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7 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 23:12

Terni, ecco i dati dell’Arpa: «Nella Conca criticità ambientali e sanitarie: è zona sensibile»

L’agenzia rende noti i risultati degli ultimi rilevamenti: area siderurgica ed ex chimica sotto osservazione. «Servono ulteriori approfondimenti»

Terni, ecco i dati dell’Arpa: «Nella Conca criticità ambientali e sanitarie: è zona sensibile»

di Massimo Colonna

«Abbiamo aspettato che passassero le elezioni per non farne una questione politica». Inizia così il suo discorso Walter Ganapini, il direttore dell’Arpa che martedì mattina ha tenuto la conferenza stampa con cui l’agenzia regionale per la protezione ambientale ha reso noti gli ultimi dati disponibili per quanto riguarda l’ambiente ternano. Dati che in diversi casi vanno sopra i limiti tanto che la stessa agenzia definisce la Conca ternana «sensibile, alla luce delle citate criticità ambientali e sanitarie» e che «necessita certamente di ulteriori approfondimenti conoscitivi circa tali criticità e le relazioni complesse che tra loro intercorrono, al fine di pervenire ad una aggiornata valutazione ambientale e di esposizione al rischio».

Venti pagine In un documento di 20 pagine l’agenzia di Ganapini traccia gli ultimi campionamenti. Per quanto riguarda l’aria in particolare sono stati presi in esami le polveri sottili Pm10 e Pm2.5, quelli ritenuti più pericolosi perché cancerogeni. Per il Pm10 «nel 2014, su base annua, si registrano valori di concentrazione tra 27 e 32 microg/Nm 3 (valore limite : 40 microg/Nm 3 ) che collocano la Conca tra le realtà peggiori della regione. Risultano oltre 60 superamenti del valore medio giornaliero rispetto al numero massimo da normativa, pari a 35». Per le polveri più sottili «i dati misurati mostrano che nel 2014 la media annua ha rispettato il valore limite di 25 microg/Nm 3 da normativa, ma con valori compresi tra 18 e 21 microg/Nm 3 che collocano Terni tra le realtà urbane della regione con la peggiore qualità dell’aria».

Nichel e cromo Brutte notizie arrivano dal settore metalli pesanti. «I dati relativi ai metalli pesanti nelle polveri fini – si legge nel documento – evidenziano una criticità legata alle concentrazioni di Nichel e Cromo, caratteristici della peculiare attività siderurgica nell’area. A Prisciano, dove avvengono le misure più prossime al polo siderurgico, si registrano in assoluto i valori più alti di tali metalli nell’aria. Il valore medio annuo del 2014 per il Nichel raggiunge 19,4 ng/Nm 3, di poco inferiore al valore obiettivo da normativa di 20 ng/Nm 3. Ciò fa dell’aria di Terni quella che mostra il più elevato contenuto di Nichel a livello nazionale. Così come i valori medi annuali per il Cromo misurati nelle stazioni della Conca, pur non essendo definito dalla normativa un valore limite, risultano comunque superiori anche di un ordine di grandezza rispetto a quelli riscontrati negli altri centri urbani del territorio regionale». Per quanto riguarda il Biossido di azoto (NO2) «i valori misurati come media annua, pari a quasi 25 microg/Nm 3, fanno di Terni la terza città italiana per concentrazione di questo inquinante atmosferico dopo Brescia e Taranto».

Acqua Per quanto riguarda le acque sotterranee «le indagini, condotte in un’area con estensione complessiva di circa 24 chilometri quadrati, hanno conclamato una emergenza per contaminazione da Tetracloroetilene (Pce) delle falde sottostanti il polo chimico ternano e zone limitrofe. La presenza di Tetracloroetilene (Pce) si riscontra nel 75 per cento dei punti monitorati, nel 40 per cento dei quali si hanno concentrazioni superiori a quella soglia di contaminazione previste dal D.Lgs. 152/2006. L’Istituto Superiore di Sanità (2011) ha stabilito che il limite dei 10 μg/l sia da applicare per il rischio di contaminazione di ortaggi e vegetali per uso alimentare. Il superamento dei limiti previsti per il consumo umano è stato rilevato in 3 pozzi in Località Le Campore del Comune di Narni, in 1 pozzo della rete regionale in Strada Tavernolo, Area Polymer, nel Comune di Terni, e nel campo-pozzi di Fontana di Polo, le cui acque subiscono trattamenti in apposito  impianto di potabilizzazione».

Suolo L’analisi passa poi al sito di interesse nazionale Terni- Papigno, nella parte orientale della città. «Zona caratterizzata da una forte presenza di attività industriali siderurgiche, chimiche, elettriche e tessili in gran parte riconducibili alla ‘Terni Società per l’Acciaio e l’Elettricità’ ancora in essere o dismesse. Nella perimetrazione del Sin Papigno sono presenti i seguenti siti da sottoporre a caratterizzazione e bonifica: Ex Stabilimenti elettrochimici Papigno, Ex Lanificio Gruber, Stabilimenti Ast, Area ex Jutificio Centurini, Fabbrica d’armi, Discarica dismessa ex soc. Terni (Ast spa), Area discariche Villa Valle (Ast Spa), Area impianti elettrici Villa Valle, incluse le Centrali di Galleto e Cervara».

Zona sensibile «In base alle considerazioni sopra sintetizzate – si legge nella relazione – l’area vasta ‘Conca Ternana’ può essere definita ‘sensibile’ alla luce delle citate criticità ambientali e sanitarie e necessita certamente di ulteriori approfondimenti conoscitivi circa tali criticità e le relazioni complesse che tra loro intercorrono, al fine di pervenire ad una aggiornata valutazione ambientale e di esposizione al rischio relativamente a proposte progettuali da cui derivino altri potenziali effetti emissivi, addizionali rispetto a quelli descritti, tali da deteriorare la situazione attuale della Conca».

Mercurio nel Paglia L’Arpa ha poi analizzato anche la presenza di mercurio nel fiume Paglia, anche a seguito della segnalazione effettuata dai consiglieri locali e regionali del Movimento Cinque Stelle delle scorse settimane. «A seguito del rinvenimento di tracce Mercurio nei sedimenti del fiume Paglia in prossimità dell’impianto di discarica Le Crete la scrivente agenzia – si legge nella nota – ha provveduto ad effettuare una indagine documentale indirizzata ad identificare origine ed entità di detta presenza ed a pianificare eventuali campagne di indagini efficienti e mirate. Dalle informazioni acquisite presso il Dipartimento Provinciale di Siena di Arpat e dal Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze, la presenza di Mercurio risulta inequivocabilmente attribuibile alle attività estrattive che insistono nell’area sud del Monte Amiata».

Twitter @tulhaidetto

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