lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 07:20
21 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:49

Terni Biomassa, il sindaco spegne l’inceneritore: «Diossine e furani quattro volte sopra il limite»

Il primo cittadino firma l'ordinanza e il comitato No Inc: «Ora respingere la richiesta di Aia». Pd: «Su ambiente c'è l'impegno della giunta» e M5s: «Indagini siano rapide»

Terni Biomassa, il sindaco spegne l’inceneritore: «Diossine e furani quattro volte sopra il limite»
L'impianto ex Printer

di Massimo Colonna

«Il parametro di diossine e furani con valori quattro volte superiori al limite». Questo in sostanza il motivo che ha portato il sindaco Leopoldo Di Girolamo a firmare l’ordinanza con cui blocca momentaneamente l’attività dell’inceneritore Terni Biomassa della Tozzi Holding di Ravenna.

Spento l’inceneritore L’atto è dovuto alle risultanze delle indagini portate avanti dai carabinieri del Noe e dei tecnici dell’Arpa, che hanno messo in evidenza alcuni passaggi contestati, tra cui anche quelli poi messi a disposizione del primo cittadino dalla Usl proprio sui valori delle emissioni. E proprio la Asl Umbria 2 intanto va cauta sugli effetti, spiegando che «non sussiste alcun pericolo immediato per la salute pubblica». La firma del sindaco scatena comunque le reazioni politiche, con il comitato No Inceneritore che esulta e rivendica l’utilità delle proprie mobilitazioni e il Movimento Cinque Stelle che in conferenza stampa rivela: «Tutto è nato dalla segnalazione dei cittadini su Facebook e con le nostre richieste», per poi sollecitare gli inquirenti chiedendo «indagini in breve tempo».

L’ordinanza Di Girolamo ha dunque firmato il documento, pubblicato poi sul sito di Palazzo Spada, anche «vista la nota dell’Arpa Umbria e dei carabinieri del Noe del 17 maggio scorso» in cui si comunica che il superamento della concentrazione limite per «il parametro di diossine e furani di oltre quattro volte rispetto al valore limite stabilito in autorizzazione rappresenta un rischio per la salute della popolazione. Si ritiene pertanto necessario a tutela della salute pubblica e in base al principio di massima precauzione che venga sospesa l’attività dell’impianto fino al ripristino delle condizioni autorizzative».

Parla il sindaco «La comunicazione da parte dell’Asl, avvenuta su nostra istanza – afferma il sindaco Di Girolamo in una nota – relativa alla potenziale nocività degli sforamenti ha portato all’assunzione di questa decisione attraverso un’ordinanza come azione preventiva di tutela dei cittadini. Al momento si registra solo un superamento della diossina, sarà compito dei soggetti titolati a norma di legge ad effettuare controlli, Regione e Arpa approfondire la situazione ed adottare le misure necessarie ed eventuali. Controlli che, già nei giorni scorsi, i tecnici dell’Arpa insieme ai carabinieri del Noe di Perugia hanno effettuato sull’attività svolta dalla Terni Biomassa di Maratta a seguito dei quali la Regione ha emanato una diffida all’azienda, per probabili violazioni alla normativa ambientale».

La posizione della Usl 2 A prendere posizione anche la Usl Umbria 2 in una nota, concentrandosi in particolare sugli effetti per la salute e l’ambiente: «Preso atto delle disposizioni impartite dal sindaco, confermiamo il massimo impegno a collaborare con le altre istituzioni per garantire la piena tutela della salute dei cittadini. Pur ribadendo che non sussiste alcun pericolo immediato per la salute pubblica e che tale ordinanza è stata adottata secondo il principio di massima cautela, l’azienda sanitaria compirà tutte le ulteriori indagini volte a valutare l’entità e le conseguenze che tale episodio può aver determinato sulla catena alimentare».

Il Movimento Cinque Stelle Posizione, quella dell’Asl, che non piace neanche un po’ al M5s: «Ci sono sforamenti della diossina. Come può la Usl sostenere che non c’è pericolo imminente? Dobbiamo aspettarci i morti per strada per avere un pericolo imminente?». Così il consigliere comunale Thomas De Luca alla conferenza stampa convocata dopo l’ordinanza del sindaco. Insieme agli altri grillini Federico Pasculli, Stefano Lucidi, Valentina Pococacio e Andrea Liberati, il pentastellato ha ricostruito la vicenda. «Tutto è partito dalla mattinata del 3 novembre scorso, quando i cittadini su Facebook hanno iniziato a postare foto del fumo nero che usciva dall’inceneritore. A quel punto ci siamo attivati con Arpa per chiedere spiegazioni. Poi sono scattate le verifiche del Noe e della stessa Arpa che hanno portato all’ordinanza del sindaco». E ora i rappresentanti del M5s chiedono chiarezza: «Auspichiamo che l’autorità giudiziaria faccia il suo corso per capire chi deve garantire la salute dei cittadini. Anche perché si dovrà capire l’eventuale danno per la salute e anche quello economico per i cittadini. Non è più possibile governare una città in questo modo, ormai siamo al capolinea dal punto di vista ambientale».

La reazione dei Dem Diverso il tiro del Pd: «L’ordinanza di chiusura dell’inceneritore di Terni Biomassa – scrivono i democratici – mostra ancora una volta l’impegno della giunta Di Girolamo e dell’assessore all’Ambiente Emilio Giacchetti per la tutela della salute dei cittadini. Il Pd di Terni continuerà a promuovere e sostenere in ogni sede tutte le azioni possibili per la tutela del territorio, dell’ambiente e della salute delle persone».

No inceneritori Sul caso inevitabilmente interviene anche il comitato No Inceneritori con una nota: «Dopo l’ordinanza va rigettata la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale, altrimenti il pericolo non è sventato. Finalmente questa città ha avuto la dimostrazione che la mobilitazione e la pressione continua sulle istituzioni competenti porta a risultati, anche se provvisori come nel caso dell’ordinanza di chiusura temporanea dell’inceneritore Terni Biomassa». E poi: «Ora però è fondamentale – prosegue la nota del comitato – che la Regione alla prossima conferenza dei servizi del 6 giugno rigetti l’istanza presentata da Terni Biomassa e neghi l’Aia a un impianto inutile e dannoso e a una impresa che, come rivelano le indagini del Noe, ha disatteso molte prescrizioni rilasciando in atmosfera diossine e furani oltre i limiti, ammesso che vi siano limiti accettabili. Inoltre va assolutamente rigettata anche l’istanza di Acea di bruciare i rifiuti urbani».

L’assessore Giacchetti A parlare venerdì anche l’assessore Giacchetti: «La sospensione immediata dell’attività dell’inceneritore fino al ripristino delle condizioni autorizzative è un atto di responsabilità nei confronti dei cittadini che denota l’immediatezza e la rapidità da parte dell’amministrazione di assumere, senza esitazione alcuna, disposizioni ferme e necessarie in tutti i casi che si presentano rischiosi per la salute e l’ambiente. Nello spirito del rispetto del principio di precauzione, già adottato in precedenti ordinanze, nello specifico per le zone di Maratta e Prisciano, secondo cui, nel caso in cui dati scientifici non consentono una valutazione completa del rischio, il ricorso al principio, consente l’adozione di politiche cautelative. Quindi l’attività di gestione dell’impianto di recupero condotto dalla Terni Biomassa S.r.l., non risultava conforme alle condizioni e prescrizioni dell’atto autorizzativo 9127-09/TR, quindi la Regione ha diffidato la società che, deve adempiere al rispetto di una serie di prescrizioni tecniche, gestionali e procedurali».

Forza Italia Tra le reazioni politiche anche quella del capogruppo di Forza Italia, Francesco Ferranti: «Esprimo soddisfazione per la scelta seria del sindaco che, io e  il collega Bruschini, sollecitammo con due interrogazioni urgenti nelle rispettive istituzioni. Per primi come Forza Italia, ad ottobre 2015, sollecitammo questa esigenza e chiedemmo le verifiche poi svolte da Noe e Asl. Si conferma sempre più la linea che sosteniamo con forza da anni: il business dei rifiuti da termovalorizzare a Terni è scelta miope per molte ragioni ad iniziare dalla collocazione geografica del territorio».

Crescimbeni «Dopo anni di proteste e manifestazioni dei cittadini – scrive il consigliere del Gruppo misto Paolo Crescimbeni – dopo interrogazioni ed atti di indirizzo dei consiglieri comunali, dopo azioni di singoli cittadini che hanno portato in Tribunale i loro casi, dopo che anche la Regione ha emanato le sue prescrizioni/diffide a carico di Terni Biomassa e del suo inceneritore, arriva l’ordine sindacale di spegnere il camino. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma certo il tardi ha già prodotto i suoi danni. I danni, dice il sindaco, bisognerà dimostrarli e bisognerà fare un’azione di responsabilità contro l’azienda; la class action di cui tanto si parla. Ma a questo penseranno i magistrati ed i tribunali. A noi consiglieri, invece, il compito di far valere la responsabilità politica dei nostri amministratori, sordi a tutti i richiami dei cittadini e ciechi dinanzi ai dati di cui disponevano».

Twitter @tulhaidetto 

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