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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 20:43

Umbria jazz, si chiude difficile edizione di ripartenza: i numeri. Pagnotta sferza «la sciamana» Pastorelli

Laurenzi e Romizi soddisfatti: «Realizzati obiettivi prefissati e gettato il cuore oltre l’ostacolo». Ottomila biglietti venduti e 300 mila euro di incasso

Laurenzi Romizi e Pagnotta (foto Giugliarelli)

di Daniele Bovi

Si chiude domenica un’edizione difficile di Umbria jazz, durante la quale sono mancate l’atmosfera tipica della manifestazione e i grandi numeri. Un 2021 in cui ci si è accorti di quanto sia importante per il successo di UJ la formula ‘storica’ del festival, con i tanti palchi gratuiti e la musica a riempire ogni angolo della città; senza questi elementi, impossibili da organizzare quest’anno per ovvi motivi, è un festival monco, o meglio, si tratta ‘solo’ di un festival di musica – ottima in molti casi – senza tutti quei fattori che rendono UJ un qualcosa di unico.

VIDEO – PAGNOTTA SU SANTA GIULIANA E CLINICS

Numeri Domenica all’hotel Brufani la Fondazione UJ e il sindaco di Perugia hanno tracciato un bilancio di questa edizione, cercando tutto ciò che può riempire il bicchiere almeno a metà; di sicuro, nessuno si aspettava nulla di diverso. I numeri non possono neanche lontanamente essere paragonati a quelli di una ‘normale’ edizione: 8 mila biglietti venduti (nel 2019 furono 40 mila) e 290 mila euro di incasso, comunque più dei 250 mila stimati, e un costo artistico di 370 mila euro. «Possiamo quindi affermare – è stato detto – che questa edizione ha realizzato gli obiettivi che si era prefissata: la ripresa della socialità, della vita culturale e del turismo, seppur con le inevitabili limitazioni e contribuendo alla ripresa del mondo del lavoro dello spettacolo, con oltre 300 persone dello staff e i quasi 350 musicisti in programma».

VIDEO – FITTUCCIA: «TURISMO, IMPATTO POSITIVO MA CI ASPETTAVAMO NUMERI MIGLIORI»

Bilancio Una cinquantina poi le aziende coinvolte, che hanno impiegato circa 600 persone, permettendo così a diverse realtà – comprese quello dello spettacolo – di riprendere l’attività dopo mesi di stop. Oltre duemila inoltre i tamponi eseguiti tra personale e artisti. Tra i successi va messa anche la seconda edizione di UJ4Kids, la serie di iniziative dedicate ai più piccoli: al Frontone oltre tremila presenze, 27 appuntamenti, 500 tra musicisti, docenti e allievi compresi tra i 3 e i 18 anni e sei scuole coinvolte; numeri su cui progettare già il 2022 e, forse, anche un’edizione invernale a Orvieto. Al centro di tutto però c’è la pandemia, che ha comportato defezioni tra gli artisti (all’Arena si sarebbero dovuti esibire musicisti come Ben Harper che avrebbero garantito alti numeri) e una quantità di pubblico nettamente inferiore a quella degli anni precedenti, tanto che, in centro, in pochi si sono accorti della presenza di UJ.

IL PATRIMONIO DI UJ DICHIARATO DI NOTEVOLE INTERESSE STORICO-CULTURALE

Laurenzi «Io sono soddisfatto – ha detto il presidente della Fondazione UJ Gianluca Laurenzi – anche se non voglio dire che va tutto bene madama la marchesa. Sarebbe stato più facile non fare nulla, ma abbiamo scelto consapevolmente di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Non esiste solo l’aspetto economico ma anche quello dell’anima, ed è qui che abbiamo fatto centro». Insomma, un’edizione che ha rappresentato un segnale di ripresa.

Il sindaco Romizi ha parlato di «una scommessa da affrontare. Io sono molto contento, nessuno pensava che, senza i concerti in piazza che aiutano a creare il clima, potesse essere un festival uguale a quelli precedenti; l’apprezzeremo per quello che rappresenterà e lavoreremo da subito alla prossima edizione». Nel frattempo, dopo che la Soprintendenza ha dichiarato il patrimonio di UJ di notevole interesse storico-culturale, il sindaco ha detto che si lavorerà «a una valorizzazione all’interno di alcuni contenitori che saranno restituiti alla città»; possibilmente, ha commentato Pagnotta, «non dove vendono il prosciutto».

La sciamana Un direttore artistico soddisfatto a metà; Pagnotta ha sferzato in modo duro l’assessore comunale al Commercio Clara Pastorelli, chiamandola «la sciamana» (vedi l’infelice uscita post assalto al Campidoglio del gennaio scorso). Al centro delle parole di Pagnotta la situazione del Santa Giuliana: «Il Comune – ha detto – ci ha chiesto 300 mila euro di cauzione. Lo dica sindaco alla sciamana. Poi abbiamo trovato gli spogliatoi in condizioni disastrose: se ci date le chiavi ci pensiamo noi. Questi atteggiamenti di certe persone è bene che finiscano». «Carla – ha replicato Romizi – è un assessore che stimo tanto, capisco le discussioni ma in 30 secondi è stato tutto risolto». Quanto alla cauzione, il sindaco ha spiegato che si tratta di una procedura standard per tutti.

Pubblico Venendo al resto del festival, il direttore ha sottolineato che «c’è stato poco pubblico perché la gente non gira, e poi la confusione tra green pass, tamponi e così via; quindi tutto bene fino a un certo punto. Col senno di poi potevamo anche risparmiarci il Santa Giuliana. Io sono soddisfatto a metà». Da ora, e con la speranza che non siano più necessarie le restrizioni, si lavorerà all’edizione 2022, anche se prima ci saranno Terni weekend (dal 16 al 19 settembre) e l’edizione invernale, a Orvieto dal 29 dicembre al 2 gennaio. Pagnotta si è poi detto soddisfatto della collaborazione con il Festival dei Due mondi di Spoleto, che proseguirà, e ha invitato Sviluppumbria a far ripartire la promozione all’estero di UJ, elemento «sui cui comunque trovo una Regione molto attenta».

La musica A farsi sentire è stata anche l’assenza delle Clinics organizzate dalle Berklee, con Pagnotta che ha chiesto alla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia di tornare a sostenerle economicamente. Ottima musica durante questi giorni non è mancata. Al teatro Morlacchi, seppur in un clima rovente a causa dell’assenza di aria condizionata, è andata in scena l’interessante rassegna di orchestre italiane curata da Manuele Morbidini, mentre all’Arena sono stati raggiunti picchi artistici durante serate come quella in cui hanno suonato Brad Mehldau e Brandford Marsalis, senza dimenticare l’ormai rodatissima orchestra del fratello Wynton. E poi ancora i Bokanté, l’energia di Angélique Kidjo, Aymée Nuviola e Gonzalo Rubalcaba che commosso a metà concerto ha ringraziato chi ha reso possibile tornare a suonare dal vivo, il quartetto di Billy Hart, il progetto speciale per Uj di Gianluca Petrella e il duo formato da Cécile McLorin Salvant e Sullivan Fortner. Da queste note si riparte.

Twitter @DanieleBovi

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