venerdì 20 luglio - Aggiornato alle 22:34

Paolo Sollier, 70 anni a pugno chiuso: «Quel Perugia, un collettivo perfetto»

Il ‘rivoluzionario’ che segnò il gol della prima promozione in A del Grifo si racconta. Con ‘Calci e Sputi e Colpi di testa’ ha fatto epoca

La celebre copertina di 'Calci e Sputi e Colpi di Testa'

di Daniele Sborzacchi

Quel gol all’Adriatico di Pescara, proprio allo scadere, mandò in visibilio un popolo intero. Quello biancorosso, che assaporata la prima storica promozione in serie A del Grifo grazie al colpaccio di Verona la settimana prima, con il punto conquistato in riva all’Adriatico festeggiò lo storico traguardo. Era il campionato di serie B 1974-75, sarebbe stato l’ultimo giocato dal Perugia al Santa Giuliana. La ‘zampata’ decisiva fu griffata dal mitico Paolo Sollier, il calciatore ‘col pugno chiuso’, il centravanti atipico, di movimento e antesignano rispetto agli schemi del calcio di oggi. Il bomber che «segnava poco ma correva come un matto», che salutava i tifosi con un gesto che ha fatto la storia, il pugno chiuso e alzato appunto. L’attaccante arcinoto per il suo spirito rivoluzionario e ‘sessantottino’, con la tessera di Alternativa Operaia e con il Quotidiano dei Lavoratori sempre in mano, capace con il libro Best Seller ‘Calci e Sputi e Colpi di Testa, Riflessioni autobiografiche di un calciatore per caso’ (che non può assolutamente mancare nella vostra libreria, ci sia concesso…), di aprire gli occhi sul calcio dell’epoca e soprattutto di ‘smitizzare’ un ambiente considerato privilegiato.

L’INTERVISTA A LA STAMPA – Sollier: «Sarò sempre quel pugno chiuso»

Un mito Paolo Sollier da Chiomonte, sabato 13 gennaio 2018 compie 70 anni ed ed ha rilasciato a La Stampa una bellissima intervista che parla della sua vita, del suo calcio, del Perugia di allora («un collettivo perfetto»), della passione per la letteratura (è tuttora allenatore della nazionale degli scrittori) e naturalmente dei temi legati all’attualità, cui non si è mai sottratto. Arrivò al Perugia prelevato dalla Pro Vercelli, rimase due stagioni, quella della promozione in A e la successiva, prima di sempre che i Grifoni giocarono nella massima serie ed allo stadio di Pian di Massiano poi ribattezzato Renato Curi. In biancorosso collezionò 51 presenze e segnò 7 reti, sempre salutate, naturalmente, con il suo indimenticabile pugno chiuso.

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