mercoledì 23 gennaio - Aggiornato alle 08:18

Ritenute Irpef pagate con un giorno di ritardo, la Figc toglie un punto al Perugia: parte il ricorso

La Commissione quindi ha giudicato colpevole la società per aver pagato le ritenute Irpef relative agli stipendi di marzo 2012 il 16 maggio 2012 e non il 15, «alla scadenza del termine perentorio»

Gianni Moneti e Massimiliano Santopadre (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Al Perugia un solo giorno di ritardo costa un punto in classifica. La Commissione disciplinare nazionale della Figc infatti, presieduta da Claudio Franchini, ha sanzionato il Perugia con un punto di penalizzazione da scontare nell’attuale campionato: i grifoni passano così da nove a otto punti. La Commissione quindi ha giudicato colpevole la società per aver pagato le ritenute Irpef relative agli stipendi di marzo 2012 il 16 maggio 2012 e non il 15, «alla scadenza del termine perentorio». Questione di lana caprina e largamente dibattuta in casa biancorossa ma tant’è. In aggiunta la Commissione, accogliendo la proposta di patteggiamento fatta dalla società raprresentata dall’avvocato Gianluca Calvieri, ha comminato 40 giorni di inibizione a Gianni Moneti, 60 a Massimiliano Santopadre e 40 a Sergio Malpiedi, presidente del collegio sindacale del club di Pian di Massiano. Nessuna ammenda (la richiesta era pari a cinquemila euro) è stata comminata alla società mentre in ballo rimane la possibilità di restituire le contribuzioni. Decisioni considerate «ingiuste» dalla società e lesive dell’immagine e dei diritti del club, tanto che all’avvocato Calvieri è stato affidato il compito di procedere con il ricorso. Per altre inadempienze amministrative Crotone e Bari sono state penalizzate di due punti, mentre Lecco, Casale e Fano con uno.

LA SOCIETA’ NEL LUGLIO SCORSO: FINIRA’ CON UNA MULTA

Il dispositivo Il dispositivo della Commissione non lascia dubbi: «Le violazioni ascritte all’Ac Perugia Calcio sussistono integralmente», mentre «le argomentazioni difensive della società» «non possono trovare accoglimento». In particolare, secondo i giudici, «non assume rilevanza» «l’asserita antinomia», ovvero il conflitto che sussiste tra le norme nazionali che parlano di una data per i pagamenti (il 16 maggio) e le Noif che parlano di un’altra (il 15 maggio). In più, visto il «costante orientamento giurisprudenziale», è privo di «qualsivoglia pregio» dire che gli addebiti contestati sono mere irregolarità formali «e non sostanziali». Da ultimo il presidente della Commissione rivendica nel dipositivo l’autonomia dell’ordinamento sportivo,  scrivendo come esso sia «legittimato a individuare autonomamente le condotte incompatibili con l’appartenenza soggettiva al medesimo e, in via strumentale, a predisporre i mezzi e le forme di tutela nell’ipotesi in cui dette condotte emergano». Un sistema che «non é, né può essere, obbligatoriamente permeabile a qualsivoglia disposizione dettata dall’ordinamento generale astrattamente applicabile alla fattispecie concreta».

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