giovedì 28 maggio - Aggiornato alle 16:19

Santopadre: «Ripresa? La mia azienda è in ginocchio, non sento soluzioni convincenti»

Il presidente del Perugia a La Gazzetta dello Sport: «Non sappiamo ancora quanti aiuti avremo? Il protocollo sanitario costa, e se poi non si parte?»

Massimiliano Santopadre, presidente del Perugia

Una lunga ed articolata intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Il presidente del Perugia, nonché consigliere di Lega B, Massimiliano Santopadre, fa il punto della situazione tra emergenza Coronavirus e futuro del calcio. Ecco alcuni tratti salienti.

Il taglio degli stipendi «Ho cercato di essere comprensivo – ha detto Santopadre -, evitando contenziosi con i nostri ragazzi. Un paio stanno ancora scalciando, ma settimana prossima quando saremo tutti presenti, ci daremo la stretta di mano virtuale e finale».

Il campionato «Abbiamo chiesto tre mesi di tempo alla Lega per ricominciare e finire la stagione. Se ripartiamo lo facciamo per una questione economica. Ma ci sono ben altre difficoltà: io ho il morale a terra, la mia azienda è in ginocchio e non sento soluzioni convincenti. Al Governo e al Consiglio Federale non ci sono imprenditori, ma solo dipendenti. Dovremmo essere chiamati anche noi a decidere. Non è giusto che chi immette liquidità non possa partecipare alle discussioni. Non sappiamo quali aiuti avremo e non abbiamo ancora un protocollo nostro. Quello per la A comporta costi per 400 mila euro e se poi non si riparte più? Una ripartenza forzata rischia comunque di danneggiare tutto il sistema».

La strategia «Non posso soltanto pensare di far divertire la gente, piacerebbe anche a me divertirmi. L’obiettivo resta quello della serie A. Ogni presidente ha la voglia sfrenata di prevalere sugli altri e commette qualche errore: serve più equilibrio.

L’Uomo del Ponte «E’ presto per parlare del futuro se sarà con Cosmi, ma lo reputo una persona intelligente con cui si può parlare di tutto e mi piace come lavora».

Le riforme «Ci deve essere una rivisitazione della parte economica del calcio, con i proprietari al centro del progetto e non come ultimi ingranaggi del sistema. Siamo solo mucche da mungere altrimenti»

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