venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 12:38

La rovesciata, i tocchi che facevano impazzire gli avversari e quel dono di Burri: addio «Tigre» Ceccarini

Antonio Ceccarini

di Mario Mariano

«Cecco, ma ti rendi conto quanto sei stato bravo? Tanti calciatori hanno segnato gol a grappoli, e tu con uno solo, sei nella storia del Perugia, ti sembra giusto ?». Orgoglioso di essere stato da sempre il suo tormentone, perché sapevo bene che quella ed altre provocazioni lo facevano sorridere, gli (ci) permetteva di fare un tuffo nel passato, di riassaporare scorie di emozioni provate e sapute gestire senza enfasi o spacconerie. Di Antonio Ceccarini a tutti piaceva la compostezza del carattere: mai un gesto fuori posto, una espressione sopra le righe. Era un uomo di pace, grinta e determinazione le usava quando andava in campo e poi successivamente nel difficile lavoro di imprenditore, una mission dove occorre grande concentrazione. La sua azienda, ora passata sotto la gestione del figlio Matteo, realizza i prototipi, il campionario della casa madre, quella di Brunello Cucinelli. Non giocava a fare il leader, perché conosceva benissimo il suo potenziale e su quello ha sempre lavorato, migliorandolo. Ha goduto della stima e della fiducia di uomini importanti, in virtù del suo carattere, Silvano Ramaccioni, il Maestro Alberto Burri, Brunello Cucinelli. Non si gonfiava il petto per essere entrato in sintonia con loro, l’invadenza non gli apparteneva. Sempre sul fronte dei tormentoni che lo divertivano tanto, nonostante il tempo trascorso, un altro era mutuato da un aneddoto raccontatomi da Ramaccioni: «Cecco, ma ti rendi conto che la tua carriera è stata segnata da una rovesciata? un gesto abituale per un difensore, invece a te ha cambiato la vita… ma che cosa ci avrà mai visto Silvano in quella sforbiciata a Pistrino?». E lui: «Un po’ di folklore non guasta mai… l’importante è che Silvano non si sia sbagliato, né con me né con altri, hai visto che carriera ha fatto Bagni?». Se c’era tempo, magari durante le rimpatriate con gli amici di sempre, Vannini e Novellino, Molinari, il collega giornalista Maurizio Pescari, il dirigente sportivo Alvaro Arcipreti, ci scappava anche l’aneddoto su Oscar Damiani, l’attaccante della Juventus e poi del Milan, che un giorno volle raccontarmi il perché contro il Tigre rimediava sempre pessime figure.

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Il ricordo «Devi sapere che quel Ceccarini lì, diceva proprio così, con la “erre” alla francese, dal primo all’ultimo secondo mi fa innervosire sfiorandomi con le mani in ogni parte del corpo, piccoli tocchi, che a lui servono per caricarsi, per concentrarsi. Qualche volta ho provato a dirlo agli arbitri, ma loro mi dicevano che quei gesti non sono dei falli di gioco…». «Cecco ecco come fermavi gli avversari», e lui sempre con la risposta pronta, imitando Damiani che “piangeva” al quale poi, in maniera secca, gli diceva «pensa a giocare». Non era permaloso e sapeva bene che quegli sfottò venivano proposti in modo cameratesco. Il clima cambiava quando si parlava di Burri, delle cene al Castello dei Sorci, da Primetto. «Sapevo stare al mio posto, ma il Maestro a tavola mi voleva sempre al suo fianco. Una sera preparò per tutta la squadra e i dirigenti un “presente”, un quadro, un disegno, qualche mio compagno non capiva bene quale valore avessero quelle opere, uno disse che per 50 mila lire era disposto a cedere il regalo… Io fui onorato di un’ opera realizzata in presa diretta. Il Maestro si fece dare della carta stagnola e con gesti rapidi costruì un carburo, una vera opera d’arte». Una vera opera d’arte che Antonio conserva come un cimelio prezioso, assieme alla targa del top 11, riconoscimento che gli venne attribuito quale miglior terzino sinistro del campionato dell’imbattibilità. I raduni conviviali si sono interrotti di colpo meno di due anni fa; parlava della sua malattia con pacatezza, senza angoscia, come un problema da affrontare, chiedeva consigli agli amici. Un esempio anche in questo, come d’esempio è stata Grazia, la donna della sua vita, della quale era orgoglioso. E lei ha ripagato quell’amore con una dedizione totale, con un sorriso che spuntava fuori sempre anche nei momenti più bui della malattia. Cecco adesso starai già giocando con Renatino Curi nella Nazionale degli Angeli: mi raccomando, esercita il piede… Ciao Antonio.

Twitter @mimar2000

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