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venerdì 26 novembre - Aggiornato alle 23:51

Umbria jazz, martedì sera niente Arena: concerto di Petrella e Mirra spostato al Morlacchi

Dopo l’annullamento di quello del duo Edmar Castaneda e Grégoire Maret era l’unico set in programma al Santa Giuliana

Gianluca Petrella nel 2020 a Perugia

Cambio di programma per la serata di martedì a Umbria jazz. Dopo l’annullamento del concerto del duo Edmar Castaneda e Grégoire Maret, che hanno deciso di cancellare il loro tour, all’Arena Santa Giuliana l’unico set previsto era quello di Gianluca Petrella e Pasquale Mirra. Lunedì l’organizzazione del festival ha deciso di spostare il concerto – un progetto speciale per UJ chiamato «Correspondence» – al teatro Morlacchi. Insieme a Petrella (trombone, elettronica) e Mirra (vibrafono, elettronica) sul palco del teatro perugino saliranno anche Riccardo Onori (chitarra), Blake Franchetto(basso), Simone Padovani (percussioni), Kalifa Kone (talking drums, n’goni, calabash), Reda Zine (guembri, chitarra, percussioni, voce), DEM (live visual, testi). «Correspondence» (inizio alle 21.30 con apertura porte un’ora prima) è anche il titolo di un disco di prossima uscita per la Tŭk Music di Paolo Fresu.

Il concerto «Di quale genere di musica si tratta? Di nessuno in particolare, e nello stesso tempo di tutti i generi – spiega Umbria jazz – che compongono l’identità artistica di Petrella e Mirra: un mix ben confezionato di suono elettrico ed acustico, un uso sapiente dell’elettronica, ritmi incalzanti che si incrociano con visioni oniriche, uno sguardo curioso a culture “altre”, improvvisazione, echi di jazz e di Afrobeat, una strumentazione non convenzionale (il magico talking drum!). Un incrocio più difficile da spiegare che da ascoltare, tanto riesce naturale a questi artisti andare oltre gli effimeri paletti di genere, ma senza nessuna operazione di patchwork a tavolino. Colpisce piuttosto la naturalezza con cui l’energia creativa si traduce in suono e come due strumenti acustici (trombone e vibrafono) così “classici” della tradizione jazz riescano a immergersi in un magma incandescente che va ben oltre, nel tempo e nello spazio, di quello che di solito chiamiamo “jazz”».

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