mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:41
20 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:46

Terni, sei rinvii a giudizio per il Castello di San Girolamo: il 28 marzo si aprirà il processo

Una settima imputata ha chiesto il rito abbreviato. La procura contesta associazione a delinquere finalizzata a turbativa d’asta, truffa e falso. Le difese: «Sereni»

Terni, sei rinvii a giudizio per il Castello di San Girolamo: il 28 marzo si aprirà il processo

di Massimo Colonna

Sei persone rinviate a giudizio più un’altra imputata che ha chiesto la strada del rito abbreviato. Questo l’ultimo passaggio giudiziario sul caso della compravendita del Castello di San Girolamo di Narni, su cui ha messo gli occhi la procura della Repubblica di Terni tramite gli uffici del pubblico ministero Elisabetta Massini. Martedì mattina nelle aule del tribunale di Terni il giudice per l’udienza preliminare Maurizio Santoloci ha deciso così l’avvio del procedimento ordinario a carico di tutti gli imputati. La procura contesta i reati di associazione a delinquere finalizzata a turbativa d’asta, truffa e falso.

I rinvii Per sei delle persone coinvolte dunque si aprirà il procedimento ordinario. Si tratta dell’ex sindaco del Comune di Narni Stefano Bigaroni, l’ex direttore tecnico della diocesi di Terni, Narni e Amelia Luca Galletti, l’ex economo della stessa curia Paolo Zappelli, il dirigente dell’ufficio Urbanisitca del Comune di Narni Antonio Zitti, la dirigente dei servizi finanziari della stessa amministrazione Alessia Almadori e il notaio Gian Luca Pasqualini. In più Alessandra Trionfetti, ossia una dipendente dell’ufficio Urbanistica dell’amministrazione narnese, sarà dunque giudicata con rito abbreviato.

Le accuse Al centro delle accuse mosse dalla procura di Terni c’è l’operazione di compravendita del Castello di San Girolamo di Narni. Un procedimento che secondo gli inquirenti non avrebbe rispettato tutti i parametri di legge a tal punto da arrivare ad ipotesi di reato che parlano di associazione a delinquere finalizzata, tra le altre cose, a turbativa d’asta, truffa e falso ideologico. Un quadro che inizialmente, come noto, aveva coinvolto anche il vescovo della diocesi di Terni all’epoca dei fatti, monsignor Vincenzo Paglia, attualmente presidente della Pontifica accademia per la vita in Vaticano e tornato all’attenzione nazionale nelle ultime ore per aver celebrato i funerali di Carlo Azeglio Ciampi. La posizione di Paglia era stata archiviata nel settembre 2015 su richiesta della procura inquirente con un provvedimento del giudice per le indagini preliminari Simona Tordelli.

Le difese Dunque la prima udienzaper il via al processo è fissata al 28 marzo prossimo. Tra gli avvocati difensori anche Anna D’Alessandro, per la posizione dell’ex sindaco Bigaroni, e Luca Maori, legale dell’economo della Curia Zappelli. «Sono serena per la posizione del mio assistito – spiega la D’Alessandro – e a questo punto affronteremo il processo con tranquillità per chiarire tutte le circostanze che ci riguardano. Quello che posso dire è che finora mi sembra sia stata fatta tanta confusione. Anche perché la compravendita di un bene del valore storico e patrimoniale come quello del castello di San Girolamo è una questione molto delicata e complessa». «Il mio assistito – spiega Maori – era l’espressione della curia. Siamo pronti comunque a sostenere la nostra tesi difensiva nel procedimento che si aprirà».

@tulhaidetto    

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