martedì 27 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:32
15 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:37

Terni festival, spettatori col naso all’insù e artisti ‘nel legno': ‘Foresta’ è pronto a stupire

Case sugli alberi agibili: cinque artisti le abiteranno studiando la città e le sue tensioni

Terni festival, spettatori col naso all’insù e artisti ‘nel legno': ‘Foresta’ è pronto a stupire

di Marta Rosati

L’arte abita la natura dentro la città e si mette in contatto col pubblico senza la presunzione di dare risposte ma creando nuovi interrogativi, offrendo spunti a una Terni che vuole rigenerarsi, essere smart e capirsi fino in fondo. Questa l’ambizione del progetto ‘Foresta’ ideato da Leonardo Delogu semplicemente alzando lo sguardo verso l’alto e riconoscendo nel viale alberato del Caos tigli dalle ‘chiome umanizzate’: «Nel tronco e nei rami ho visto un braccio e una mano, pronta ad accogliere una casa».

PROGETTO ‘FORESTA': IL VIDEO

FOTOGALLERY

Le case sugli alberi Con gli occhi all’insù anche Linda Di Pietro si è convinta e insieme a Indisciplinarte, il Comune di Terni e la Fondazione Carit hanno sposato ‘Foresta’: cinque collettivi di architetti hanno dato vita ad abitazioni particolarissime, 5 artisti provenienti da discipline diverse le abiteranno per l’intera durata del festival immersi in una ricerca tesa alla contaminazione tra luoghi culturali e spazio pubblico. Il parco del Caos dove sono state allestite le case sugli alberi sarà il quartier generale del progetto che vedrà gli artisti interagire con i residenti: sui terrazzi dei palazzi circostanti saranno installate due luci, gli artisti formuleranno agli inquilini domande ogni volta diverse e a seconda che la risposta sia sì o no questi accenderanno la verde o la rossa.

l’arte gioca con la città I risultati del sondaggio saranno via via svelati ma questa è solo una delle numerose e quotidiane iniziative che il Terni festival propone, ‘Foresta’ in particolare è poi una di quelle proiettata verso il futuro e tesa a conoscere la reale essenza della Conca: gli artisti da questa esperienza trarranno ispirazione per progetti futuri da realizzare prossimamente a Terni, l’assessore alla Cultura Giorgio Armillei: «Il trionfo della città smart, altro che fibra ottica». Una trovata esaltante anche per la Carit, Nicola Astolfi: «Sono ben lieto di rappresentare la Fondazione in questo contesto perché ‘Foresta’ è u progetto che in prima persona ho sostenuto, è un esempio lampante di cultura e sviluppo insieme».

‘Foresta’ al Terni festival Le case sugli alberi poi costringono i pedoni a volgere lo sguardo verso l’alto e Delogu: «Lavoriamo persino sulla postura delle persone, restituiamo una verticalizzazione a uomini e donne che lungo il viale non avranno gli occhi verso i piedi né sullo schermo del cellulare». Rispetto a questo la vicesindaco Francesca Malafoglia: «’Foresta’ ha già rivoluzionato l’approccio istituzionale ai progetti, questo ha una durata nel tempo, è stato condiviso nel metodo ed è uno straordinario modo di pensare la rigenerazione urbana». I collettivi di architetti che hanno realizzato le opere: Equalogical Lab, gruppo di lavoro italiano nato nel giugno del 2011; un gruppo di lavoro neozelandese che si compone di due giovani poco più che ventenni, Jacob Dench, architectural designer e Dario Sanchez, appassionato di biologia e di Chris Pugsley, veterano ecologista ambientale; il gruppo italiano Zapoi, con membri provenienti dalla Campania; la Falegnameria Fa.Sa. di Campobasso, in cui lavorano Piero Palazzo, Francesco Fanelli e Saverio Fanelli; collettivo formato da due giovani architetti, Simone Picano di 28 anni che vive e lavora a Roma e Valeria e Mauro Poggiani,entrambi ternani (lei 30enne, lui operaio in pensione).

Gli artisti Friso Wiersum, freelance, ricercatore e scrittore attivo nel settore creativo e culturale: con il collettivo Expodium lavora sui temi e pratiche dedicate a arte, politica e city making; Michel Di Stefano, coreografo e performer, ha attraversato la scena musicale punk-new wave degli anni ottanta per approdare ad un progetto autodidatta di ricerca corporea;  Veridiana Zurita, un’artista interdisciplinare che lavora  a cavallo tra performance, video e testo la cui poetica si incentra sulla realize tra l’interiorità e lo spazio, tra il singolo e le relazioni che incidono sulla formazione dell’ identità; Christophe Meierhans lavora nel campo della performance e dell’arte pubblica e relazionale, dell’installazione, suono, musica e video. Il suo lavoro si concentra sullo sviluppo di strategie d’intervento nel quotidiano attraverso la manipolazione delle convenzioni sociali e delle abitudini condivise. Leonardo Delogu, regista, performer e ricercatore sul movimento e il paesaggio, realizza i lavori Camminare nella frana e Piccola scuola nomade, che confluiscono, l’anno seguente, nel progetto di creazione artistica King, a cui partecipa anche l’artista Valerio Sirna. Dal loro incontro nasce nel 2014 Dom, un progetto artistico che indaga la relazione tra corpo e paesaggio, creando progetti relazionali ed esperienziali e facilitando processi di autorganizzazione e pratiche di abitazione, che si traducono e distillano in eventi performativi, seminari, scritti, installazioni, reportage fotografici, interventi di street art, camminate pubblica.

@martarosati28

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