mercoledì 23 gennaio - Aggiornato alle 08:37

Grifo meno uno, la rabbia di Santopadre: «Fino alla Corte europea se dovesse servire»

Una vicenda, quella legata alla penalizzazione, che potrebbe persino arrivare all’attenzione della Corte di giustizia europea, se Moneti e Santopadre dovessero dar seguito ai propri propositi

Squadra e società schierati nel corso della conferenza stampa di oggi (foto U24)

di Giovanni Baricca

Quello che tutti temevano, quello che molti immaginavano alla fine è successo. La Commissione disciplinare ha inflitto al Perugia un punto di penalizzazione, da scontare nell’attuale campionato, per il ritardato pagamento dei contributi relativi agli stipendi di marzo 2012. Otto ore, a detta del club di Pian di Massiano, il tempo intercorso tra la scadenza fissata dalle Noif (norme interne federali) e il versamento delle quote Irpef da parte della stessa società biancorossa. Ovvero: ultimo giorno utile il 15 maggio, pagamento effettuato il 16.

Ricorso annunciato Una vicenda che potrebbe persino arrivare all’attenzione della Corte di giustizia europea, se Moneti e Santopadre dovessero dar seguito ai propri propositi. Che patron e “socio forte” hanno reso reso noti tramite una conferenza stampa: di fianco gli avvocati dello studio legale Calvieri, alle spalle Battistini, Cacioli, Clemente e Arcipreti. «Non ci stiamo – attacca mister Frankie Garage -. La decisione della Commissione disciplinare ci sembra ingiusta, sproporzionata e pure un po’ assurda. Ricorreremo in appello, naturalmente. Alla Corte di giustizia sportiva,  intanto, poi al Tnas (tribunale nazionale di arbitrato per lo sport) e infine, se tutto questo non dovesse bastare, alla Corte di Lussemburgo. Per il momento, non possiamo fare altro che scusarci con squadra e tifosi: io e Gianni (Moneti, ndr) ci siamo fidati dei professionisti preposti alla gestione di queste pratiche, ma in ultima istanza spettava a noi la supervisione delle carte. Da domani, però, tabula rasa: proseguiamo più arrabbiati e più determinati di prima».

LA CONDANNA E LE MOTIVAZIONI

Il caso In effetti, le zone d’ombra sono tante. Ed è proprio intorno a queste che i legali incaricati dal Perugia calcio intendono incentrare la propria difesa: «Legislazione ordinaria e ordinamento sportivo sono due cose ben distinte. La prima dice che il Perugia era tenuto al pagamento dei contributi entro e non oltre il 16 di maggio, cosa poi effettivamente accaduta; il secondo, in via del tutto eccezionale rispetto alle altre trimestralità, entro e non oltre il giorno precedente. Norma peraltro già ritoccata, adeguata (dal primo luglio scorso) a quella ordinaria. Va infine ricordato che c’è una legge, la 218 del 1994, e un articolo della Costituzione, il numero 23, che disciplinano i rapporti tra ordinamenti differenti aventi a oggetto lo stesso ambito di compentenza…». Come a dire: l’ordinamento giuridico italiano in materia fiscale è preminente rispetto a quello sportivo: il Perugia, di conseguenza, non ha commesso alcun illecito vero proprio. Non solo: «C’è anche da tener conto del principio di proporzionalità tra ‘illecito’ e pena comminata – prosegue il tandem di avocati -, che francamente non pare proprio essere stato rispettato nel caso del Perugia. Pensiamo al metro adoperato dalla giustizia sportiva nei casi di calcioscommesse e combine di vario genere». «Oppure al fatto – dice senza mezzi termini Gianni Moneti – che se il Perugia non avesse affatto versato quei contributi, in termini di penazlizzazione, non avrebbe fatto alcuna differenza per la Commissione disciplinare. Tutto questo è assurdo».

Possibili risvolti Come del resto pare assurdo, nel caso in cui la pena venisse confermata, che il Perugia debba restituire alla Lega le somme percepite per l’impiego di giovani leve nella stagione 2011/2012. Circa 140mila euro, in parte già intascati e in parte da intascare, perché «questo prevedono le normative vigenti: l’esclusione dalla spartizione dei contributi in caso di penalizzazioni. Anche di un singolo punto. Capite bene – conclude Gianluca Calvieri – che la faccenda è più complessa di quanto non sembri a prima vista». E a chi fa notare che il Fano, anche lui penalizzato di un punto come il Perugia e con motivazioni analoghe, peraltro, non ha annunciato alcun ricorso, i due legali rispondono perentori: «Scelte. Noi proseguiamo per la nostra strada».

Il sostegno della squadra Sono Pier Francesco Battistini e Giampiero Clemente, in rappresentanza di staff tecnico e organico biancorossi, a chiudere l’argomento: «Voglio rassicurare tutti i tifosi – esordisce il capitano -: questa società non ci ha mai fatto mancare nulla, tantomeno a livello economico. Siamo sempre stati pagati puntualmente e con regolarità, a trovarne di società del genere in Prima divisione! Ci dispiace per lo stato d’animo dei presidenti, come del resto ci dispiace per l’inibizione – quaranta giorni per Moneti, sessanta per Santopadre – che li terrà lontani dal rettangolo e dagli spogliatoi per qualche tempo. Faremo di tutto affinchè questo punto non sia determinante, per recuperare sul campo quello che fuori ci hanno tolto. Questo punto non si trasformerà in un alibi, ve lo prometto». Gli fa eco Battistini: «Ci hanno solo fatto un gol. Ne faremo due, vedrete».

Colpo di scena Non si finisce di parlare di un problema, che già ne spunta un altro all’orizzonte del Perugia. Stavolta è Gianni Moneti a darne notizia: «Notizia che in realtà sapevamo già da un mesetto, che non abbiamo reso nota subito per evitare strumentalizzazioni». Perché legato al “caso Damaschi” di un anno fa: all’impossibilità di ricoprire cariche amministrative da parte di chi, come l’ex numero uno biancorosso, fosse stato condannato (anche solo in primo grado) per reati non necessariamente connessi all’attività sportiva. «Norma che oggi, tra l’altro, è persino cambiata – sorride amaramante mister Sigma -. Tranquilli comunque: il Perugia rischia solo un’ammenda, niente punti stavolta. Ho parlato con Roberto (Damaschi, ndr) che si è detto dispiaciuto sia per la squadra che per i tifosi. Speriamo alla fine si risolva tutto nel modo migliore. Ma che rabbia non poter andare negli spogliatoi…».

 

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