venerdì 21 giugno - Aggiornato alle 01:29

Grifo, ali spiegate sopra la vetta (della classifica). Camplone: «Il giusto premio alla fatica»

di Giovanni Baricca

Perugia 25, L’Aquila 24, Pisa 24, Frosinone 23. Eppure, a caldo, lungo il tunnel che dal campo porta agli spogliatoi e più tardi, in sala stampa, tanto Massoni quanto Camplone ci provano a buttare lì l’immancabile «No, la classifica non la guardo mai».

«Il giusto premio» Stavolta è impossibile, però, non notare quel «Perugia» scritto in grassetto, in cima in cima, sopra a tutti gli altri nomi. E la maschera di Andrea Camplone viene giù: «È un piacere stare lassù. È il giusto premio per ciò che abbiamo fatto e che stiamo facendo. Merito dei ragazzi, gli faccio i complimenti». Dopo gli elogi, l’appello accorato: «Alla squadra dico: ‘Non cambia niente’. Dobbiamo continuare a lavorare senza montarci la testa. Essere primi, adesso, non conta nulla. È alla fine che bisogna stare in cima. Bene sognare ed essere euforici, sì, ma fino a un certo punto: cadere di nuovo è un attimo».

Viareggio-Perugia: la cronaca

Il rosso a Comotto «Che partita è stata?», chiedono al tecnico. «Quella in cui, lo avevo detto alla vigilia, bisognava trasformare l’euforia, la voglia in risultato. Oggi non abbiamo mai sofferto sul serio, neppure quando siamo rimasti in dieci. Sinceramente, mi aspettavo un Viareggio più aggressivo», risponde Camplone. Una parola buona per Fabinho: «Se è in giornata non ce ne è per nessuno». Una meno buona per la direzione arbitrale: «L’espulsione di Comotto? Credo che l’arbitro sia stato troppo fiscale, penso soprattutto alla prima ammonizione». «Con noi è stato fiscale», chiarisce poi, «con loro meno».

La fotogallery

La fatica del guerriero «Bella prestazione», dicono gli occhi di Leonardo Massoni a fine gara. Gli occhi, uno, il sinistro, sovrastati dai cinque punti di sutura rimediati il 24 novembre contro l’Ascoli. «La ferita al sopracciglio? Mi ha dato solo un po’ fastidio all’inizio, poi non ci ho più fatto caso», dice l’imponente difensore. «È andata bene contro il Viareggio – prosegue poi -. Finalmente abbiamo capito di dover lottare sulle seconde palle, solo così fai risultato in Lega pro. Soprattutto in trasferta, ci si deve adattare. La forza di una squadra, in fondo, è proprio questa».

Continuare a crescere Lo dicevamo in apertura: non chiedetegli di buttare l’occhio alla classifica. «Quella (la classifica, ndr) non dobbiamo neanche guardarla. Ora arrivano tre partite fondamentali, ed è lì che dobbiamo far capire che squadra siamo. Conosciamo il nostro valore, ma dobbiamo dimostrarlo ogni domenica, partita dopo partita». Anche quando la ruota pare girare dal verso sbagliato. «In dieci contro undici abbiamo tenuto il fortino, dite? Vero, siamo stati bravi. Però in alcune cose dobbiamo ancora migliorare. Aiutarci di più, perché in questi campionati è il gruppo a fare la differenza».

Lucarelli, un déjà vu Nessuna sorpresa, per Cristiano Lucarelli. Soltanto la delusione della sconfitta. «Il Perugia non mi ha affatto sorpreso, sapevo già che era forte, la più forte del girone». L’ex allenatore biancorosso, esonerato in estate ancora prima dello start del campionato, è perentorio. «Il Perugia è la più forte del girone – ripete -. E fidatevi, è anche mio interesse che vada in serie B. Queste quattro vittorie di fila, compresa quella di oggi, dicono che avevo ragione: lo sapevo che i valori della squadra sarebbero usciti verso novembre, dipende dalla preparazione». La sconfitta del «suo» Viareggio? «Non si possono fare certi regali, quelli che abbiamo fatto noi, a una squadra come il Perugia. Ci siamo sentiti inadeguati».

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