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12 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 22:50

Ternana, Longarini e gli ultimi 40 giorni: «Panucci si era dimesso via sms, poi ci ha ripensato»

Il presidente rossoverde dà la sua versione dei fatti anche su Larini, Zadotti e Cozzella: «Vi racconto come sono andate le cose, qualcuno vuole passare da martire»

Ternana, Longarini e gli ultimi 40 giorni: «Panucci si era dimesso via sms, poi ci ha ripensato»
Simone Longarini

di Massimo Colonna

Una lunga lettera «per ristabilire la verità» con alcuni spunti che svelano qualche passaggio in più rispetto agli ultimi quaranta giorni di fuoco in casa rossoverde. Ma una lettera che serve soprattutto a ribadire l’idea di squadra-azienda che ha in mente Longarini. Poche novità sostanziali quindi rispetto a quello che invece chiedono i tifosi adesso: ossia più apertura e rispetto nei rapporti tra le parti e quale squadra ci sarà da aspettarsi. Ossia se ci saranno colpi di mercato. Che poi a bene vedere erano le richieste di Panucci.

Lunga lettera «Cari tifosi, cari ternani»: inizia così la lettera che Longarini venerdì sera affida al sito ufficiale del club. «Le circostanze mi obbligano a dover ricorrere alla penna per raccontare cosa è accaduto negli ultimi 40 giorni, in quanto qualcuno vorrebbe far passare un certo messaggio e si è mosso scientificamente per uscirne da martire, mentre invece credo sia più onesto condividere con tutti voi alcuni episodi di quanto accaduto al fine di ristabilire la realtà». «Ho iniziato a giugno 2015 in condizioni quasi estreme, con un amministratore unico ai domiciliari (Francesco Zadotti, per problemi extracalcistici, ndr) ed un direttore sportivo plenipotenziario (Vittorio Cozzella, ndr). Ho cercato di fare il massimo per ottenere i miei obiettivi ovvero far essere la Ternana Calcio una società autosufficiente senza perdere di competitività».

Mea culpa «Anche io ho le mie colpe: due su tutte, quella di aver confermato la fiducia alla persona sbagliata (Cozzella, ndr) che mi ha fatto perdere più di un mese fondamentale (oltre a tanti altri danni che approfondiremo in sede giudiziale) e quella di aver voluto lavorare con un amico, o almeno uno che io consideravo tale (Domenico Toscano, ndr). Certe settimane ero spesso al campo di allenamento, sono stato al fianco dei ragazzi e del mister quando sentivo che ne avevano bisogno; ed alla fine, facendo un bilancio e considerate le mille difficoltà incontrate lungo il percorso, non posso dire di essere pienamente soddisfatto, ma posso dire che sicuramente poteva andare peggio».

Quest’anno Poi Longarini arriva al mese di maggio con l’avvio della stagione attuale: «Avevo le idee molto chiare su come volessi continuare il processo di organizzazione della mia società. Da parte mia non sarebbero mai mancate passione e dedizione, ma avrei messo in atto una differente organizzazione con un organigramma chiaro e definito, come ho sempre fatto in ogni altra azienda. Avevo le idee molto chiare su chi sarebbe stato il diggì e su chi avrebbe fatto il direttore sportivo. Ho chiesto al mio staff di rispettare le gerarchie e di tenere a mente il budget».

La cacciata di Acri L’amministratore rossoverde poi inizia a sviscerare qualche passaggio del passato remoto e prossimo. «Guglielmo Acri recentemente ha dichiarato di non sapere le ragioni per le quali è stato mandato via, egli invece è perfettamente a conoscenza delle varie problematiche che le sue condotte hanno creato. Nel momento in cui, per il bene della società l’amministratore lo chiama e gli dice di fare una cosa, e lui fa il contrario con l’aggravante dei toni minacciosi ed offensivi e con l’ulteriore aggravante di dare allo spogliatoio indicazioni diametralmente opposte a quelle ricevute, alla società non resta altro da fare che chiudere il rapporto».

Il mercato di Larini Poi si passa q quest’anno. «Il direttore sportivo ha avuto carta bianca circa la scelta dell’intero staff tecnico, se dopo tre settimane mi dice in riunione che non è più in grado di controllarlo e di gestirlo, posso fare poco altro. Ho il dovere, sempre, di difendere la società che rappresento, la quale, nelle ultime settimane è stata vittima di attacchi sia a mezzo stampa sia, soprattutto, a taccuini chiusi (cosa ben più grave e vile) da parte di chi, stipendiato dalla stessa società, ha provato a forzare la mano ed a descrivere una condizione di difficoltà nell’esperire le proprie mansioni».

Panucci Qui si entra nel capitolo Panucci: «Tali grandi difficoltà raccontate altro non erano che il rispondere a semplicissime gerarchie organizzative, normali e ben chiare già da molto tempo prima delle firme di certi contratti. Chi delegittima un quadro aziendale non solo fa il male della propria azienda ma esplicitamente delegittima chi quel quadro lo ha scelto e gli ha dato fiducia, ovvero il sottoscritto. Ancora più grave è fare tutto ciò, ed anche di più, fra le sacre mura dello spogliatoio. Chi non è d’accordo con la mia visione delle cose ha il diritto di cessare la collaborazione con l’azienda che gestisco e rappresento. Qualcuno ha provato a forzare la mano chiedendo lo stravolgimento di tali gerarchie, attaccando apertamente una figura di riferimento (il direttore generale Alessandro Capizzi, ndr) sostenendo che non riusciva a parlarci poiché ‘lo innervosiva’ e quindi non ci voleva più interloquire. Questo non è l’amore di cui egli parla: l’amore è una sentimento spontaneo, non una condotta freddamente premeditata».

Le telefonate «Dovrebbe raccontare invece, tale signore (Panucci, ndr), che in una telefonata delle 13:45 del 16 luglio esprimeva al diggì la massima contentezza di lavorare con lui e per quest’azienda, raccontava anche come in altre esperienze fosse stato costretto a pagare di tasca propria cene alla squadra per fare gruppo: esprimeva grande soddisfazione per le condizioni di lavoro concesse e per gli ottimi giovani in organico, giovani coi quali ‘la proprietà avrebbe fatto tanti soldi’. Una sola cosa chiese per esser ancor più felice, “far allenare la squadra tutto l’anno su un campo in erba”: 36 ore dopo aveva il nostro assenso e tre proposte di campi in erba da collaudare, il fatto che non sia mai andato a vederli, bucando anche un appuntamento a riguardo, la dice lunga circa la premeditazione di certe condotte. Dovrebbe anche raccontare, tale signore, perché dopo tutte queste belle parole, il 26 luglio alle 21:26 comunicava per sms le proprie dimissioni al diggì comunicando che la mattina successiva avrebbe ‘salutato la squadra’ e ‘ringraziando per tutto’. Salvo poi presentarsi al campo e far finta di nulla, con la complicità di chi lo ha coperto. E mi fermo qui».

Caso Palombi «Anzi, aggiungo soltanto, per chi si è permesso di dire in tono minaccioso che ‘non dovevo permettermi di portare avanti una certa operazione sopra la testa di qualcuno’ che i 3.000 tifosi presenti alla prima gara ufficiale ringraziano per il goal e per il passaggio del turno». Il riferimento è a Palombi, il giocatore della Lazio che Longarini ha comprato trattando direttamente con Lotito, il presidente dei biancazzurri. Lo stesso Palombi che ha segnato in Tim Cup contro il Pordenone il gol del raddoppio delle Fere. «Oggi la società ha preso delle decisioni nette e forti come è sempre accaduto e come sempre accadrà, quando qualcuno ha provato a metterla spalle al muro».

@tulhaidetto

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