domenica 2 ottobre 2016 - Aggiornato alle 00:19
16 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 08:56

Terni, il caso amianto torna in Parlamento: «Si riconosca prepensionamento ai lavoratori Tk»

Interrogazione della Ciprini del M5S: «Richiesta anche per gli altri siti umbri»

Terni, il caso amianto torna in Parlamento: «Si riconosca prepensionamento ai lavoratori Tk»

Si torna a parlare del caso amianto nei siti di produzione umbri. A riportare la questione all’attenzione nazionale è l’esponente del Movimento Cinque Stelle Tiziana Ciprini che ha presentato una interrogazione parlamentare per chiedere maggiore attenzione da parte del governo.

L’osservatorio Nel 2011 l’Osservatorio nazionale amianto (Ona) aveva evidenziato in Umbria «la persistenza del rischio amianto, con un’alta incidenza di patologie asbesto-correlate in siti produttivi come le Officine delle Ferrovie dello Stato di Foligno, la Sgl Carbon di Narni e la Thyssenkrupp di Terni». Proprio su quest’ultima, le recenti prese di posizione di forze sindacali e politiche hanno indotto la capogruppo in commissione Lavoro, Tiziana Ciprini, a tornare sulla spinosa vicenda con una interrogazione parlamentare. L’interrogazione «Chiediamo al governo maggiore chiarezza sulla questione legata ai benefici amianto nel sito Thyssenkrupp e, in special modo, sui motivi per i quali, nonostante la presenza del minerale killer fino ai tempi più recenti, le facilitazioni siano state riconosciute solo fino ai primi anni ’90, anziché fino al 2003. Richiediamo, inoltre, il prepensionamento di tutti i lavoratori, oltre alla sorveglianza sanitaria, poiché il dato epidemiologico testimonia un gran numero di patologie».

Il piano Tk Ast «Nel 2014 – prosegue l’esponente del M5S – la multinazionale ha presentato un piano di ‘efficientamento’ del polo industriale in cui si prevedeva una diminuzione di 550 posti di lavoro e la chiusura di un altoforno entro il biennio 2015-16, per un risparmio economico di circa 100 milioni di euro. Il ministro Poletti, al tempo della vertenza che prevedeva l’esodo volontario incentivato per 290 lavoratori, aveva già firmato un’intesa per la quale riconosceva il pensionamento anticipato a circa 300 dipendenti Ast, ovvero i cosiddetti ‘lavoratori esposti amianto’. Ma l’accordo è stato disatteso e ciò ha permesso all’azienda di applicare il piano industriale senza tenere in considerazione la vicenda dei lavoratori affetti da asbestosi. La discriminazione di cui sono vittime i dipendenti umbri è inaccettabile e il beneficio amianto deve essere riconosciuto fino al 2003, tenendo conto che i lavoratori di aziende in altre regioni hanno ottenuto la legittimazione fino a quella data, e il prepensionamento quasi completo».

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