venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:45
16 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:49

Terni, dal Comune verifiche amministrative su impianto pirolisi: «Approfondimento dovuto»

L’assessore Giacchetti: «Fuorviante parlare di inceneritore, ma tutto sia in regola»

Terni, dal Comune verifiche amministrative su impianto pirolisi: «Approfondimento dovuto»
Palazzo Spada (foto Rosati)

di Massimo Colonna

Il Comune avvia approfondimenti tecnici e amministrativi sull’impianto di pirolisi di Maratta, diventato all’improvviso oggetto di scontro politico dopo che nelle scorse ore il Movimento Cinque Stelle lo aveva etichettato come «il terzo mini inceneritore». L’assessore all’Ambiente del Comune, Emilio Giacchetti, dopo aver respinto con forza la definizione pentastellata, annuncia però che vuole vederci chiaro proprio su quell’impianto in particolare sul fronte urbanistico e edilizio. Insomma non c’entrano nulla le emissioni, sostiene il Comune, ma si tratta soltanto di scartoffie documentali che devono essere riviste.

Approfondimenti L’impianto è quello della zona industriale di Maratta, di proprietà della Mediocredito Italiano Spa per cui la Viterbo Energy ha presentato le pratiche di autorizzazione unica ambientale. Una struttura di pirolisi che produce olio combustibile e gas dalla materia plastica. Proprio questi meccanismi erano finiti nel mirino del mirino del consigliere comunale del M5S Thomes De Luca, il quale aveva parlato di «nuovo mini inceneritore».

I documenti «A seguito di controlli tecnici e amministrativi – scrive il Comune in una nota – sono emerse alcune incongruenze tra le dichiarazioni di conformità urbanistico e edilizia allegate alla pratica di autorizzazione unica ambientale presentata da Viterbo Energy e le rappresentazioni grafiche della situazione esistente in loco, risultante da titoli abilitativi edilizi rilasciati ad altri soggetti giuridici. Entrambe le documentazioni riguardano il medesimo immobile su cui è prevista la riattivazione dell’impianto produttivo».

Via ai controlli A quel punti gli uffici di Palazzo Spada hanno avviato un procedimento «volto ad accertare la coerenza e la veridicità delle  dichiarazioni di conformità. In esito agli accertamenti, da effettuare in contraddittorio con la società proprietaria delle aree (Mediocredito Italiano Spa) e con la Regione dell’Umbria (che ha curato gli aspetti istruttori dell’Aua), si potrà concludere il procedimento confermando le autorizzazioni rilasciate oppure annullando le stesse in via di autotutela amministrativa».

Impatto ambientale «L’operato del Comune – dichiara Giacchetti – è ancora una volta incentrato sul massimo rispetto delle norme e sulla trasparenza nella comunicazione ai cittadini. Noi diciamo con massima chiarezza che è errato, fuorviante, parlare di inceneritore, mini o maxi che sia, siamo di fronte a un impianto di pirolisi, teso alla produzione, dalla materia plastica, di olio combustile e gas. Il suo impatto ambientale non può essere nella maniera paragonato a un impianto di incenerimento dei rifiuti, ciononostante tutto deve essere in perfetta regola. Se l’approfondimento dirà che si può andare avanti ne prenderemo atto, altrimenti l’autorizzazione, peraltro proveniente da una precedente voltura, verrà revocata, senza alcun tentennamento o riverenza verso questa o quella proprietà. A noi interessa il rispetto delle regole e la situazione ambientale del nostro territorio, il resto lo lasciamo ai vecchi e nuovi mistificatori».

La replica 5Stelle A tornare sulla vicenda è ancora il M5S, tramite l’intervento del senatore Stefano Lucidi. «È evidente che la città di Terni sia giunta purtroppo al capolinea perché è una città sotto attacco ambientale. Servono azioni forti e decise, perché i dati ambientali ternani non sono commisurati alle parole dei comunicati stampa. Solo alle parole si risponde solo con le parole. Quello che serve è mettere un punto fermo, per determinare un momento di riflessione, per capire il livello base di inquinamento, a macchine ferme e su questo livello progettare il futuro. Nei giorni scorsi si è parlato di tutti i processi ternani che sono andati poi prescritti, e si è parlato poi del fatto che si trattava di reati contravvenzionali. Oggi tutto questo non è più possibile perché esiste una legge sugli eco-reati che ha introdotto il reato di disastro ambientale e che vincola, chi fa reddito inquinando, alla bonifica dei luoghi dopo aver confiscato i beni delle aziende. Oggi abbiamo l’obbligo di bonifica anche su reati caduti in prescrizione. A Terni devono potere lavorare solo gli impianti sostenibili. Per fare questo servirebbe un Sindaco coraggioso e una maggioranza illuminata e servono dei sindacati ‘utili’ che non fanno scioperare solo quando serve ad una sola azienda, per i loro interessi, ma che riescano a mobilitare una città contro quelli che sono le priorità della città stessa».

Twitter @tulhaidetto

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