giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:33

Derby, ultrà Perugia a ternani: «Svenduto nome, disertiamo». Replica: «Farneticate»

Annuncio sui social: «Sdegno e disappunto, il nome non si vende». Replica rossoverde: «Voi, calcio vergogna tra rotocalco e scandalo scommesse»

La curva Nord del Curi, covo del tifo perugino (foto Fabrizio Troccoli)

La disputa che si sta consumando in queste ore, a colpi di post e note di club, tra ultrà del Perugia e sostenitori della Ternana, è l’anticipo di un derby che si annuncia a tifoseria unica.

La disputa Per quanto ognuno delle due fazioni provi a portarla dalla propria parte, si replica un copione delle dispute ultrà già visto e che orbita intorno all’ortodossia e alla fedeltà al movimento. Quello che arriva a contenerle tutte, le curve e le tifoserie organizzate, anche le più ostili, purchè leali. Che nessuno scrive e che tutti conoscono, e che si sintetizzano nei colori, nella maglia, insomma in quella identità che va ‘onorata’ a prescindere da risultati, società, classifiche e categorie.

Lealtà ultrà Così, appellandosi all’ortodossia ultrà, i tifosi perugini, accusano i ternani, di essersi ‘svenduti’, in cambio della categoria, in cambio dei soldi. Di avere svenduto il nome, quindi l’onore. Di meritarsi pertanto di non essere considerati ultrà, non essere riconosciuti e quindi non ricevere l”onore’ della rivalità. Fanno riferimento all’accostamento ‘Unicusano’, al nome della Ternana. E si dicono convinti – è quanto trapela da ambienti vicini agli ultrà del Perugia – che anche diversi ‘ternani ultrà’ avrebbero lo stesso convincimento, «oltre ogni rivalità». Di contro una rappresentanza ternana – Roccarossoverde – risponde agli ultrà del Perugia, parlando di «farneticazioni», da parte di chi per primo si sarebbe svenduto al calcio moderno, con gli episodi legati al calcio scommesse, ai ritocalchi, alle crionache giudiziarie e al ‘figlio di Gheddafi in campo’. Insomma l’anteprima del derby è servita.

I due comunicati I gruppi della curva Nord ed in generale tutta la tifoseria organizzata del Perugia l’hanno diffuso sui social con un lungo ed articolato comunicato nel quale con ampio preavviso annunciano che non prenderanno parte alla trasferta del Liberati di Terni, in occasione del derby con la Ternana in programma il 25 novembre prossimo. «Manifestiamo il più completo sdegno e disappunto per aver lasciato che il nome della propria squadra divenisse uno sponsor», si legge, «la storia, il blasone, la dignità di una tifoseria, o quello che ne resta, non si vendono al miglior offerente».

Il testo del comunicato «L’identità del movimento ultras sta lentamente scomparendo, cadendo sotto i colpi della repressione e delle nuove logiche del calcio moderno. Quello che però, ad oggi, non è ancora andato perduto è il legame tra il tifoso e lo stretto vincolo di appartenenza; l’attaccamento ai simboli della propria città, ai colori della maglia e al nome della squadra che sostiene e rappresenta.
Gli ultras e I tifosi tutti devono difendere questi valori o non possono definirsi tali, l’orgoglio e l’istinto di conservazione per la propria storia non può essere messo sul piatto di nessuna bilancia. Quello che è successo a terni all’inizio dell’estate è una pratica già adottata da alcune società delle categorie minori ma mai aveva trovato terreno fertile in una piazza del “calcio che conta”. Accostare il nome della squadra (e della città) ad uno sponsor, per favorire gli interessi di marketing della società, barattando la storia con interessi economici e pubblicità , è la massima espressione di un calcio moderno a cui niente importa della passione ma che guarda soltanto al businnes, quello stesso calcio moderno al qual il movimento ultras ha da sempre dichiarato guerra. Molte piazze, anche storiche, hanno attraversato e stanno ancora attraversando momenti bui, legati alla gestione indegna di presidenti-imprenditori, che hanno lucrato su questa realtà a discapito della passione dei tifosi, ma che proprio grazie agli stessi tifosi si sono rialzate senza mai svendersi, trovandosi anche a dover ripartire dall’inter-regionale ma conservando storia e onore del proprio club. Abbiamo noi stessi vissuto sulla pelle due fallimenti che ci hanno riportato in pochi anni dalla serie A al dilettantismo, ma mai avremmo potuto immaginare di svendere il nostro nome per salvare una categoria. Con qualsiasi tifoseria avremmo avuto la stessa riluttanza ma, a maggior ragione, proprio verso i nostri più acerrimi rivali, pionieri almeno fino al decennio scorso di uno stile ultras ribelle e antagonista, manifestiamo il più completo sdegno e disappunto per aver lasciato che il nome della propria squadra divenisse uno sponsor, pur di restare nel calcio marcio che conta, senza impegnarsi minimamente affinché questo scempio non venisse compiuto. Nessuna presa di posizione e nessuna contrapposizione al nuovo che avanza, come se diventare dall’oggi al domani “Unicusano ternana” fosse poca cosa. Di certo non per noi, per tutto quello che questa partita ha sempre rappresentato sul campo e fuori e che oggi non sentiamo più come il nostro derby, unita alla già ridicola atmosfera maturata negli ultimi anni intorno a queste evento, per volontà delle forze dell’ordine e della stessa pochezza dimostrata dai nostri avversari, abbiamo deciso che non prenderemo parte all’ennesima pagliacciata che niente ha a che vedere con le sfide del passato. Per questo comunichiamo, con ampio preavviso, che questa stagione non saremo presenti al Liberati, diserteremo la trasferta contro l’Unicusano, perché non abbiamo nulla a che fare con questa rivalità, seppur, dopo questa vicenda, il disprezzo per Terni e la sua gente sia più forte che mai. La storia, il blasone, la dignità di una tifoseria, o quello che ne resta, non si vendono al miglior offerente, neanche se arriva in elicottero e promette anni di gloria. Questo derby ha definitivamente perso il suo fascino, quel poco che era rimasto se l’è comprato l’Unicusano». Il comunicato è firmato ‘I gruppi della nord e la tifoseria organizzata tutta’.

La replica dei tifosi rossoverdi «Una presa di posizione farneticante: sono stati loro i primi ad accettare le regole del calcio moderno». Arriva a stretto giro la replica dei tifosi della Ternana. «Siamo sinceramente stupiti dal farneticante comunicato di una frangia della tifoseria perugina. Come club non vogliamo entrare nel merito di questioni ultras ma non possiamo non ricordare come loro siano stati fra i primi ad accettare le regole di quel calcio moderno che adesso contestano. Il fatto che non parteciperanno alla trasferta di Terni anch’esso non è una novità assoluta. Abbiamo in archivio foto di derby giocati a Terni dove la rappresentanza perugina non arrivava a cento unità. La squadra di calcio, abbiamo sempre sostenuto, rappresenta la città, i suoi simboli ed i suoi colori ed infatti la ternana scenderà in campo con le sue uniche maglie rossoverdi, con il suo stemma recante il proprio fiero drago e la partita sarà presentata da tutti i siti come Ternana-Perugia. Diverso è il discorso che vale per la proprietà delle stesse società, esse sono società private con completa autonomia dai tifosi e dalla politica. Mi meraviglio che i tifosi perugini si scandalizzino dell’accostamento Unicusano a Ternana quando ad oggi metà curva ospiti del Curi è chiusa per far notare lo sponsor che campeggia sui gradoni. Se c’è una tifoseria che, suo malgrado, si deve vergognare delle società che hanno gestito la propria squadra calcio questa è proprio il Perugia. Protagonisti del calcio scommesse e protagonisti, grazie a Gaucci, del calcio abbinato ai rotocalchi ed alle cronache giudiziarie. Protagonisti poi del calcio ‘internazionale’ schierando in rosa il figlio di un dittatore come Gheddafi. Insomma ce ne è abbastanza per vergognarsi e non guardare a casa d’altri. Vorremmo spendere anche una parola per ricordare che il vero derby si dovrebbe giocare tra due soggetti che abbiano delle affinità storiche o culturali. Noi siamo Umbri e voi Etruschi, quindi umbri per caso. Noi abbiamo una popolazione di estrazione operaia e ne andiamo fieri, voi avete un’estrazione contadina ma invece di andarne fieri avete pensato bene di riconvertirvi in un paese di impiegati grazie ad una stortura politica che prevede una regione piccola come l’Umbria e permette al capoluogo di provincia di mantenersi grazie al lavoro svolto dal resto degli abitanti della regione. Per noi il calcio e lo sport in generale – scrive Roccarossoverde – debbono essere uno strumento per accomunare e non dividere e soprattutto deve servire per far star bene le persone e non per generare rivoluzioni. Le rivoluzioni si fanno per cose più serie e casomai decidessimo di farle sarete i primi ad essere informati».

2 risposte a “Derby, ultrà Perugia a ternani: «Svenduto nome, disertiamo». Replica: «Farneticate»”

  1. Gianluca Pis ha detto:

    E le squadre di basket che cambiano nome ogni anno?

  2. Capisci tutto tu ha detto:

    l’Italia va a rotoli e loro pensano solo a ste cavolate

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