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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 11:12

Umbria Jazz, i tanti volti di Jacob Collier: dalla «stanza» sonora del talentuoso folletto esce di tutto, anche troppo

Il giovane musicista inglese si è esibito per la seconda volta al Morlacchi. Conferma molte doti e qualità e ha tutte le carte in regola per imboccare la strada giusta

Collier sul palco del Morlacchi (foto M.G.)

di Danilo Nardoni

Il talento è nulla senza il controllo. C’è tanta attitudine dentro Jacob Collier. Questo è chiaro. Un “folletto” della musica che ha tutte le carte in regola per imboccare la strada giusta della sua consacrazione. Il ragazzo ha tempo per trovarla e per far uscir fuori così il Collier definitivo. Sono stati tanti e diversi, infatti, i Jacob Collier visti suonare ed esibirsi martedì sera sul palco del teatro Morlacchi di Perugia. Umbria jazz ha proposto il giovanissimo musicista e talento londinese per un “round midnight”, appuntamenti della programmazione di tarda notte del festival.

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Ritorno a Perugia «Sono felice di essere qui per la seconda volta» dice Collier ad inizio serata. Lo è anche il pubblico che lo attendeva da un anno preciso, proprio quando esordì al festival lasciando il segno. Tanto da convincere gli organizzatori, che continuano a dare spazio anche a giovani talenti, a richiamarlo. Ed il battimani per far partire il concerto prima possibile ne è stato la dimostrazione. Nella scorsa edizione estiva di Umbria jazz Collier esordì, infatti, con un sold out al Teatro Pavone. Collier era arrivato a Perugia preceduto da una fresca ma già solida fama: perfino Quincy Jones, uno dei primi a scoprire il suo talento, aveva parlato di questo ragazzo londinese come di “un genio assoluto”. Oggi Collier ha all’attivo un album, ‘In my room’, e due Grammy Awards. I suoi video su YouTube, inoltre, contano qualche milione di visualizzazioni. Ora quindi è tornato nel più capiente Morlacchi, non tutto esaurito ma bello pieno, con un bel colpo d’occhio e composto da giovani fan ma non solo, visto che era tanta la curiosità di vederlo all’opera da parte di persone di ogni età.

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Moderno «one man band» Lo vedi entrare sul palco e questo ragazzo londinese di 23 anni, che sembra anche più giovane della sua età, lo potresti scambiare come un componente di una qualche boy band. Così non è. Genio forse, talento tanto. E lo dimostra senza dubbio tutto il suo talento, come conferma anche buoni studi ed esperienze “colte”. La scoperta del jazz ha completato la sua formazione, contribuendo alla sua, già a buon punto, maturazione. Canta con una bella voce, spesso nascosta dall’eccessivo uso del voice coder, sia nel registro medio che quando intona falsetti. Quando suona poi è difficile non restare impressionati perché, da polistrumentista, passa con disinvoltura da tastiere e sintetizzatori al pianoforte, dal basso e contrabbasso elettrico alla chitarra, dalla batteria alle percussioni, usando tutta la tecnologia disponibile per assemblare la sua visione moderna del concetto di one man band. Salta, letteralmente, da uno strumento all’altro, con le immagini dietro di lui a formare un fumetto narrativo con tanti Collier che contemporaneamente suonano più strumenti. Con questi ultimi mandati in loop per fornire basi e arrangiamenti vari ai brani, con pattern registrati a scandire il ritmo cadenzato delle canzoni.

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Tra Wonder e Beach Boys Inizia con ‘Don’t you worry bout a thing’ di Stevie Wonder, sua principale fonte di ispirazione insieme a Prince. Canzone difficilissima, ma riesce a stravolgerla a suo modo con dieci minuti di suite iniziale. Poi non si dimentica di omaggiare anche Burt Bacharach e i Beach Boys di ‘In my room’, per una cover di uno dei brani più emozionanti della storica band. Pezzo che dà anche il titolo al disco di Collier. In sequenza poi arrivano i suoi brani e c’è tempo anche per una ‘Saviour’ in versione karaoke con testo mandato su grande schermo per il pubblico e con Collier a dirigere il coro, anche questo mandato in loop, con due diverse linee di ritornello. Collier scompone la struttura classica delle canzoni in mille riverberi. Anche nelle ballad: queste non hanno i tempi e le dinamiche classiche di una ballad. Pure qui il ragazzo prodigio rimescola tutto. Chiude il concerto richiamato dal pubblico per un bis che è tutto per i Beatles e la loro ‘Blackbird’. Nuovamente canzone stravolta e modificata secondo i suoi stili musico-narrativi.

Talento e controllo Tanto talento dicevamo, che a volte sembra uscire fuori dal suo controllo. Ma è anche vero che, in fondo, anche il controllo non è niente senza il talento. E allora l’attesa per il prossimo concerto di Collier, e la curiosità di vederlo sul palco del main staige dell’Arena Santa Giuliana e magari con qualche duetto o collaborazione di livello, è ancora tanta.

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