lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 02:12
16 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:03

Terni Festival è palestra di spettacolo: al Caos dieci giorni tra rischio e innovazione

Dal 16 al 25 settembre al via le produzioni del Teatro Stabile dell’Umbria

Terni Festival è palestra di spettacolo: al Caos dieci giorni tra rischio e innovazione

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Teatro, foresta e città. Ma anche rischio e innovazione. Sono gli elementi cardine dei dieci giorni di spettacolo che andranno in scena al Caos di Terni, dal 16 al 25 settembre. Sei tra produzioni e coproduzioni del Teatro Stabile dell’Umbria per quella che viene considerata una vera e propria ‘palestra’ di spettacolo, ricerca e azione.

L’idea di base L’idea che sta dietro al lavoro è mantenendo il concetto di rischio culturale come passaggio cruciale per produrre innovazione. «Vogliamo proporre – scrive la produzione in una nota – attraverso il dispositivo anche semplice e antico del rito teatrale una visione della realtà non lineare, nella quale si raccontano molte storie, nella quale tutto è connesso con tutto e dove ogni fatto nuovo può avere ricadute dirette e indirette su quasi ogni altro fatto successivo».

Tre assi Sono tre i settori operativi del festival: il primo dedicato alla produzione e coproduzione, il secondo alla ricerca e al rapporto tra arte e rigenerazione urbana, il terzo allo spazio pubblico. «Terni Festival nasce in profonda connessione con il territorio e la comunità umbra e allo stesso tempo si è configurato negli anni come punto di attrazione e riferimento in cui artisti affermati e nuove generazioni, proposte nazionali e internazionali potessero incontrarsi dando vita a nuove connessioni. Quest’anno facciamo di più. Il festival prende sempre più le sembianze di una fucina di produzione creativa, di un fronte di ricerca per le attività del teatro stabile dell’Umbria».

Le produzioni Il festival presenta sei tra produzioni e coproduzioni del Teatro stabile: due proposte di nuova drammaturgia di Lucia Calamaro a Livia Ferracchiati, due progetti nell’intersezione tra arte visiva e performativa di Alex Cecchetti e Francesca Grilli, due coproduzioni internazionali del regista coreano Minhee Park e dell’argentino Fernando Rubio. «Si tratta di una scelta di campo molto forte, quella di trasformare un festival di ospitalità in un festival che produce e coproduce, cioè investe, rischia, partecipa dei processi artistici».

Lo sviluppo I processi produttivi avranno inizio in estate e si protrarranno attraverso audizioni, sopralluoghi, allestimenti e prove fino a settembre. «Il Caos – scrive la produzione – si trasforma quindi, già in questi giorni e sempre di più nel corso dell’estate in una fabbrica di teatro, in un luogo di sperimentazione e di facilitazione di processi creativi sensibili e di lenta maturazione».

La foresta Altro tema è la foresta. «Si tratta di un progetto che ha il suo centro tematico sulla relazione tra arte e rigenerazione urbana ed è curato dall’artista Leonardo Delogu e Indisciplinarte. ‘Foresta’ prevede la realizzazione di un villaggio temporaneo di case sugli alberi installate sui tigli del viale d’accesso al Caos. Le case saranno realizzate da architetti di fama internazionale tra agosto e settembre. Durante il festival le case ospiteranno in residenza 5 artisti internazionali (Cristophe Meierhans, Expodium, Lotte Van Den Berg, Michele Di Stefano, Veridiana Zurita) che svilupperanno dei progetti di ricerca orientati al futuro della città».

La città Terzo tema da sviluppare quello della città. «La città resta il luogo d’eccellenza per i nostri progetti più ambiziosi. Città reale e città utopica dove sperimentiamo come la pratica artistica abbia influenza diretta e visibile sull’evoluzione cittadina». Molte le azioni che abiteranno gli spazi della città, dalla caverna musicale del pianista e compositore austriaco Marino Formenti al Circo Contemporaneo del belga Circo Ronaldo, dal concerto pubblico targato Lieux Publique di Marsiglia, all’azione sul quartiere portata avanti dal collettivo milanese Strasse.

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