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6 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 00:35

Spoleto: il ragioniere della droga, i messaggi vocali ‘spiati’ alla fidanzata e il giallo del maxi-sequestro

Dalle carte dell'inchiesta dei carabinieri si scopre che il «capo» trafficava fino a 50 chili di hashish. Viaggi a Roma, soldi falsi e una lite per il parcheggio da evitare col vicino di casa

Spoleto: il ragioniere della droga, i messaggi vocali ‘spiati’ alla fidanzata e il giallo del maxi-sequestro
25 chili di hashish sequestrati a maggio

di Enzo Beretta

Il ragioniere dell’hashish fa i conti. «Traffico col ‘fumo’, non vendo 10 grammi. Ne piglio tanto e ci guadagno tanti soldi perché quando si smuovono 50 chili, 50 chili, anche se ci piglio 70 centesimi, sono tanti soldi… dieci chili sono settemila euro, su 50… fai un po’ 7 x 5, sono 35mila euro al mese… Cinque o seimila me li fumo, 15mila mi partono per le spese del tribunale… con 70 centesimi, hai capito?». E’ una delle intercettazioni dei carabinieri di Spoleto che nei giorni scorsi hanno notificato sei ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta antidroga coordinata dal pm Giuseppe Petrazzini della Direzione distrettuale antimafia. A maggio l’indagine aveva registrato il punto più alto con il sequestro di 25 chili di sostanza stupefacente a Ponte San Giovanni. Il ragioniere spiato, Francesco Conti, 32enne spoletino tuttora in carcere, è ritenuto dal gip il «capo» della presunta associazione per delinquere.

Il corriere dalla Spagna Ricostruisce il giudice: «Secondo un disegno la cui paternità spetta a Conti gli associati ricevevano lo stupefacente in grandi quantità da un corriere proveniente dalla Spagna e poi si occupavano di spacciarlo separatamente, finanziando continuamente l’associazione con consegne di somme contanti che venivano impiegate per nuove forniture, mediante la consegna a persone non identificate attive a Roma». Conti – è scritto nel provvedimento del tribunale di Perugia – «intratteneva i rapporti coi fornitori spagnoli» insieme alla fidanzata Benedetta Tinelli (24, spoletina). Il «capo» raccoglieva «il denaro dai sodali, lo consegnava a Roma dal Cinese» e poi «vendeva la droga sulla piazza umbra e marchigiana». Gli altri associati invece – stando all’ordinanza – «spacciavano e offrivano supporto finanziario e logistico».

FOTO: 25 CHILI DI FUMO NASCOSTI NELLA MACCHINA

Messaggi vocali intercettati Agli atti del fascicolo ci sono anche conversazioni ritenute emblematiche dagli investigatori per dimostrare l’esistenza della presunta associazione. Sono quelle registrate dagli investigatori dopo gli arresti di maggio. Era stata piazzata una ‘cimice’ nell’auto della Tinelli che scambia messaggi «in lingua italiana» con una donna dalla «marcata inflessione spagnola»: «Da quello che so tutti quanti sono stati presi, i cichi, il fumo, la droga, tutto, tutto…». Secondo l’ipotesi dei militari temeva di essere intercettata telefonicamente ma quella voce registrata per l’invio dei messaggi vocali è stata comunque isolata nell’ambientale e trascritta agli atti.

Il giallo del sequestro Nel faldone c’è anche un episodio, descritto in maniera poco dettagliata, a proposito di un sequestro. «In epoca imprecisata – è scritto – un personaggio non meglio menzionato incaricato del trasporto in auto di 40 chili di sostanza stupefacente, dei quali 10 occultati in una portiera, veniva fermato e arrestato conseguentemente al rinvenimento dei soli 10 chili. L’auto veniva sequestrata e per rientrare in possesso del rimanente quantitativo di stupefacente sarebbe stato necessario farla rubare». Conti parla con un’amica: «Hanno chiappato la macchina, gli dovevamo portà 30 chili e più 10 chili sullo sportello. Non hanno chiappato i 10 chili, i 10 chili dentro lo sportello hanno chiappato poi dopo la macchina sequestrata e volevano sapè da dove uscivi… eeeee… l’hanno arrestato per 10 chili ma poi questo la deve mannà a rubà quella macchina…».

Sensibilità per la donna incinta Nell’ordinanza del gip Valerio D’Andria sono elencate le «attività di spaccio di hashish e cocaina in diverse occasioni e per quantitativi assai importanti». Dopo un sequestro di due etti di ovuli di hashish sul display del cellulare di Conti compare un messaggio: «Nella merda». In un’altra circostanza, dopo una cessione avvenuta alla fine del 2015, «i militari hanno preferito non procedere all’inseguimento» di un’auto poiché «sarebbe stato assai pericoloso in considerazione dello stato di gravidanza di una donna».

Lite condominiale da evitare Stando alle carte Conti «ricorda di un diverbio con una persona per questioni di parcheggio in un condominio, e al fatto che in quella circostanza c’erano trenta chili, consigliandogli una particolare prudenza nella gestione della lite».

I soldi falsi E’ il denaro l’argomento che caratterizza le conversazioni dei fidanzati Conti e Tinelli. I carabinieri in cuffia sentono i due mentre parlano in auto di soldi. Conti chiede alla fidanzata quanto fa «82.000 – 16.500». «Si ricava ragionevolmente – scrive il magistrato – che l’importo consegnato a Roma, probabilmente pari a 16.500 euro, era solo una parte di un debito ben più ampio». In una circostanza il «capo» dice ad un altro indagato che «alcune banconote da lui consegnate erano false, invitandolo a controllare meglio in futuro».

Un gigantesco rifornitore da 2.000 chili Nel corso di un dialogo sempre Conti «fa riferimento al fatto che il suo fornitore era stato incriminato per il possesso di duemila chili di hashish, di cui 60 li aveva a casa». Il grossista avrebbe perfino avuto a disposizione «apparecchiatura idonea» al confezionamento di ovetti di hashish.

Gli interrogatori di garanzia Gli indagati sono difesi dagli avvocati Francesco Mattiangeli, Daniela Paccoi, Guido Rondoni, Nicola Di Mario e Franco Libori. «Durante l’interrogatorio di garanzia i miei assistiti Conti e Tinelli si sono avvalsi della facoltà di non rispondere – ha spiegato Mattiangeli -. Conti ha reso spontanee dichiarazioni parzialmente ammissive. Ritengo insussistente l’ipotesi associativa contestata e mi riservo di ricorrere al tribunale del Riesame dopo aver letto con attenzione l’incarto processuale». «Il mio cliente ha ammesso i fatti limitatamente al suo coinvolgimento», ha spiegato la penalista Daniela Paccoi che difende uno dei sei indagati finiti in carcere. «Le censure provvisorie elevate a carico del mio assistito riguardano problematiche giuridiche complesse – dichiara l’avvocato Nicola Di Mario, altro legale impegnato nel procedimento -. Ferma ogni riserva sulla rilevanza penale delle condotte di cessione di sostanze stupefacenti, ritengo che anche in questa fase, caratterizzata da estrema fluidità delle imputazioni, non sussista un quadro di gravità indiziaria capace di giustificare, da un lato la custodia cautelare in carcere per le ipotesi di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e, dall’altro, la configurabilità dell’aggravante ad effetto speciale dell’ingente quantitativo». Infine l’avvocato Franco Libori: «Si tratta della replica di un’ordinanza già emessa, perciò sotto questo profilo è da ritenersi illegittima e senza fondamento».

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