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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 02:01

Umbria Jazz, su un palco da vaudeville Diana Krall racconta un pezzo d’America musicale

Diana Krall all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @Daniele Bovi

E’ stata la voce setosa di Diana Krall, con un repertorio per lo più a cavallo tra le due guerre la protagonista della prima notte dell’Arena Santa Giuliana. L’edizione del quarantennale di Umbria Jazz avvia il suo discorso con la cantante e pianista canadese impegnata in parte nel presentare il suo tredicesimo album, Glag Rag Doll, ed in parte a sfogliare le pagine del songbook americano con il quale è cresciuta, spaziando da Joni Mitchell a Fats Waller fino a Tom Waits. Ad applaudirla un pubblico da sold out, circa quattromila persone che hanno goduto delle quasi due ore di spettacolo allestito su un palco dal sapore vaudeville dove la protagonista è la «bambola di pezza», la rag doll appunto che posa sensuale sulla copertina dell’album.

VIDEO – IL CONCERTO

Anni a cavallo Il concerto parte con We just couldn’t say goodbye di Harry Woods, canzone che dà il sapore della serata. Al centro gli anni Venti e Trenta delle big bands. Ad accompagnare la Krall sul palco ci sono Stuart Duncan al violino, Dennis Crouch al contrabbasso, Patrick Warren alle tastiere e Karriem Riggins alla batteria. Una band che accompagna il lavoro della Krall ma dove il vero protagonista, l’uomo che regge l’asse musicale della serata insieme alla cantante e pianista è il chitarrista Aram Bajakian. Uno strumento che a lei piace tantissimo, come la stessa Krall conferma, è l’ukulele che accompagna la graziosa You know, I know everything’s made for love. I territori musicali esplorati dalla Krall sono molteplici, non solo il jazz delle origini con un omaggio a Bix Beiderbecke ma anche lo «sconfinamento» in territorio country con la morbida Wide river to cross di Buddy Miller.

FOTOGALLERY

Mitchell e Waits In uno spettacolo gradevole spunta il già citato Tom Waits di Temptation e la reinterpretazione di uno dei pezzi più belli di Joni Mitchell, canadese come lei, ovvero quella A case of you dove al posto del duo chitarra voce pensato dalla cantante-pittrice canadese («Oh, I’m a lonely painter» canta la Mitchell) c’è la voce di Diana Krall, il piano e le luci soffuse. Se quello della nostra è un percorso fino alle radici non può mancare il blues, linguaggio della verità dei sentimenti e della vita. Ecco allora spuntare, oltre la Betty James di I’m a lite mixer up about you, Lonely Avenue di «Doc» Pomus portata alla gloria negli anni Cinquanta da Ray Charles e, venerdì sera, presentata da Diana Krall in una versione più dilatata e dolorosa. Immancabile quel Nat King Cole che rappresenta, per stessa ammissione della Krall, uno dei suoi punti di riferimento musicali. Al pubblico di Umbria Jazz la pianista ha regalato Just you, just me.

Garbarek e Gurtu Sul palco dell’Arena sabato sera invece andrà in scena la «sfida» di Jan Garbarek, il sassofonista «spostato» dal teatro Morlacchi dopo il forfait dato nelle settimane passate da Sonny Rollins (ko per motivi respiratori) che avrebbe dovuto suonare con Paolo Fresu ed Enrico Rava. A Garbarek spetterà di portare la sua musica e le sue atmosfere in un ampio contesto come quello del Santa Giuliana. Con lui il grande percussionista indiano Trilok Gurtu per una serata all’insegna dell’improvvisazione. Alle 18 invece, alla Sala dei Notari, la festa per i 40 anni del festival con annessa presentazione del libro che racconta proprio i 40 anni di Uj attrvaerso i suoi poster.

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