lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:45
13 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:49

Terni, allerta Ugl sul carcere: «L’indice di pericolosità è tra i più alti d’Italia»

Il dirigente Petrelli: «L'istituto non è in grado di garantire la divisione dei soggetti»

Terni, allerta Ugl sul carcere: «L’indice di pericolosità è tra i più alti d’Italia»
Il carcere di Sabbione

«Il carcere di Terni è per indice di pericolosità tra i più importanti d’Italia». Ad affermarlo è il dirigente nazionale Ugl della polizia penitenziaria Francesco Petrelli che in una nota fa il punto della situazione sull’istituto di vocabolo Sabbione.

I numeri «La struttura ternana – spiega Petrelli – ormai vicina alle 500 presenze accoglie detenuti As2, As3, 41bis, comuni, protetti comuni e protetti As3. L’istituto, pur se implementato con un nuovo padiglione, non è in grado di assicurare la giusta divisione dei soggetti e non creare una inevitabile promiscuità. Il personale, pur se adeguato rispetto alle vecchie piante organiche del 2012, è già in sofferenza, e più del 50 per cento del personale presente non è del posto, non assicurando continuità, e quasi 50 unità beneficiano di distaccamenti per motivi vari».

Grido d’allarme Non è la prima volta che la sigla richiama l’attenzione sul problema. «L’Ugl ha gridato a più riprese questo allarme ma nessuno l’ha mai raccolto e ne ha impedito il verificarsi, il triste epilogo è una conseguenza già prevista. La politica silente e il territorio contaminato nel suo tessuto economico, dal turismo carcerario di chi incontra i propri congiunti a chi vi si stabilizza definitivamente, hanno destabilizzato una società in seria difficoltà. E in una città già degradata, si percepisce sempre meno sicurezza e le forze dell’ordine preposte hanno dovuto inevitabilmente aumentare le attività di prevenzione anticrimine. Negli ultimi mesi l’Umbria è entrata a far parte del Provveditorato della Toscana con tutte le problematiche al seguito. Sfollamenti e soggetti problematici dall’istituto di Firenze vengono trasferiti sia al carcere di Terni che di Spoleto, eludendo le normative dell’ordinamento penitenziario che indicano espressamente i motivi per la traduzione in altri istituti».

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