lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:56
2 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:56

Strage stazione di Bologna, tra le vittime il ternano Sergio Secci: «Dolore ancora forte»

A 36 anni dalla bomba del 2 agosto la presidente Catiuscia Marini ricorda il giovane rimasto ucciso dalla follia stragista

Strage stazione di Bologna, tra le vittime il ternano Sergio Secci: «Dolore ancora forte»
Sergio Secci

«A trentasei anni di distanza dalla terribile strage alla stazione di Bologna, dove tra le 85 vittime c’era anche il giovane Sergio Secci, di Terni, è ancora forte in tutti noi il ricordo e il dolore. Una memoria che non deve mai venir meno». La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ricorda così l’umbro rimasto ucciso e sottolinea come «in questo nostro tempo purtroppo la strategia stragista e del terrorismo, pur essendo di matrice diversa, comunque continua a colpire in Europa e nel mondo civili innocenti come erano le vittime della strage del 2 agosto a Bologna e come era il nostro Sergio Secci».

La famiglia di Sergio «In questa ricorrenza vorrei anche ricordare – aggiunge Marini – la figura di Torquato Secci, padre di Sergio, che dal giorno della strage e per tutto il tempo che ha vissuto ha dedicato la vita alla ricerca della verità e delle responsabilità di quell’atto terroristico e criminale, dando vita all’associazione dei familiari delle vittime. Un affettuoso pensiero vorrei rivolgerlo anche alla signora Lidia Piccolini, madre di Sergio e moglie di Torquato Secci, che con altrettanto senso civico sta ora portando avanti con forte impegno la missione dell’associazione che, attraverso la continua ricerca della verità – conclude la presidente -, contribuisce anche alla difesa della libertà e della democrazia».

Rossi «A Lidia Secci fu strappato il figlio appena ventiquattrenne Sergio, ammazzato dalla bomba di matrice fascista alla stazione di Bologna che il 2 agosto 1980, uccise 85 persone ne ferì 200 e travolse un paese intero. Lidia e suo marito Torquato (Presidente fino al 1995 dell’associazione tra i familiari delle vittime) hanno dedicato le proprie vite ad una sola causa: conoscere autori e mandanti della strage della stazione di Bologna, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus. Solo un mese fa è stata approvata definitivamente la norma che istituisce il reato di depistaggio». A scriverlo su Facebook è il senatore del Partito democratico Gianluca Rossi. «Sergio – prosegue – oggi avrebbe avuto 60 anni. In questi anni avrebbe cercato di leggere con la sua acuta intelligenza e sensibilità i cambiamenti che ci stanno travolgendo, avrebbe visto tante altre bombe, ne avrebbe sofferto, e avrebbe combattuto il terrorismo con la lotta politica e culturale che è chiesta a ciascuno di noi, ci avrebbe aiutato a rimuovere ogni fondamentalismo, ad evitare semplificazioni sulle tragedie di quest’epoca, a guardare oltre le presunte linee di confine, geografiche, culturali o religiose. Avrebbe avuto torti e ragioni, semplicemente avrebbe vissuto. A volte ho la sensazione che di fronte a tanti orrori noi stiamo solo sopravvivendo, e non è una bell’eredità per i nostri figli. Non si può sospendere il giudizio, fermare la sete di conoscenza e la ricerca dei veri mandanti delle stragi. Il nostro Paese sconta ancora il peso di aver camminato in acque melmose. Faccio mie le dure parole di Torquato Secci, pronunciate il 2 agosto 1985 davanti alla stazione di Bologna (senza sapere che sarebbe stata ancora lunghissima e dolorosa la sua ricerca di verità): ‘la triste esperienza del nostro impegno civile ci porta a concludere che la più profonda indignazione, o anche la più sincera pietà se pure tenute vive per cinque anni, non sono una sufficiente barriera al ripetersi delle stragi; è necessario un impegno ben più importante e costante per evitare che le orribili disgrazie ieri capitate a noi, capitino domani, ad altra gente. Un abbraccio caro a Lidia».

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