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giovedì 23 maggio 2013 - Aggiornato alle 23:24
4 luglio 2012 Ultimo aggiornamento alle 10:41

Spending review, la «dieta» necessaria taglia Province, tribunali e posti pubblici: cosa rischia l’Umbria

di Ivano Porfiri

«Non sono più sostenibili per lo Stato i costi molteplici delle strutture territoriali». Non poteva essere più chiaro il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Sembra la sentenza impietosa di un cardiologo: se non si vuole rischiare l’infarto bisogna dimagrire. E subito.

Il decreto legge (o i decreti legge) sulla spending review sono ormai alle limature finali. Nonostante le smentite del governo, le bozze che circolano in queste ore fanno intuire che la dieta sarà dura, almeno quanto lo sono state in questi mesi la riforma delle pensioni e la riforma fiscale. Chi si aspettava un indolore «taglio degli sprechi», evidentemente, non era ben focalizzato sulla società italiana che vive da sempre nell’ambiguità tra «spesa pubblica» e «sprechi». In quelle sacche contro cui dotti economisti puntano il dito (spesso, a ragione) vivono famiglie incolpevoli del fatto che il loro ufficio sia perfettamente inutile. E’ utile loro per portare la pagnotta a casa a fine mese, punto.

Ebbene, questo andazzo non può proseguire, questo ormai si è capito. La speranza è che, alla dieta dell’apparato pubblico che si preannuncia, segua una cura ricostituente, specie per quelle fasce di popolazione e quelle aree del paese che, senza il salvagente del lavoro, rischiano ulteriormente di affondare.

Nel liquido amniotico del pubblico impiego viveva sicura, fino a poco tempo fa, buona parte della società umbra. Uno studio del professor Cavazzoni, che ha analizzato il «peso» della spesa pubblica in Umbria tra il 2000 e il 2007, ha evidenziato come «circa i due terzi della ricchezza generata dal sistema economico umbro è di provenienza pubblica, con una percentuale di 5 punti superiore a quella nazionale» con un impatto sul Pil di oltre il 45%. In questo pubblico c’è un po’ di tutto: dagli enti alle società partecipate. Di quella spesa, va fatto notare, il 34% era destinato alle politiche sociali.

Gli ultimi anni di crisi e la stretta sui cordoni della spesa hanno ridotto la capacità di incidenza sulla ricchezza prodotta e forse c’è anche questo, oltre a un apparato produttivo in larga parte inadeguato, ad aver rallentato l’economia umbra ancora di più di quella nazionale.

Ma ora il bisturi (o l’accetta, secondo le prospettive) minaccia di tagliare ancora. Come uscirà l’Umbria dalla spending review. Seguendo il filo delle ipotesi pare di capire che la Provincia di Terni è destinata ineludibilmente a essere soppressa: il taglio della metà di questi enti in Italia promette un risparmio di un miliardo l’anno, secondo il governo. A quel punto l’Umbria si ritroverebbe solo con la Provincia di Perugia coincidente con il territorio regionale: un orizzonte senza senso, sarebbe meglio accorpare le competenze e il personale alla Regione.

A quel punto dovrebbe sparire la Prefettura di Terni e rischia anche la Questura. Un taglio netto verrà dato anche all’apparato giudiziario: spariranno le sedi distaccate dei tribunali, oltre che dei giudici di pace. Si salveranno solo Perugia, Terni e Spoleto.

Ulteriori tagli pesanti si intravedono poi nel settore della sanità, che in Umbria è già sotto la lente della riforma regionale, con la quale la giunta ha cercato di anticipare i tempi della stretta. Una riduzione coatta di posti letto, una sforbiciata massiccia alla spesa sanitaria. Altro che punto nascita di Assisi: il rischio è che l’accorpamento già difficile studiato da Palazzo Donini non basti a soddisfare Monti e Grilli.

Fin qui si è parlato di apparato. Ma la stretta riguarderà di certo tutti i dipendenti pubblici, con un possibile blocco delle retribuzioni e soprattutto corposa riduzione del personale da qui a qualche anno.

Come se ne uscirà? Difficile prefigurare un futuro. Una società sana reagirebbe a una dieta necessaria puntando tutto sull’efficienza e lo sviluppo, sulla produttività pubblica e privata, sullo spirito di iniziativa. Scommettendo sulla scuola e sulla ricerca (a proposito, se fosse vero il taglio alle università per destinare 200 milioni alle scuole private sarebbe un pessimo segnale del governo). Ma l’Umbria, e l’Italia, avranno la forza di farlo? Sapranno uscire dalla dieta in forma o piuttosto spompati da anni bui? E’ tutto qui che si gioca il domani.

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