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5 marzo 2013 Ultimo aggiornamento alle 21:18

Polo chimico, l’assessore Riommi: «Se Terni Research confermerà il disimpegno, subentrerà la Regione»

I 3 milioni e 800 mila euro che verrebbero a mancare «li metteremo noi e poi decideremo». Ma minaccia: «Il Governo potrebbe intervenire per costringere Basell a cedere»

Polo chimico, l’assessore Riommi: «Se Terni Research confermerà il disimpegno, subentrerà la Regione»
Una vista del polo chimico

di Marco Torricelli

Se Terni Research manterrà inalterata la propria decisione di ‘sfilarsi’ dal progetto relativo all’acquisizione dell’area Basell, i 3 milioni e 800 mila euro che rappresenterebbero la sua quota ce li metterà la regione. Parola dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi.

Identikit Problema risolto, quindi? Non proprio. Tanto che la riunione, rigorosamente a porte chiuse, tra lo stesso Riommi, il sindaco Di Girolamo, il presidente Polli e i sindacati, è andata avanti per tre ore e mezza: con sorpresa finale. Dietro la porta chiusa, infatti, si era avuta l’impressione che, da parte dell’assessore si stesse tracciando l’identikit del possibile ‘colpevole’ del naufragio prossimo venturo, mentre quando quella porta è stata aperta, l’atmosfera era diversa: «Mai accusato nessuno – dice Riommi – di aver fatto capire a Basell di poter ottenere qualche soldo in più e nemmeno di aver commesso errori di tattica». S’era pure capito, sempre per colpa della porta chiusa, che ci fossero state delle riunioni, alle quali le istituzioni locali non avevano partecipato e nelle quali il portavoce della cordata di imprese si fosse, come dire, sbilanciato troppo: «Nessuna riunione», taglia corto l’assessore. Vatti a fidare delle porte chiuse.

Certezze L’unica certezza, quindi, resta quella che Basell non s’è fatta viva con uno straccio di risposta: «E il governo deve intervenire in maniera dura – dice Riommi – anche minacciando di mettere in campo quegli strumenti che, in certe situazioni, possono essere utilizzati». Non si chiamerà minaccia di esproprio, ma una roba del genere. Non è facile capire, però, come questo piglio guerriero si sposa con l’altra idea, quella relativa al fatto che la regione potrebbe prendere il posto dell’imprenditore privato per acquisire l’area: «Si spiega benissimo, invece – dice l’assessore – perché se verificheremo che Novamont e Cosp Tecnoservice saranno intenzionate ad andare avanti, faremo in modo di intervenire, soprattutto per stoppare eventuali, e tutte da verificare, mire speculative su quell’area e salvaguardarne la vocazione industriale». Mettendoci, appunto, i soldi che mancano. Sempre che Basell risponda.

Le risposte «Dal governo – attacca Riommi – ci aspettiamo una convocazione a strettissimo giro e stavolta non potremo che chiedere quell’intervento deciso che, probabilmente, fino ad ora non si è registrato». Ma se il governo non lo ha fatto quando era, effettivamente un governo, ci si chiede come possa farlo ora: «Nemmeno la situazione era quella di ora», dice l’assessore. Resta anche da capire, però, se Novamont – sulla cui liquidità comincia a circolare qualche sussurro, alimentato dal fatto che, da tempo, non fa sentire la propria voce – e Cosp Tecnoservice, oggettivamente il partner più defilato, soprattutto per il tipo di attività che svolge, saranno nelle condizioni di esporsi nella prosecuzione del progetto e, se mai a quali condizioni.

La riunione Mercoledì, alle 15, «incontreremo tutte le realtà imprenditoriali che facevano, e spero facciano ancora parte del progetto – dice l’assessore – e con loro vedremo di ricostruire un percorso comune». Ma Terni Research ha detto che la cosa non le interessa più: «Io voglio parlarne direttamente con loro – spiega Riommi – e capire se è proprio così o se, invece, non si possa riprendere un cammino insieme». Soprattutto perché la stessa Terni Research non ha fatto mistero di voler portare avanti un mini ‘piano B’, che dovrebbe portarla ad acquisire la centrale Edison, presente nell’area: «Una centrale molto importante per l’approvvigionamento di qualsiasi attività si svolga o voglia essere impiantata lì – conferma l’assessore – e che potrebbe rappresentare, comunque, un punto di partenza importante».

I sindacati Hanno ascoltato molto e parlato poco, nel corso dell’incontro e anche dopo: «Avete capito male», dicono. «Mica volevamo che vi mettessero alla porta». Perché, come si diceva una volta ‘il problema è a monte’, tipo «ci sembrava solo giusto che, quando si parla tra di noi, lo si potesse fare con maggiore franchezza». Il problema è che dal 5 marzo marzo del 2010, quando la città scese in piazza per la Basell, hanno parlato spesso. Tra di loro.

Stufara: si valuti l’esproprio In mattinata sul caso era intervenuto anche il consigliere regionale del Prc Damiano stufara che, in una nota, ha spiegato di aver presentato un’interrogazione con cui chiede alla giunta di valutare «la possibilità di chiedere al governo, al fine di consentire la messa a disposizione del compendio produttivo di Basell e di tutelare per questa via l’interesse generale, di avvalersi dei poteri previsti dall’articolo 42 della Costituzione, procedendo all’immediato esproprio delle aree Basell». All’articolo 42 infatti si prevede che «la proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale». Secondo Stufara «il venir meno della prospettiva di acquisizione delle aree di Basell e di rilancio produttivo del Polo chimico aggrava l’incertezza e le difficoltà con cui da tre anni sono costretti a misurarsi le centinaia di lavoratori e lavoratrici della chimica ternana, mobilitatisi in questi giorni per denunciare la situazione prodottasi e chiedere interventi risolutivi a difesa del lavoro e delle produzioni. A 3 anni dall’apertura della vertenza, la Basell, dimostratasi non solo indisponibile alla vendita delle proprie aree, ma persino all’interlocuzione e al confronto con altri operatori economici e con le istituzioni locali e nazionali, sta di fatto tenendo sotto ricatto un intero territorio, ponendosi in manifesto contrasto con l’interesse collettivo e con l’articolo 41 della nostra Costituzione, secondo il quale la libera iniziativa privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”».

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