lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 09:01
4 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:04

Tangenti, corruzione e riciclaggio: 24 arresti. Perquisizioni anche in Umbria

Operazione Labirinto: oltre 50 tra arrestati e indagati per associazione a delinquere. Figura centrale il faccendiere Raffaele Pizza

Tangenti, corruzione e riciclaggio: 24 arresti. Perquisizioni anche in Umbria
Guardia di Finanza

Un labirinto di tangenti, con il coinvolgimento di politici, funzionari e faccendieri. Centinaia di militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Roma, dalle prime ore della mattina, stanno eseguendo 24 ordinanze di custodia cautelare (12 in carcere e 12 arresti domiciliari), cinque misure interdittive (obbligo di dimora e divieto di attività professionale) e sequestrato più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti indagati. Nei confronti degli oltre cinquanta tra arrestati e indagati, organici al sodalizio criminale, sono ancora in corso le perquisizioni finalizzate all’acquisizione di ulteriori elementi utili al prosieguo delle indagini che stanno interessando oltre cento obiettivi tra la Capitale, il Lazio, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria e la Campania.

Operazione Labirinto Gli indagati – secondo quanto riferisce la gdf – sono gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita, nell’ambito dell’operazione denominata “Labirinto”. Le ordinanze, emesse dal gip di Roma, si inquadrano nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina. Le investigazioni degli specialisti del Nucleo valutario traggono origine dall’approfondimento di svariate segnalazioni per operazioni sospette nei confronti di un consulente tributario romano e di un labirinto di società a lui riferibili che movimentavano grandi somme di denaro tra i conti correnti personali ed aziendali. Le indagini valutarie prima e penali poi hanno permesso di ricostruire l’operatività di una ramificata struttura imprenditoriale illecita che negli anni oggetto d’indagine hanno movimentato oltre dieci milioni di euro giustificati da fatture false a scopo di evasione e per costituire riserve occulte da destinare a finalità illecite, attraverso una galassia di società cartiere (costituite e gestite con il concorso di numerosi indagati).

Il faccendiere Pizza Per “ammorbidire” eventuali controlli fiscali e agevolare le pratiche di rimborso delle imposte, il consulente si avvaleva anche di due dipendenti infedeli dell’Agenzia delle entrate di Roma, arrestati nel corso delle operazioni odierne, smascherati in collaborazione con gli organi ispettivi interni dell’Agenzia delle entrate. Figura centrale dello scoperto sistema affaristico-criminale è un faccendiere capitolino, Raffaele Pizza, (fratello di Giuseppe Pizza, ex sottosegretario del governo Berlusconi, che rivendica il simbolo della Democrazia Cristiana, anche lui perquisito). Attivo nel settore delle pubbliche relazioni, forte di “entrature” politiche e grazie a salde, antiche relazioni con personalità di vertice di enti e società pubbliche, costituiva lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici, svolgendo un’incessante e prezzolata opera di “intermediazione” nell’interesse personale e di imprenditori senza scrupoli interessati ad aggiudicarsi gare pubbliche. Il faccendiere, sfruttando i legami stabili con la “politica”, si adoperava anche per favorire la nomina, ai vertici di enti e di società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, riconoscenti, risultavano permeabili alle sue richieste. Il faccendiere utilizzava uno studio sito accanto al Parlamento, in una nota via del centro, per ricevere danaro di illecita provenienza, occultarlo e smistarlo, avvalendosi in un caso anche della collaborazione di un parlamentare in carica di professione avvocato – attualmente indagato – che lo ha attivamente coadiuvato nelle attività di illecita intermediazione.

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