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venerdì 28 gennaio - Aggiornato alle 05:56

Fabrizio Miccoli compie 40 anni. Storia del Romario del Salento che si tatuò Che Guevara senza sapere chi fosse

Lo fece per copiare Maradona. L’esordio in A col Perugia di Cosmi. «Serse? Il migliore di tutti». Con Gaucci però non si sopportava

Fabrizio Miccoli ©️Settonce photo agency

di Enzo Beretta

Fabrizio Miccoli spegne oggi 40 candeline. Talento cristallino, giocatore dotato di estro, genialità ed eleganza, ha esordito in Serie A nella stagione 2002/2003 con il Perugia di Serse Cosmi. Anni dopo, parlando del tecnico umbro, il Romario del Salento avrebbe detto: «Cosmi? E’ stato il miglior allenatore che abbia mai avuto». Arrivato in biancorosso tra qualche mugugno per via del recente passato nella Ternana, impiegò poco a conquistare il cuore dei tifosi. Segnò nove reti in campionato che valsero il nono posto in classifica, altre cinque in Coppa Italia lo incoronarono capocannoniere di quell’edizione spingendo il Perugia a raggiungere lo storico traguardo delle semifinali.

Con Gaucci a malapena si sopportavano La carriera di Fabrizio Miccoli comincia nel settore giovanile del Milan che lo acquista nel 1992 per dieci milioni di lire. La storia di Miccoli, originario di Nardò in provincia di Lecce, è caratterizzata da risultati eccezionali ma anche da eccessi che hanno reso la sua figura molto discussa. La sua è l’avventura del raccattapalle di San Siro che arriva alla Juventus. Nel mezzo numerose esperienze, tra cui quella al Lecce, squadra del cuore. Poi il Casarano, la Ternana, il Perugia in una progressione dalla C1 alla Serie A con Luciano Gaucci, con il quale a malapena si sopportavano. Quell’anno venne acquistato dalla Juve che lo girò in prestito al Perugia dell’«Uragano». Era l’anno di Ze Maria, Tedesco, Fabio Gatti, Nicola Amoruso, il futuro campione del mondo Fabio Grosso. Modulo 3-5-2 con Miccoli seconda punta alle spalle di Vryzas e il salentino tra le rivelazioni del torneo, decisivo per le vittorie casalinghe contro l’Inter e la Roma.

168 centimetri di velocità Testimonial della Nike, appassionato di wrestling e di Texas hold ‘em, nella prima parte del suo percorso calcistico l’attaccante pugliese è stato un calciatore con la valigia in mano. Ha trascorso due anni al Benfica segnando quattro reti in Champions League prima di approdare a Palermo, il posto perfetto dove regalare spettacolo ai tifosi. Imprendibile in dribbling, velocissimo nell’uno contro uno, crea superiorità, diverte e segna 74 gol in sei anni. Un idolo in campo, un po’ meno fuori quando diviene protagonista di episodi che fanno storcere il naso ai tifosi. Miccoli, 168 centimetri, è il giocatore che è stato capace di tatuarsi Che Guevara sul polpaccio destro senza sapere chi fosse: lo aveva scelto per copiare Diego Armando Maradona. Lo spiegò anche in una trasmissione Mediaset: «Ho tatuato Che Guevara perché lo avevo visto su Maradona, ma non sapevo chi fosse Che Guevara…».

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