lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 09:03
20 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:52

Spoleto aderisce al progetto Orti urbani, giunta: «Pure le scuole chiedono spazi da coltivare»

Via libera al protocollo Anci-Italia Nostra, primo passo verso regolamento

Spoleto aderisce al progetto Orti urbani, giunta: «Pure le scuole chiedono spazi da coltivare»
Piante da orto (foto archivio Troccoli)

di Chia.Fa.

C’è l’ok per l’adesione al progetto nazionale degli Orti urbani. Risale ad alcune settimane fa, ma è stata pubblicata soltanto negli ultimi giorni all’albo pretorio, la delibera con cui la giunta comunale è entrata nel circuito dei Comuni virtuosi innescato nel 2008 da Anci e Italia Nostra. Il provvedimento era stato sollecitato più volte dal M5s che nel febbraio scorso ha anche consegnato una bozza di regolamento all’assessore all’ambiente, Vincenza Campagnani.

Anche Spoleto aderisce al progetto Orti urbani Intanto, comunque, è stato compiuto il primo passo e anche le prime valutazioni sulle aree che potrebbero essere candidate alla realizzazione degli orti urbani: «Nel centro storico – si legge nella delibera di giunta – ci sono numerose aree storicamente destinate a orto urbano prevalentemente di proprietà privata, molte sotto utilizzate o inutilizzate e in alcuni casi sono addirittura in stato di abbandono». Non solo: «In alcune zone di recente urbanizzazione esistono alcune aree verdi con estensione maggiore di quanto non previsto dagli standard urbanistici, ma anche appezzamenti di terreno periurbani di proprietà di altri enti pubblici utilizzabili per la coltivazione dell’orto».

Le scuole vogliono l’orto Tra le pieghe del via libera della giunta si scopre anche «alcune scuole hanno spazi esterni sufficientemente ampi e manifestano la volontà di inserire la coltivazione dell’orto come percorso didattico». Possibilità, queste, che l’amministrazione comunale si è quindi impegnata a vagliare con cura per «favorire la diffusione delle colture agrarie e orticole tra tutti i cittadini che intendono avviare tali attività per migliorarne la qualità e la conoscenza anche con l’obiettivo di una maggiore tutela e conservazione del paesaggio mediante forme etiche di utilizzazioni economiche consone alla natura e vocazione dei luoghi».

Twitter @chilodice

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  • claudiobiemme

    Io mi domando come si possa pensare di nutrirsi dei prodotti di un orto realizzato in un ambiente così inquinato com’è la città…
    Gente che storcerebbe il naso di fronte ad un ortaggio che non si fregiasse della certificazione “bio”, mangerebbe con gusto una lattuga cresciuta in una “area verde” (!) della propria città, esposta ai benefici effluvi delle auto e degli impianti di riscaldamento??
    Ma qui stiamo sconfinando nella schizofrenia…

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