lunedì 19 agosto - Aggiornato alle 12:39

Quale futuro per Alessandro Nesta? Fuoriclasse di umiltà con la testa a Perugia e il cuore a Miami

Presto la società affronterà l’argomento rinnovo. La moglie e i tre figli vivono in Florida a 8.000 chilometri di distanza

Alessandro Nesta allenatore del Perugia ©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Alessandro Nesta è un fuoriclasse abituato a vincere le finali. Perugia non si può neppure lontanamente considerare una finale ma, senza dubbio, può ancora rappresentare la strada per arrivare lontano. Più lontano di Miami, in Florida, dove vivono la moglie Gabriela e i suoi tre figli e dove ha parcheggiato il cuore? E’ una decisione, questa, che verrà presa nei prossimi giorni quando il mister si siederà attorno a un tavolo col presidente Massimiliano Santopadre e il ds Roberto Goretti per cercare di capire – al netto delle plusvalenze – se esistono ancora le condizioni e i presupposti per portare avanti il progetto denominato all’inizio della stagione Anno zero.

«Vengo giudicato da quando avevo dieci anni» Il piazzamento in campionato ha dato più di qualche conferma: la rosa del Perugia non era così forte per raggiungere traguardi ambiziosi. Alla luce dei risultati il miglior successo lo ha ottenuto proprio il tecnico romano che, almeno formalmente, non ha mai rischiato di essere esonerato. Diversamente rispetto a una decina di suoi colleghi in Serie B che hanno perduto la panchina. Qualche fischio per i tanti punti persi, soprattutto tra le mura amiche del Renato Curi? «Sono sempre stato giudicato in vita mia – confida il mister fuori dagli spogliatoi -. Ci sono abituato ormai, mi giudicano da quando avevo dieci anni…». Mentre lo dice indossa il cappellino nero griffato Frankie Garage, tutta pubblicità di selfie in selfie per l’azienda di abbigliamento di proprietà del presidente, non proprio distratto davanti a certe cose: sarà un caso che dopo la prima in casa, quando Nesta vinse 2-0 contro l’Ascoli indossando un paio di pantaloni grigi e un anonimo maglioncino nero, abbia sempre indossato la divisa d’ordinanza?

Lezioni di tattica e intelligenza in campo Mediaticamente Nesta è fortissimo, le immagini della vera star di questo campionato accompagnano sempre le cronache, anche nazionali, quando si parla di una squadra tecnicamente poco oltre la metà della classifica. Errori da parte sua ce ne sono stati, certamente, c’è di buono che almeno lui non ha mai neppure pensato di creare aspettative nei tifosi. Troppo impegnato, il tecnico, a tentare di mettere ordine alle figurine messe a disposizione nel mercato di entrata: più di venti giocatori da far conoscere, aiutarli a superare le differenze linguistiche, insegnare loro calcio. Lezioni di tattica e intelligenza in campo, forse, neppure all’altezza di tutti tutti.

NESTA, SECOND LIFE DI UN CAPITANO CORAGGIOSO

La testa a Perugia e il cuore a Miami Alessandro Nesta – è un dato di fatto – per l’intera stagione è sempre stato il primo ad arrivare a Pian di Massiano e l’ultimo a chiudere il cancello. Lavoratore silenzioso, ha dedicato tutto se stesso al Perugia senza risparmiarsi. La testa in Umbria e il cuore a Miami. Finalmente insieme, nei giorni in cui i suoi familiari hanno preso l’aereo per raggiungerlo, ha fatto bottino pieno in termini di punti. Tanti ex calciatori suoi amici e colleghi che oggi rivestono ruoli perfino indefiniti in società di massima serie hanno dribblato questo passaggio. Nesta è sceso negli inferi, con indosso una maglia nera col numero 1 in petto e un paio di Adidas ai piedi, sempre le stesse, che lo hanno accompagnano dappertutto e in ogni condizione climatica. Mister Nesta in Serie B potrebbe essere accomunato a Carlo Cracco nella conduzione del fortunato programma tv ‘Camionisti in trattoria’ dove i palati raffinati verrebbero umiliati da altre esigenze, di sazietà e di portafoglio.

«Due strane parole» C’è voluto innanzitutto coraggio per mettersi in gioco. E tanta tanta voglia di fare. L’ex capitano della Lazio lo ha dimostrato rimanendo aggrappato fino alla fine alla speranza di centrare il massimo obiettivo stagionale per i biancorossi: i play-off (la salvezza è stata conquistata senza nessun problema). Saranno comunque quelle due «strane» parole, come le ha definite dopo il match vinto con la Cremonese – giustizia sportiva – a stabilire se la stagione dei Grifoni è conclusa o ancora no. Il calcio, con la c maiuscola, come hanno recentemente ricordato le due semifinali di Champions league, quelle che Nesta disputava da calciatore al fianco di un certo Paolo Maldini ai tempi d’oro del Milan, è un gioco dove contano molto il cuore e la testa.

Un perfetto parafulmine per giocatori e società «Non credo alla sfortuna» ripete come un mantra in tutte le conferenze stampa. Non crede alla sfortuna chi ha piena coscienza delle proprie potenzialità. Nesta, tra i difensori più forti della storia di questo sport, era perfettamente consapevole dei propri mezzi quando anticipava Luis Nazario, entrava in scivolata su Messi in area di rigore o svettava su Vieri e Batistuta. Quest’anno il problema era inverso, molto più terra terra: sforzarsi di far mantenere alta la concentrazione ai giocatori in campo affinché non sbagliassero le cose più semplici. Troppo spesso le ingenuità in difesa e i gol mangiati davanti al portiere hanno condannato il Perugia. Nonostante ciò, da autentico leader, è sempre stato un perfetto parafulmine accollandosi responsabilità neanche lontanamente sue. La base del progetto per andare avanti sulla panchina del Perugia c’è ed è solida: l’allenatore e il suo staff conoscono l’algoritmo per far funzionare il Perugia anche domani. L’alternativa, senza di loro, è ritrovarsi all’antistadio e ricominciare tutto daccapo. Da parte della dirigenza ci vogliono fatti concreti e, se necessario, qualche rinuncia. L’anno zero è finito e indipendentemente dalle eventuali prossime partite che potrebbero disputarsi per via della penalizzazione del Palermo per il tecnico deve essere considerato molto positivo. Il calcio italiano, specie in B, è molto meno ricco rispetto a qualche decennio fa ma il futuro dell’allenatore Alessandro Nesta potrebbe passare ancora da qui. Dopo tre sconfitte all’inizio dell’anno non ha ceduto alle lusinghe e alla tentazione del rinnovo. E’ facile intuirlo: la scelta non ha nulla a che vedere con l’aspetto economico. Guadagnerebbe molti più soldi all’estero, in America per esempio, ma quello è un calcio oggettivamente inferiore rispetto al nostro.

Fuoriclasse di umiltà Una cosa va sottolineata e viene pronunciata anche dai tifosi: un personaggio dello spessore di Nesta, campione del mondo e fuoriclasse di umiltà, a Perugia non tornerà più. Ci sarà una trattativa in cui si parlerà del passato recente e del futuro prossimo. Le possibilità di trattenere il tecnico a Perugia per il prossimo anno passano innanzitutto per la presidenza. Sull’altro versante ci sono le emozioni, la nostalgia e gli affetti di un uomo che dice di non saper vivere senza calcio, un uomo però che per troppi mesi è stato accompagnato dal sorriso triste di chi soffre gli 8.000 chilometri di distanza dalla sua famiglia. Schopenhauer parlava di eterna insoddisfazione spiegando che ogni volere ha alla base un bisogno, un desiderio o una mancanza. E’ anche vero che i più grandi fallimenti nella vita vengono collezionati da coloro che non si rendono conto di quanto siano vicini al successo esattamente quando decidono di rinunciarvi. Nesta ha tutte le carte in regola per diventare l’allenatore del futuro, soprattutto adesso che lavora in una società medio-piccola dove ha imparato a risolvere questioni che prima, da calciatore, altri sbrigavano per lui. Eccolo il suo straordinario valore aggiunto. E poi anche perché Nesta, in cuor suo, sin dal primo giorno in cui è arrivato a Perugia, intimamente coltiva il sogno di tornare a vincerle le finali.

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