Spoleto si ferma per l’ultimo abbraccio a Nicola Rotini. Musica e lacrime per il ragazzo dal sorriso d’oro
Si è fermata un’intera città per abbracciare ancora una volta Nicola Rotini, il ragazzo dal sorriso d’oro. Il dolore, la disperazione, la sofferenza si sono mescolati allo splendido ricordo dello «zio Nic» che tutti tengono stretto, custodito gelosamente nel cuore di una comunità. L’ultimo saluto a Nicola è fatto di musica e lacrime.
Spoleto si è fermata per Nicola Ad accogliere le centinaia di persone che si sono riversate intorno alla chiesa di Santa Rita c’erano le note di una chitarra dolce, gentile, come era Nicola. Gente appollaiata ovunque, nei balconi dei palazzi, nel giardino e nella scalinata della chiesa. Un mosaico di fotografie appeso a una ringhiera, ai lati i messaggi scritti dagli amici su lenzuoli bianchi e tutto intorno giovani, i ragazzi e le ragazze della città che Nicola ha fatto divertire, i compagni dell’M8, la squadra in cui militava, i dee jay che invitava a suonare alle feste, ma anche le maestre e le professoresse e le Istituzioni, sindaco, assessori, consiglieri di opposizioni. C’erano tutti ad abbracciare Nicola.
Don Canzio: «Siamo impietriti» Ad officiare le esequie è don Canzio Scarabottini, parroco di San Giovanni di Baiano, la frazione in cui Nicola risiedeva con i genitori. «Siamo impietriti, non ci sono parole, solo silenzio e dolore, ma dobbiamo trovare la fede, una fiammella che possa fiocamente tornare a dare un briciolo di luce alle vite di Carla e Andrea (i genitori, ndr), di Alessandra (la fidanzata, ndr), e di tutti gli amici di sempre». Don Canzio parla di un ragazzo magnifico, unico, prima di fare largo agli amici, quelli che scavando nel dolore sono riusciti a trovare la forza di raccontare Nicola.
L’amica di sempre: «Nella canzone di Lucio Dalla manchi te» A sfogliare per prima le pagine della vita dello «zio Nic» è Francesca, l’amica di sempre. «Ero la sua coscienza quando si avvicinavano gli esami gli dicevo basta feste, mettiti sui libri, e lui non senza fatica lo faceva e poi quando li superava mi chiamava urlando, ‘ce l’ho fatta Fra, ce l’ho fatta’. E ce l’aveva fatta per davvero, mancava solo la tesi. Pensavo che tra qualche mese mi sarei potuta sedere tra i banchi di un’aula universitaria per vederti diventare dottore e invece eccomi qui tra i banchi di una chiesa a piangere la tua scomparsa». Poi la citazione di Lucio Dalla. «Ho visto che molti ti hanno dedicato una canzone di Lucio Dalla che dice ‘Io so che gli angeli sono milioni di milioni, non li vedi nei cieli ma tra gli uomini, sono i più poveri e più soli’, ma nel testo mancano quelli come te, che davano tanto a tutti». Teste basse, lacrime e dolore.
Il professore: «Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa» A farsi racconto è anche il ricordo di un professore ed ex assessore alla cultura del Comune di Spoleto, Giorgio Flamini. «L’ho conosciuto ad una gita, lui aveva 13 anni e io 36, potrà sembrare strano, ma diventammo amici, nonostante l’età, i ruoli, un’amicizia che è continuata nella scuola di teatro, Nicola era brillante, intelligente, disponibile, avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, ci mancherà tantissimo». Le voci commosse, spezzate, si alternano, ma la sostanza non cambia: lo “zio Nic” era unico.
«Are we human or are we dancer?» Rara, rarissima la sua voglia di vivere, di infilarsi e conquistare qualsiasi ambiente, incredibile la capacità di seguire passioni, come il calcio e la musica, e allo stesso tempo riuscire a studiare, arrivare dritto all’obiettivo. Era destinato ad un futuro grandioso Nicola, quel piccolo grande uomo pieno di energia. Quando il feretro esce dalla chiesa ad accoglierlo c’è il brano scelto dagli amici più cari. Nel silenzio quella voce potente chiede più e più volte “Are we human or are we dancer?”. Siamo umani o ballerini? A rispondere è un applauso lungo, lunghissimo, mentre un vento debole si alza agitando i lenzuoli appesi fuori dalla chiesa e delicatamente sventola quel “Ciao Nicola”.





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