mercoledì 22 novembre - Aggiornato alle 19:09
©Fabrizio Troccoli

Giù le mani da Rosati, portiere del Perugia sotto accusa per la papera col Cittadella

A gioco fermo: la critica si scatena come anche il tifo, tra accusatori e difensori. La piazza perugina deve sapere…

A gioco fermo
di Mario Mariano

Non è necessario aver consultato un manuale del ‘bravo portiere’, per capire che Antonio Rosati, a Cittadella, ha sbagliato il tempo dell’uscita in occasione del pareggio della squadra di casa. Un errore evidente nella sua solarità anche se si è giocato di notte. Gli errori dei portieri restano nella memoria dei tifosi e nelle teche della televisione, ‘papere’ clamorose, capitate a tutti, ma proprio a tutti i portieri del mondo, anche a quelli bravissimi.

Non ne sono stati indenni, tanto per fare un paio di nomi, grandissimi campioni come Dino Zoff o Pierluigi Buffon e, restando ai giorni nostri, non è toccato pure all’astro nascente Donnarumma, bere un po’ di cicuta. Resta incancellabile l’episodio di un dissidio di Zoff durante l’estate successiva al Mondiale del 1978 in Argentina, quando incassò goal su tiri da lontano, con un inviato speciale della Gazzetta dello Sport. Quello – era presente all’alterco anche Ilario Castagner, in vacanza in Sardegna con la famiglia- si rese protagonista di una scena che offese l’uomo più che il campione: ‘Dino, ti vogliono al telefono’, urlò nella hall dell’albergo allo scopo di registrare la reazione di fronte alla allusione che i tiri di Brands e Haan erano …telefonati. Zoff mandò a quel paese quel provocatore, al quale più tardi fecero cambiare disciplina sportiva da raccontare; Zoff, friulano ,capostipite di un ruolo dove gli errori vengono enfatizzati in maniera di gran lunga superiore a quelli degli attaccanti, per i quali si trova sempre un alibi, una giustificazione, anche quando sbagliano goal facilissimi, meritava rispetto quando giocava ed oggi che continua a sostenere quanto complesso sia il ruolo del portiere, sotto tutti i punti di vista.

Tornando a Rosati, la critica si è divisa: alcuni hanno fatto emergere quasi esclusivamente l’uscita a vuoto, altri -pochi per la verità- hanno valutato con equilibrio l’intera prestazione, con la sottolineatura di almeno un paio di interventi decisivi. Stesso discorso hanno fatto i tifosi, ma anche i più critici vanno capiti, perché già pregustavano il terzo successo di fila. Quello che merita una sottolineatura, è che Rosati dopo la rete di Salvi non si è affatto demoralizzato, nessun accenno di prostrazione, evidentemente consapevole di un possibile riscatto – e il particolare, non secondario, non è sfuggito a Giunti -, riscatto che è arrivato puntuale sulle conclusioni insidiose di Schenetti e Kouamè.

Non esiste dunque un caso Rosati, almeno per ora, anche se in questo avvio di campionato si è avuto conferma di quello che già si sapeva: sulle uscite il portiere mostra limiti evidenti, ma il problema è di vecchia data. Ma non è che a Brignoli la sorte sorrida di più, accettando il trasferimento a Benevento pensava di intraprendere un avvicinamento più rapido alla porta della Juventus. Salvo che per ora l’ex grifone è rimasto al palo, per lui solo panchina. Brignoli appartiene ad un’altra scuola rispetto a Rosati, ma pur dovendo ricordare positivamente il suo scorcio di stagione a Perugia, non va dimenticato che tra i pali non vale certo il collega al quale soffiò il posto. Insomma anche ai livelli più alti il portiere perfetto non esiste. Brignoli avrebbe potuto avere un ruolo più incisivo per restare a Perugia, e non si insista troppo sul ruolo che società e procuratori hanno nelle scelte. E’ vero che la riconoscenza non è di questo mondo e in special modo di quello del calcio, ma ricordarsi che il Perugia gli aveva concesso l’opportunità di riscatto dopo la disastrosa esperienza spagnola, sarebbe stato di gradimento dei tifosi.

Le decisioni si accettano e si rispettano, Brignoli in cuor suo ora spererà di guadagnare la fiducia di Baroni, ma intanto ricordiamoci che quasi nessuno lo incolpò sul goal che ha regalato la serie A al Benevento. Tutto il peso ricadde sulle spalle del frastornato Gnahorè. Salvo che quella sera il portiere sbagliò né più e né meno di Rosati, allungando il pallone al compagno per via centrale. Dura la vita dei portieri, ma intanto impariamo tutti a non soffermarci solo sulle papere. Si guardi la prestazione.

Una replica a “Giù le mani da Rosati, portiere del Perugia sotto accusa per la papera col Cittadella”

  1. Luca Ceccarelli ha detto:

    bravo mariano, forza antonio…

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