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6 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 08:08

Terni, l’incubo di sessanta docenti tra la cattedra e i ricorsi: «Non ci inseriscono nelle graduatorie»

Causa collettiva dell’avvocato De Angelis: «L’Ufficio scolastico non riconosce il pronunciamento del Consiglio di Stato. Pronti anche alla richiesta di risarcimento»

Terni, l’incubo di sessanta docenti tra la cattedra e i ricorsi: «Non ci inseriscono nelle graduatorie»

di Massimo Colonna

Una sessantina di docenti ternani sospesi tra la cattedra e i ricorsi in carta bollata. Con il sogno di poter insegnare lì a due passi ma bloccati dai meandri della legge italiana. E’ quello che succede in questi giorni, a poche ore dal suono della prima campanella, ad un gruppo di insegnanti che sta portando avanti una battaglia per riuscire ad entrare nelle graduatorie ad esaurimento dell’Ufficio scolastico provinciale di Terni, oggi Ambito territoriale. In mezzo c’è una presa di posizione del Consiglio di Stato e una interpretazione degli uffici ternani che invece di fatto smentisce quanto stabilito in quel pronunciamento.

Tutti dall’avvocato A seguire la vicenda è l’avvocato Antonio De Angelis, amministrativista esperto di diritto scolastico. «Nel 2015 con un gruppo di docenti con diploma magistrale – spiega il legale – conseguito entro l’anno scolastico 2001/02 abbiamo proposto un ricorso giudiziale per chiedere l’inserimento nelle Gae, le graduatorie ad esaurimento di Terni. A giugno 2016 il Consiglio di Stato ha accolto la domanda, inserendoli nelle Gae con riserva, ossia fino ad una sentenza definitiva di merito». In sostanza la riserva permetteva ai docenti di iniziare ad insegnare, salvo poi eventualmente lasciare l’incarico se il merito della questione fosse stato giudicato negativo.

Unica via «Essere nelle graduatorie – continua l’avvocato De Angelis – costituisce oggi per i docenti l’unica strada per poter aspirare a stipulare un contratto a tempo indeterminato con il ministero dell’Istruzione, alternativa al superamento del concorsone pubblico». E qui entra in scena l’Ufficio ternano. «Nonostante il provvedimento giudiziale del Consiglio di Stato sembrerebbe che l’Ufficio di Terni non intenda considerare i docenti che hanno proposto questi ricorsi e che sono provvisoriamente inseriti con riserva ai fini della stipulazione di contratti a tempo determinato e indeterminato. In particolare, la tesi sostenuta dall’Ufficio sarebbe quella che i docenti inserti con riserva non possano stipulare contratti a tempo determinato o indeterminato».

L’interpretazione di Terni Una presa di posizione già emersa in passato. «Già in un precedente ricorso” – spiega l’avvocato De Angelis, che patrocina ricorsi collettivi in materia di diritto scolastico in tutta italia – l’Ufficio di Terni si era rifiutato di considerare i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento con riserva ai fini della stipulazione di contratti. In quell’occasione, fu necessario procedere con un nuovo ricorso davanti al Consiglio di Stato, con cui fu chiarito che l’interpretazione del dirigente scolastico di Terni è illegittima». A questo punto, in attesa che escano le graduatorie definitive, la strada che si profila è ancora quella delle carte bollate. «Qualora, come pare, anche in questa occasione l’Ufficio Scolastico di Terni dovesse continuare a fare resistenza – chiude De Angelis – saremo costretti ad avviare un nuovo giudizio per ottemperanza. Questa volta, parallelamente, faremo partire anche una richiesta di risarcimento danni nei confronti del ministero».

La testimonianza «Non si capisce perché ci devono essere interpretazioni diverse della stessa legge in diversi uffici scolastici regionali. Questo è il problema”. A sfogarsi è Paola, una delle docenti che sta seguendo il ricorso insieme all’avvocato De Angelis per entrare nelle graduatorie. «A Terni interpretano una decisione del Consiglio di Stato in maniera diversa da come la interpretano da altre parti? Come è possibile? Qui c’è in ballo il futuro di centinaia e centinaia di docenti. Docenti che in questo modo perdono tempo, soldi, e soprattutto anzianità di servizio».

@tulhaidetto  

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