martedì 19 giugno - Aggiornato alle 12:31

Perugia, il Grifo lascia il bel gioco al Foggia, ma confeziona ugualmente il poker

Difesa blindata con il giovane Magnani su tutti. Breda audace sostituendo Cerri con Diamanti.il Pagellone

Alessandro Diamanti, rifinitore del Perugia (foto Troccoli)

di Mario Mariano

Gianni Brera si sarebbe divertito e cantato le lodi della filosofia di Breda, basata sui fatti e non sulle chiacchiere. E magari il miglior giornalista sportivo di tutti i tempi avrebbe inserito l’allenatore del Perugia nella sua lista preferita. Brera era un difensivista convinto, amante del contropiede, della verticalizzazione del gioco offensivo, che ha trovato la massima applicazione nel goal che ha cambiato le carte in tavola a favore del Perugia, in affanno nel primo tempo. Ma cosa te ne fai del possesso palla, del palleggio insistito se non concretizzi, o quando lo fai – il Foggia al pari del Brescia ha avuto la possibilità di riaprire la partita, oltre che recriminare un rigore per una deviazione di mano di Pajac- : se sotto rete ti presenti con Scaglia che calcia altissimo una comoda palla goal, o come Kragl che nel tiro è più impreciso di una bambino alle prime armi, hai solo da fare autocritica.

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Oramai è tutto molto chiaro, il Perugia di Breda preferisce lasci re sistematicamente all’avversario l’iniziativa, magari pure il cosiddetto bel calcio, per puntare all’essenziale. Fabrizio Castori, che può essere considerato il fratello maggiore di Breda, ci raccontava: «Siccome nel calcio è indispensabile infilare il pallone in rete, devo insegnare ai miei calciatori quale è la soluzione migliore per arrivare con meno alchimie al bersaglio: il massimo sarebbe lancio del mio portiere, spizzicata dell’attaccante a favore di chi si sta inserendo, tiro e goal». L’1-0 è nato pressapoco cosi: Foggia disseminato per il campo dopo essere andato a vuoto nell’ennesimo assalto, Di Carmine che prova la fuga solitaria verso il portiere e poi ha capito di essere chiuso, ha aspettato l’arrivo di Cerri per un diagonale senza scampo. Il più a quel punto era fatto anche se di tempo il Foggia ne aveva non solo per pareggiare, ma anche per ribaltare il punteggio. Ma il gioco di Stroppa oggi, o quello che una volta si chiamava “totale ” è dispendioso e se non si concretizza la superiorità e magari si subisce il goal, il morale – che nel calcio ha una incidenza determinante – finisce sotto i tacchi. È andata proprio così, il Foggia ha continuato a specchiarsi, perdendo anche quella scioltezza nel palleggio che ne aveva contraddistinto il primo tempo. E siccome nel calcio una volta che si perde di lucidità, ci si avvicina al tracollo, la pattuglia di Stroppa ha pure dovuto subire la beffa del rigore, dopo una delle rare incursioni di Pajac, finalmente libero di avanzare nella metà campo avversario. Dal dischetto, Diamanti non ha perdonato, smaltendo un pò della rabbia accumulata dopo il furto negli spogliatoi che lo ha veduto il più colpito nel portafogli e nei ricordi di un oggetto evidentemente a lui molto caro. Ma anche Breda ci ha messo del suo, non tanto indicando l’ex azzurro a dare un’ulteriore spallata al Foggia, quanto al mandarlo in campo un attimo dopo che Cerri aveva sorpreso Guarna. Una sostituzione rischiosa, azzardata, perchè Diamanti aveva già giocato martedì contro il Brescia, e perchè per lui è stata alzata l’asticella della tenuta fisica, addirittura trenta minuti più recupero dopo solo due settimane di allenamenti. La strada ora sembra in discesa per molti, ma non per Breda, la cui filosofia non prevede peana e tappi di champagne in anticipo.

Leali: Protagonista nella ripresa. Interventi non sempre di massima sicurezza, ma di autentica efficacia. Il miglior salvataggio su girata di Mazzeo al minuto 89, che aveva già alzato le braccia al cielo. Voto: 6.5

Volta: Avvio incerto, con autogol rischiato. Segue Nicastro fino a centrocampo con alterna fortuna. Costretto agli straordinari, deve solo prendere piena coscienza che i raid offensivi non sono il pezzo migliore del suo repertorio. Voto: 6.5

Dellafiore: Forse gioca troppo attaccato a Leali nel primo tempo, quando il Foggia gigioneggia in area di rigore. Autorevole nella ripresa con sortite eleganti e disimpegni puntuali. Voto: 6.5

Magnani: Il migliore della retroguardia, per autorevolezza e pulizia negli interventi. E’ sorprendente come il giovanotto si sia inserito nella formazione tipo, migliorando partita dopo partita. Lascia a Mazzeo solo un paio di conclusioni. Voto: 7+

Mustacchio: La motivazione c’è, soprattutto nel sacrificarsi in aiuto della difesa, ma la prestazione è costellata da errori distribuiti nei due tempi, soprattutto nelle ripartenze. Piace la corsa, meno la precisione. Voto: 6

Gustafson: Al pari dei colleghi di reparto, corre a vuoto per tamponare di qua e di la, ma è lui a proporsi per capovolgere il gioco rilanciando le punte. In crescita nella ripresa, il Torino aveva un emissario in tribuna per saggiare la possibilità di un ritorno alla casa madre. Ma anche dalla Svezia si sono incuriositi, con tanto di inviati al Curi a cantarne le lodi. Voto: 6.5

Bianco: Il Foggia compatto ne ha limitato il raggio di azione. Poca gloria e tanta sofferenza, e magari la piena condivisione del compagno che è subentrato. Voto: 6

(23′ st Colombatto: C’era da tenere il pallone il più possibile e lui in questo è secondo a pochi, guadagnandosi il premio partita. Voto: 6)

Bandinelli: Quasi impalpabile per tutto il primo tempo, trova la ribalta nella ripresa avendo spazio e ardore fisico da mettere a disposizione del collettivo. Voto: 6

(29’st Buonaiuto: Breda pratica il turn over per non affaticare troppo chi ha giocato martedì contro il Brescia, e anche per mantenere compatto lo spogliatoio. Voto: 6)

Pajac: Il massimo rendimento con uno sforzo relativo: è suo il primo tiro nello specchio della porta di Guarna (punizione dal limite), è suo il cross che frutta il rigore della sicurezza. Nel mezzo affanni in difesa, e tanta trincea. Voto: 6.5

Di Carmine: Per lui vita dura con Loiacono, ma è bastato un guizzo per mandare da solo in tilt la squadra che fino ad allora aveva spadroneggiato. Un altro al posto suo avrebbe cercato di vincere il duello diretto, ma il ragionamento velocissimo è stato quello di non sprecare la ghiotta occasione e restituire l’assist a Cerri. Voto: 6.5

Cerri: Pochi servizi e pochi duelli vinti, ma lucidità significa anche ottimizzare la sola palla gol della partita. E lui non la fallisce. Voto: 7

( 15′ st Diamanti: Non è interessato a miracol mostrare, ma solo a mettersi al servizio della squadra. Più portatore d’acqua che fantasista. Impeccabile la trasformazione del rigore. Voto: 6.5)

Breda: Come già detto sarebbe piaciuto tantissimo al vate della bassa Padania Gianna Brera, di cui forse avrà letto le cronache in gioventù. Potrebbe togliersi qualche sassolino dalle scarpe ma il soggetto è avvezzo alle dinamiche del calcio. Sa raccogliere consigli dal suo staff ed infine mostra perfino il petto, spiazzando tutti, togliendo Cerri un attimo dopo il gol e mandando in campo Diamanti. Anche ai prudenti piace osare. Voto: 7

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