruciale per il processo, anche perché anche da questo punto dipenderà probabilmente l’accusa sul tavolo. Passasse la linea che l’arma era troppo piccola per causare la morte ecco che l’accusa di omicidio volontario aggravato potrebbe trasformarsi in omicidio preterintenzionale.

La difesa In quel caso la difesa potrebbe muoversi in questa direzione, cercando così di far passare la linea secondo cui la morte del giovane Oltjan sia da ricollegare ad un fatto che è andato oltre le intenzioni dell’aggressore. In sostanza, lo ha colpito ma non voleva ucciderlo. Il coltello, da quanto risulta agli atti «è  di metallo con manico di lunghezza di 7.5 centimetri e una lama della lunghezza di 6.5 centimetri». Il colpo arrivò «all’aorta addominale sottorenale e anche alla vena lombare causando uno shock emorragico».

Rito abbreviato Nell’udienza di mercoledì mattina il giudice ha ammesso a parte civile la famiglia della vittima, rappresentata dai legali Francesco Mattiangeli e Giovanna Scarcia. Nella prossima seduta dunque, prima di entrare nel merito del rito abbreviato, concesso dal giudice come su richiesta della difesa, si andrà avanti dunque con l’incarico affidato al consulente del tribunale.

Twitter @tulhaidetto

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