venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 00:05
10 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:58

Terni, piccole e medie imprese sotto la lente di PagineSì: «Investire nel sociale paga»

Secondo l’indagine chi destina fondi alle attività etiche migliora il proprio fatturato

Terni, piccole e medie imprese sotto la lente di PagineSì: «Investire nel sociale paga»

Parte da Terni, sede principale si Pagine Sì!, la ricerca sulle piccole e medie imprese italiane. L’indagine condotta dalla società, attiva fin dal 1996 nel settore dell’editoria pubblicitaria multimediale, presso i propri clienti, rivela che «chi investe nel sociale, contribuisce all’ampliamento e al consolidamento del proprio mercato di riferimento».

Piccole e medie imprese italiane Lo studio ha coinvolto ben 500 dislocate sull’intero territorio nazionale, il 56,7% delle qualiintervistate fa attività per il sociale. Di queste, il 41% ha dichiarato che il business nel 2016 andrà meglio del 2015, il 48% lo prevede in linea, mentre solo il restante 11% in peggioramento.Tra le aziende che al momento non fanno attività per il sociale, invece, solo il 19% ha dichiarato che nel 2016 andrà meglio del 2015, il 43% lo prevede in linea, mentre ben il 38% lo attende in peggioramento.

Investire nel sociale Un’altra evidenza importante riguarda l’assegnazione dell’8 e del 5 per mille: rispettivamente il 55,1% ed il 44,6% delle aziende intervistate, infatti, non ha saputo ricostruire a che tipo di ente li avesse devoluti nel 2015. Entrando nello specifico, i 2/3 del 56,7% delle aziende che fanno iniziative sociali partecipano a progetti più ampi, mentre 1/3 investe in iniziative proprie. I campi delle attività vanno da quelle strettamente a carattere sociale, comprensive di aiuto a rifugiati e disabili (22,2%) al sostegno alla famiglia (18,5%); da iniziative in favore della cultura (18,5%) a quelle relative allo sport (14,8%).

Il fatturato Nell’81% dei casi le attività non sono riconducibili al settore di appartenenza dell’azienda. Per quanto riguarda l’impegno economico per il sociale, il 16% delle aziende intervistate investe oltre il 2 per mille del fatturato in attività etiche, il 24% tra l’1 e il 2 per mille, mentre il 60% meno dell’1 per mille. Il 55,6% delle aziende intervistate, infine, sviluppa le proprie attività etiche in modo disinteressato, in quanto ritiene che le attività per il sociale non portino benefici tangibili al loro business.

Pagine Sì Terni Le interviste evidenziano, inoltre, che è ancora alto il numero degli imprenditori che non esprime direttamente la propria decisione sulla destinazione dell’8 per mille e del 5 per mille: «Gli imprenditori sono persone chiamate a prendere decisioni frequentemente, – dichiara Sauro Pellerucci, presidente di Pagine Sì! S.p.A. – ed è opportuno che essi divengano ancora più protagonisti nel destinare i denari derivanti dalla loro attività d’impresa verso le iniziative benefiche che sentono più vicine al loro credo. La consapevolezza che la prima opera sociale che l’imprenditore svolge è il  “saper fare impresa” – conclude Pellerucci – definisce la sua centralità in qualunque tentativo volto a creare la maggiore compattezza civile possibile».

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