venerdì 24 novembre - Aggiornato alle 12:25

«L’Italia sognava i mondiali ma a questa Nazionale mancava gente come Totti»

Intervista a Serse Cosmi: ‘Oggi è troppo facile prendersela col ct Ventura. Il calcio è drogato, ci vuole un progetto a lungo termine’

Serse Cosmi, allenatore di Ponte San Giovanni

di Enzo Beretta

Serse Cosmi, siamo fuori dai mondiali…
«Oggi c’è la caccia ai colpevoli ma bisogna riflettere. Al di là dell’aspetto tecnico è necessario fare un’attenta disamina su ciò che è accaduto al calcio italiano dal 2006 a oggi. Tranne che per gli Europei di Conte il nostro calcio è stato distante dalla sua natura. Il problema è chi farà questa disamina…».

Il processo sommario al ct Ventura è in pieno svolgimento…
«Troppo facile, troppo scontato, troppo semplice. Noi italiani siamo sempre geniali in tante situazioni ma di fronte a un evento negativo sportivo diventiamo piatti e ce la prendiamo con l’allenatore. Non voglio sentir dire che tutto il movimento calcio è colpevole, io non c’entro niente con questi danni… non sento di avere nessuna colpa…».

TOTTI, BATISTUTA E MONTELLA NEL FURGONE DELLA LAVANDERIA

Cosa non le è piaciuto affatto di questa Nazionale?
«A un certo punto c’è stata confusione ma non mi riferisco all’aspetto tattico. Storicamente siamo venuti fuori da situazioni anche molto più complicate. Negative, come nel 2006 durante il post-Calciopoli, però anche abbastanza chiare. Quella squadra ha fatto quadrato intorno a Marcello Lippi dandosi un obiettivo. Il particolare da non sottovalutare è che a fare quadrato è stata gente come Totti, Del Piero, Cannavaro, Buffon, Pirlo…».

L’attuale Nazionale è imparagonabile con quella campione del mondo?
«E’ imparagonabile. Confrontare Verratti con Pirlo, Parolo con Gattuso, pensare a quanto è meno bravo Chiellini di Materazzi è inutile».

L’eliminazione di ieri sera comporta un danno all’economia di circa 10 miliardi. Come ci si rialza?
«Il giorno dopo si calcola l’indotto perduto. Io invece penso a tante famiglie che non possono stare davanti alla tv sul divano a mangiare una pizza o al ristorante a guardare l’Italia. La squadra di calcio rappresenta un Paese e con gli Azzurri si condividono gioie e dolori».

In Umbria come si dovrebbe lavorare per il bene del calcio?
«Basta guardare il nostro calcio dilettantistico per comprenderne le difficoltà. Nei momenti difficili i problemi li risolvono le persone che adottano strategie. Ora è necessario essere bravi a scegliere persone giuste, equilibrate e lungimiranti. Vede, il calcio è drogato da tante cose, dalle tv, ci si deve rendere conto di come è cambiato e di come viene proposto. E’ questa la mia paura. Le tv influiscono sui bilanci delle società sportive: di fronte a questa situazione bisogna capire come operare da un punto di vista tecnico».

La Nazionale ripartirà senza alcuni senatori come Buffon e De Rossi…
«Il problema non sono gli allenatori ma il modo in cui si dovrà muovere questo movimento per i prossimi dieci anni. Abbiamo risorse per fare bella figura al prossimo europeo ma se per due mondiali siamo andati fuori al primo turno e al terzo neanche partecipiamo il dislivello tra i primi al mondo e… non dico gli ultimi… è evidente».

In Rai, come commentatore, ha seguito la Nazionale in Portogallo e in Sudafrica.
«Davanti alla maglia azzurra tutti diventiamo inevitabilmente tifosi. Ieri il prepartita è stato emozionante, la gente voleva questa qualificazione, l’amore per la Nazionale esiste».

Avrebbe mai immaginato che i suoi giocatori Marco Materazzi e Fabio Grosso arrivassero così in alto?
«Grosso no, era un giocatore di Serie A ma non credevo divenisse protagonista assoluto del mondiale in Germania. Marco, invece, sì perché aveva giocato anche all’estero e all’Inter. Entrambi hanno maturato le esperienze più importanti dopo i 27 anni. Ciò che sono riusciti a fare era impronosticabile».

Le squadre favorite per il mondiale in Russia?
«La Germania c’è sempre, la Spagna è forte ma non è quella devastante che si è vista contro di noi. Aggiungo il Brasile e l’Argentina che ha potenzialità enormi. L’Argentina si è qualificata terza al girone, ha giocato una partita dentro o fuori simile a Italia-Svezia. In più di noi però aveva Messi che nella partita decisiva ha segnato tre gol…».

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