venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 08:37
20 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:22

Terni ‘il polo chimico per l’Umbria’ e non solo: Beaulieu cova 26 milioni d’investimenti

Iniziativa promossa da Filctem-Cgil, Di Girolamo: «Abbiamo enorme patrimonio sociale, pensiamo in grande». Marini: «Non solo produzione ma anche innovazione e ricerca»

Terni ‘il polo chimico per l’Umbria’ e non solo: Beaulieu cova 26 milioni d’investimenti

di Mar. Ros.

«Sul polo chimico le istituzioni hanno sempre creduto, anche nei momenti peggiori – ha detto il sindaco Leopoldo Di Girolamo all’iniziativa della Filctem Cgil alla Cassa edile -, oggi dobbiamo riuscire a fare tesoro del grande patrimonio di professionalità e know how per sognare Terni come eccellenza e punto di riferimento non solo per l’Umbria, ma per il Paese tutto e in grado di guardare anche oltre i confini nazionali». Così il numero uno di Palazzo Spada ha salutato la tavola rotonda organizzata dal sindacato venerdì pomeriggio.

‘Polo chimico per l’Umbria’ Il quadro di ottimismo tracciato è rassicurante, i gruppi industriali che operano nelle aree ex Basell, presentandosi alla platea hanno mostrato sicurezza e volontà di investire in ricerca e produzione: «Treofan – ha detto Antonio Paruolo – vanta 5 famiglie di prodotti: packaging films, label films, tobacco films, technical films e TreoPore micropourus separators; nello specifico, rispettivamente, confezioni e sacchetti per alimenti, etichette, incarto della stecca di sigarette, film isolante e quello che fa effetto barriera nelle batterie a litio. Nel tempo siamo riusciti a diversificare il più possibile il mercato, restano certo criticità su costi energetici, burocrazia e incertezza normativa».

Investimenti Sorprendentemente positivo l’ad di Beaulieu Leonardo Pinoca: «Siamo pronti – ha annunciato – a fare 26 milioni di investimento per l’ampliamento della linea di produzione del fiocco igienico e pensiamo alla quarta, c’è grande interesse a istituire un centro di ricerca». Marco Versali responsabile Novamont, ha stuzzicato le istituzioni: «In Italia ogni anno c’è un giro di 100 mila tonnellate di buste della spesa il 60% di queste non sono conformi, se abbiamo delle leggi facciamole rispettare». Rispetto al polo chimico ternano ha detto: «L’innovazione tecnologica deve passare per il know how del territorio, ma guardiamo a standard elevati e competitivi»

Il settore industriale «La chimica – ha proseguito il primo cittadino – è uno dei settori che meglio ha saputo rispondere alla crisi, ad alta qualità e quantità di esportazione, è la stessa in grado di investire nella ricerca e il settore con la più alta percentuale di laureati tra gli occupati. Siamo nella fase 3 della chimica, l’epoca delle biomasse e noi ci stiamo dentro, una parte rilevante di investimenti delle politiche green è stata destinata al nostro territorio. Con l’istanza di area di crisi complessa deliberata dalla regione lo sguardo volge alla spinta delle imprese, con le forze lavorative, imprenditoriali e istituzionali in sinergia e dalla nostra parte abbiamo il grande patrimonio sociale». Di Girolamo nel suo intervento ne approfitta per togliersi un sassolino con riferimento ad Isrim: «Ci viene addossata la responsabilità dell’epilogo ma quel centro di ricerca è stato prima dell’università poi dei privati».

Filctem Cgil, parla il segretario nazionale Miceli «Che ci sia spazio per la chimica in Umbria e a Terni – ha confermato il segretario nazionale Filctem Emilio Miceli rispondendo alla segretaria territoriale Marianna Formica – non c’è dubbio. Questa è un’area che ha una tradizione forte in questo settore, c’è una buona logistica e c’è soprattutto una comunità che non si oppone ma vuole un’industria chimica forte, innovativa e sostenibile. Certo, per poter costituire un’ipotesi credibile bisogna che le due gambe, quella della chimica tradizionale e quella della chimica verde si muovano insieme, e quest’area stia dentro un processo di riconversione. Abbiamo bisogno di capire cosa succede, ad esempio, sul versante delle bioplastiche attraverso Novamont, superando lo scontro tra Italia e Unione Europa sugli standard di settore. Penso che ci sia materia perché Terni mantenga il suo forte ruolo di polo chimico per l’Italia, ci vuole però una forte volontà politica».

Attilio Romanelli parla anche di scuola «Non possiamo continuare a crogiolarci sulla crisi economica che non ha risparmiato il nostro tessuto industriale chimico e siderurgico, ma dobbiamo fare riferimento alle imprese multinazionali che operano sul territorio e per questo ritengo che sia fondamentale e accolgo con soddisfazione la richiesta della Regione al governo per il riconoscimento dell’area di crisi complessa, per lungo tempo – sottolinea il segretario della Cgil di Terni Attilio Romanelli – ne abbiamo parlato come sindacato in totale solitudine. Rispetto ai tre grandi gruppi che operano sull’ex area Basell, sono convinto che occorra uno sforzo per riformulare i corsi scolastici dell’istituto industriale con l’inserimento di opportunità specifiche dedicate alla chimica verde».

La Regione Umbria «Beaulieu ha captato il contesto in cui veniva ad operare e ha compreso fino in fondo la competitività e la qualità delle professionalità maturate – ha riconosciuto la governatrice dell’Umbria Catiuscia Marini -, l’impulso all’innovazione e alla ricerca sul quale i tre grandi gruppi puntano è un aspetto per il quale la politica può fare la sua parte anche in termini di alta formazione attraverso l’università. In secondo luogo le istituzioni va ricordato che a fronte del rischio di deindustrializzazione, hanno creato le condizioni perché si mantenesse una prospettiva di sviluppo industriale. In ultima analisi mi rendo conto di quanto certe produzioni siano energivore e per questo non cessa l’interlocuzione col governo. I segnali di impegno – ha concluso – non mancano, lo dimostra anche lo studio Ambrosetti».

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