venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 00:07
28 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:05

Summer school di Legacoopsociali a Orvieto: «Per rigenerare le città frenare disuguaglianze»

Tre giorni di confronto tra cooperatori, presentato anche il dossier Sbilanciamoci

Summer school di Legacoopsociali a Orvieto: «Per rigenerare le città frenare disuguaglianze»

Conclusa la tre giorni di Summer school di Legacoopsociali che ha raccolto a Orvieto cooperatori provenienti da tutta Italia per una tre giorni di confronto e discussione su come Rigenerare le città e il ruolo che dovrà avere la cooperazione sociale.

Il 70 per cento della ricchezza è ereditaria E i numeri emersi non sono troppo confortanti a causa di diseguaglianze economiche oggi elevate come non mai. Un problema che parte dallo squilibrio tra capitale e lavoro, il primo diventato sempre più finanziario che è riuscito a spostarsi ottenendo rendimenti sempre più alti a danno dei salari. Il 15 per cento del reddito negli ultimi 20 anni si è spostato dai salari ai profitti e rendimenti finanziari, riducendo i margini per la tutela delle condizioni di vita di chi lavora. Un secondo aspetto fondamentale è che all’interno dei più ricchi c’è una natura oligarchica della ricchezza, il 70 per cento è ereditaria, l’1 per cento del pianeta ha una ricchezza pari a tutti gli altri esseri umani messi insieme. In Italia 1 dei 10 italiani più ricchi ha un valore di ricchezza pari a quello di 300 mila poveri, generando una situazione di disparità senza precedenti nell’ultimo secolo.

Bernardoni di Legacoopsociali La mobilità sociale non ha più prospettive in una situazione in cui il reddito non cresce per la depressione degli ultimi 8 anni: «In questi ultimi anni – afferma Andrea Bernardoni responsabile Legacoopsociali – sono aumentate a livello internazionale e in Italia le diseguaglianze. Le disuguaglianze rappresentano un grande freno alla crescita economica, e sono il vero tratto caratteristico del sistema economico degli ultimi 30 anni. La cooperazione sociale è un soggetto che dentro questo processo si impegna per trasformare la situazione esistente, per combattere la crescita delle disuguaglianze e per ridare equità al modello di sviluppo partendo dalle città, partendo dalle politiche per le città. Ad Orvieto abbiamo ragionato di questo, nuove politiche che la cooperazione sociale potrà realizzare per creare uno sviluppo più equo e sostenibile». Sono emersi altri meccanismi importanti che hanno alimentato le disuguaglianze, in primis la forte individualizzazione delle condizioni economiche e sociali.

Prof Pianta Al posto di identità collettive, di identità sociali omogenee, governate da corpi intermedi capaci di tutelare le condizioni di vita e di lavoro per la collettività, si è affermato un principio di finto merito che in realtà è una competizione senza esclusione di colpi: «All’interno di chi lavora – Mario Pianta professore all’Università di Urbino – abbiamo condizioni estremamente eterogenee, ad esempio in Italia ci sono 40 contratti di lavoro diverso per cui uno stesso lavoro può essere svolto da persone che hanno differenze salariali e contrattuali di prospettive di tutela estremamente diverse. La politica non è stata capace di governare questi processi, di limitare l’esplosione delle disuguaglianze, attraverso processi di redistribuzione, e in più la privatizzazione dei servizi pubblici e del welfare ha alimentato un processo di estensione dei meccanismi di mercato che producono diseguaglianze in ambiti che prima erano considerati egualitari come ad esempio l’istruzione e la salute pubblica che si sono indeboliti».

Sbilanciamoci Presentato ad Orvieto anche il dossier di Sbilanciamoci dal quale è emerso che le nostre città sono caratterizzate da profondi squilibri di natura economica, sociale e ambientale. Sette milioni di italiani vivono sotto il costante rischio idrogeologico – mentre sul profilo sociale emerge l’emergenza casa che si può riassumere in una definizione: gente senza casa, case senza gente. Poi c’è la questione dell’inquinamento atmosferico con le emissioni di polveri sottili e questo si lega il dato sulla mobilità: in Italia il 62% si muove con un mezzo privato su gomma, mentre meno del 30 con i trasporti pubblici.

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