mercoledì 2 dicembre - Aggiornato alle 01:52

«Termoscanner per tutti e spogliatoi vuoti»: le linee guida degli steward per far ripartire il calcio

L’Andes, l’associazione dei delegati alla sicurezza, invia alla Figc un documento per la sicurezza sanitaria per i match a porte chiuse

«Un match a porte chiuse non coinvolge soltanto i 22 giocatori in campo, ma anche circa 300 operatori che lavorano per quello stesso match. Per questo la sicurezza sanitaria da adottare nel caso in cui riparta il campionato deve essere garantita per tutte le figure professionali, dai calciatori fino agli addetti con contratti precari. Per questo, insieme a tecnici professionisti, abbiamo stilato delle linee guida da presentare alle istituzioni del calcio su come organizzare il lavoro all’interno di uno stadio ai tempi del coronavirus». Così Ferruccio Taroni, presidente dell’Andes, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza che riunisce gli oltre trentamila steward e Delegati alla Gestione Evento (Dge) di tutta Italia, interviene sulle modalità con cui il calcio punta a ripartire.

Il documento Andes, insieme al dottor Fabio Volonté, medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione e consulente sanitario per Andes, ha stilato delle linee guida relative alle modalità con cui potrà essere organizzato il lavoro in uno stadio nel caso di match a porte chiuse nel rispetto di tutte le direttive nazionali in materia di salute relative al coronavirus. «L’evento calcistico anche a porte chiuse – spiega Taroni – coinvolge non solo i 22 in campo, ma un gruppo di lavoratori che può arrivare e superare le 300 unità. Di questi, oltre ai calciatori, altri operatori sono precari, o meglio lavoratori temporanei e quindi più deboli per organizzazione e protezione aziendale. Molti si stanno preoccupando, come è giusto che sia, delle figure più professionalizzate come i calciatori, ma rischiamo che ogni sforzo venga vanificato se poi, ad esempio, un operatore del service televisivo, oppure un giardiniere o uno steward infetto asintomatico, viene in contatto con loro e diffonde nel ‘gruppo protetto’ la patologia. Il DGE, il delegato alla Gestione dell’Evento, è chiamato a gestire il match valutando la posizione di tutti gli attori. Per questo come Andes abbiamo pensato di realizzare delle linee guida per aiutare chi, più autorevolmente di noi, dovrà redigere poi un protocollo».

Cosa cambia Il documento, pubblicato sul sito ufficiale Andes (associazioneandes.it) sarà poi presentato alle istituzioni nazionali del mondo del calcio e resterà aperto a integrazioni, anche in relazione all’evolversi della pandemia. Tra le linee guida indicate da Andes, le principali prevedono: i servizi devono essere garantiti col minimo numero di addetti possibile; le riunioni tra lo staff sarà effettuata possibilmente in conference call; il trasporto da e per gli impianti deve essere progettato rispettando il distanziamento sociale con 2 metri tra le persone, anche alla salita e discesa dal pullman; tutti i componenti della compagine sportiva che operano tra campo, spogliatoi e annessi e che per le attività che inevitabilmente devono svolgersi alla presenza degli atleti e quindi devono venire in contatto diretto o indiretto con gli atleti devono sottoporsi ai medesimi accertamenti, tampone e screening sierologici; atleti e personale sottoposto ai controlli medici preventivi dovranno avere percorsi puliti ed esclusivi che non potranno essere usati da altri; l’atleta prima e dopo l’attività sportiva dovrà indossare la mascherina di tipo chirurgico; tutte le persone che accedono allo stadio acconsentano affinché sia rilevata la loro temperatura corporea, dopo aver stazionato in una stanza per almeno 30 minuti, senza essere stati sottoposti a sforzi fisici nei trenta minuti precedenti e senza aver mangiato nei 60 minuti precedenti; divieto di accedere all’impianto per chi è in stato febbrile con temperatura superiore ai 37,5 °C, divieto di accesso alla struttura a chiunque sia stato in contatto nei 14 giorni precedenti con persone sicuramente infette da Sars Cov 2 e comunque a chiunque fosse soggetto a quarantena; interviste da effettuare solo via telefono. Non attivazione della mixed zone, né conferenza stampa post partita; cerimoniale di gara senza bambini e senza saluto tra calciatori; nessun buffet, pasto o momento di socialità; nel caso in cui i raccattapalle siano del settore giovanile del club, questi dovranno avere almeno sedici anni, per evitare che debbano essere accompagnati dai famigliari proprio per evitare ulteriori potenziali assembramenti per esempio al termine del match.

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