mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:58
6 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:36

Terni, lavoratori dell’inceneritore Asm morti: assolto l’ex sindaco Raffaelli e gli altri nove

Dopo il ricorso in Cassazione del pm Massini arriva la decisione del gup Tordelli: «Il fatto non sussiste». Avvocato Brunelli: «Finisce calvario giudiziario durato otto anni»

Terni, lavoratori dell’inceneritore Asm morti: assolto l’ex sindaco Raffaelli e gli altri nove
L'inceneritore Asm

di Chia.Fa.

Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Questa la pronuncia emessa dal gup del tribunale di Terni, Simone Tordelli, nell’ambito del procedimento con rito abbreviato a carico di dieci persone, tra cui l’ex sindaco Paolo Raffaelli, a cui la procura ha contestato i reati di omicidio colposo e le lesioni per la morte causata da tumori di due lavoratori dell’inceneritore Asm, ma anche per la malattia di altri due dipendenti.

Inceneritore Asm: tutti assolti A inizio del 2014 i dieci imputati, tra questi anche l’ex presidente di Asm, Giacomo Porrazzini, erano già stati assolti da ogni accusa sempre con formula piena in una precedente udienza preliminare. La sentenza, però, è stata impugnata dal pubblico ministero Elisabetta Massini che nell’aprile 2015 di fronte alla Corte di Cassazione ha ottenuto l’annullamento della pronuncia e quindi la riapertura del procedimento di fronte al gup. L’assoluzione di tutti gli imputati arrivata mercoledì chiude quello che l’avvocato David Brunelli, che assiste Raffaelli, Porrazzini e gli ex consiglieri Stefano Tirinzi, Raffaele Iannotti e Attilio Amadio, definisce «un calvario processuale», evidenziando «con amarezza quanto tempo sia dovuto trascorrere e quanta fatica sia stata loro richiesta per pervenire ad un risultato che ben prima poteva essere raggiunto».

La difesa In una nota, l’avvocato Brunelli commenta così la sentenza emessa dal gup Tordelli: «La decisione mette la parola fine ad una vicenda processuale durata più di otto anni, in parallelo con il processo principale a carico delle stesse persone per la gestione dell’inceneritore gestito dall’Asm, che ha prodotto angosce e patimenti agli imputati, aspettative vane alle vittime e ai loro parenti, pur essendo apparso chiaro sin dall’inizio quanto fosse remota la possibilità di provare che le patologie tumorali – peraltro tutte diverse tra loro quanto a tipologia e a forma di manifestazione – fossero riconducibili al lavoro svolto in Asm e, in particolare alle condotte dei singoli imputati, pur essendosi espressi da tempo nello stesso senso i periti nominati dai vari giudici». E infine: «La valutazione di completa estraneità – conclude l’avvocato Brunelli – vale a maggior ragione per il sindaco Raffaelli, il quale, come ha già stabilito il tribunale nel processo principale, non aveva né poteva avere alcun ruolo gestionale all’interno dell’azienda».

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