9 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:32

Terni, il referendum costituzionale negli ambienti dem: Fiorucci chiama la città a votare ‘Sì’

Dalla direzione comunale del Pd, l'esponente under 40: «Mi impegno per un 'Paese normale'»

Terni, il referendum costituzionale negli ambienti dem: Fiorucci chiama la città a votare ‘Sì’

di Antonello Fiorucci*

A Terni non si vota per il sindaco, quindi nella conca dovremmo stare tranquilli; nessuno che rompe, nessuno che chiama, nessuno che intasa le nostre cassette delle lettere, nessuno che bussa alla porta: un paradiso! Invece no! C’è il referendum costituzionale… e quindi si fa sul serio, si parla di cambiare questo paese, per provare a non farci cambiare da “lui”. Voi direte che la cosa non vi riguarda, che voi non siete esposti alla mutazione e che la cosa pubblica non influenza la vostra percezione della realtà, il vostro modo di pensare il futuro. Ma non è così!

No alla scommessa sul fallimento Perdiamo d’umanità dinanzi alle vicende di cronaca che scuotono la nostra realtà, ci arrocchiamo nella paura, scommettiamo sul fallimento dinanzi ad una politica locale segnata da una stasi amministrativa e dalla difficoltà di ritagliare un ruolo per Terni in quattro o cinque dossier strategici per la città (infrastrutture, formazione, ruolo di Terni in Umbria e nell’Italia mediana, crescita, risanamento ambientale). Io, però, come tanti altri, sono uno che non ha mai scommesso sul fallimento e ho sempre pensato che i processi, pur nelle difficoltà, debbano essere governati con orgoglio, competenza, onestà, passione e dignità, qualità che non possiamo consentire di far smarrire ai ternani e alle ternane e che, chi si impegna nella cosa pubblica, deve poter avere come faro delle proprie azioni.

Il ruolo del partito Su come declinare in una dimensione pubblica queste parole dal grande portato privato, e renderle qualcosa di vivo, ci sarebbe molto da dire. Io lo faccio mediante l’impegno partitico a cui dedico meno tempo di quello che vorrei, convinto come sono che i partiti, così come recita la Costituzione repubblicana, siano il mezzo ‘per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale’ e, vorrei aggiungere, locale. I Partiti, però, negli ultimi 25 anni hanno sofferto di una brusca delegittimazione di carattere morale, culturale e funzionale. I partiti, tranne rare e virtuose eccezioni, hanno rubato, hanno svilito il confronto, hanno lasciato i problemi irrisolti. Questo li rende poco credibili agli occhi dei cittadini, anche quando persone credibili, oneste e per bene si impegnano nei partiti.

Dal Berlusconismo al Renzismo In questi 25 anni, molti giovani si sono avvicinati alla politica, avendo negli occhi solo lo scontro tra Berlusconi ed antiberlusconismo ed oggi, molti vorrebbero ricacciare il dibattito in un asfittico confronto tra Renzi ed antirenzismo.  È stato un menù avaro, uno scandente fast-food per poter far appassionare alla politica una generazione, troppo mediocre per impegnarsi. Questa impostazione definisce anche il dibattito, davvero poco virtuoso sino ad ora, sul referendum confermativo sulla riforma di revisione costituzionale della seconda parte della Costituzione repubblicana.Una riforma che nasce dai partiti, tutti, dal parlamento, maggioranza ed opposizioni, dal confronto, dallo scontro, da un iter parlamentare rispettoso delle norme fondamentali che regolano la modifica del testo costituzionale. Dopo molto tempo, molti di noi potranno confrontarsi con un prodotto positivo di una politica che pensa al futuro e non solo all’oggi, a tutti e non solo ad una parte.

Il referendum costituzionale Per tale ragione, con un coinvolgimento strano, nei giorni del 70esimo anniversario del referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 – referendum che rappresentò una ‘prima volta’ per molti, per le donne, per i giovani cresciuti sotto il regime fascista, salvatisi dalla guerra, per coloro i quali dopo più di vent’anni tornavano a decidere il proprio futuro – ritengo che sia necessario impegnarmi e lavorare affinché altri si impegnino per un Sì al referendum costituzionale del prossimo ottobre. È un impegno costituente al quale mi sento chiamato, per svolgere la mia piccola parte. L’obiettivo non è quello di salvare un governo, ma di costruire con speranza un futuro che molti hanno visto negato nella propria città e per il proprio paese, per riformare istituzioni non più adeguate a confrontarsi con le sfide della contemporaneità, per tornare a pensare la politica come strumento per determinare il futuro del nostro paese, per tornare a credere, come io non ho mai smesso di fare, nella politica che migliora il nostro mondo.

Il sogno di un ‘Paese normale’ Anche per molti di noi questo referendum è e sarà una ‘prima volta, un’occasione da non perdere per costruire insieme un ‘Paese normale’. Rispondiamo con entusiasmo a questo appello che ci chiama a prenderci le nostre responsabilità. Potrei dipingere il futuro con le tinte fosche dell’Italia che sarebbe facile attendersi con una vittoria del ‘NO’, sarebbero funzionali alla causa, ma preferisco affermare, parafrasando Bob Kennedy: «Io sogno le cose come non sono state mai e dico Sì!». Per questo credo sia giusto costituire comitati per il Sì, nella nostra città, nei luoghi di lavoro e di studio, nei luoghi di svago, tra la nostra cerchia di amici e di conoscenti, in tutti quei cuori che ritengono che serva davvero una prospettiva nuova per questo paese e per chi sta cercando di costruire il proprio futuro, una propria famiglia, un paese rinnovato con dedizione e passione, speranza e forza, entusiasmo e coinvolgimento.

Orgoglio dem Essere ribelli oggi vuol dire costruire, io mi sento un ribelle. So di non essere il solo, mi impegnerò con altri per costituire il nostro comitato, spero che anche voi facciate lo stesso, perché in fin dei conti per costruire un futuro nuovo #bastaunsì!

* Membro della direzione comunale del Partito democratico di Terni

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