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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 14:13

Umbria jazz, l’«Altissima luce» di Fresu e Orchestra di Perugia diventa un disco per Amadeus. Anzi due

Fresu durante l’incontro alla Feltrinelli: «In 30 anni di vita la rivista non ha mai fatto un’operazione così azzardata, quindi ritengo abbia un valore storico importante»

Fresu sul palco del Morlacchi

di Daniele Bovi

Uno dei concerti più belli ascoltati negli ultimi anni a Umbria Jazz diventa un disco, anzi due. Lunedì pomeriggio alla libreria Feltrinelli di Perugia il trombettista Paolo Fresu e Simone Frondini, oboista e organizzatore dell’Orchestra da camera di Perugia, hanno presentato «Altissima luce», cioè il progetto con le musiche del Laudario di Cortona suonato per la prima volta tre anni fa a Umbria Jazz da Paolo Fresu con Daniele di Bonaventura, Marco Bardoscia, Michele Rabbia, l’Orchestra da Camera di Perugia, mentre per altre date si è aggiunto anche il gruppo vocale Armoniosoincanto. Il progetto è stato proposto tre anni fa dall’Orchestra a Fresu: «Voi siete matti ho detto in un primo momento. È una cosa – racconta il trombettista – molto lontana dal jazz ma alla fine abbiamo deciso di farla». Il musicista sardo spiega che il Laudario contiene «molte laudi francescane che cantavano i pellegrini; temi semplici, monodici, legati al culto della Madonna che furono trascritti in un libro ritrovato un centinaio d’anni fa in una chiesa di Cortona. È un libro molto importante, che ci ha tramandato una sorta di Spotify d’altri tempi».

INTERVISTA A FRESU

FRESU AL MORLACCHI – FOTOGALLERY

Laudario Nel disco allegato alla rivista, che contiene anche un interessante saggio sul rapporto tra jazz e classica, mancano tre brani del progetto che verrà pubblicato in versione integrale nel marzo prossimo dalla Tuk music, la casa discografica di Fresu. «Il Laudario – racconta – contiene melodie semplicissime, fatte di pochissime note. La scommessa è stata quella di presentare un materiale del genere, riarrangiato, dandogli un carattere jazz e costruendo una partitura che partiva da un altro punto di vista». Nonostante le difficoltà il successo però c’è stato eccome: «Il primo concerto di Perugia, quello nella basilica di San Pietro, è rimasto nell’immaginario di molti. Ricordo la gente commossa e gli applausi che non finivano più. È un progetto realmente contemporaneo, con quasi 30 persone in scena quindi non semplice neppure dal punto di vista economico».

Operazione storica Per Fresu «in 30 anni di vita Amadeus non ha mai fatto un’operazione così azzardata, quindi ritengo abbia un valore storico importante». Frondini ne ha parlato come di un «percorso durato due anni e mezzo. Ormai siamo una famiglia, tanto che ogni volta che ci salutiamo lo facciamo augurandoci “altissima luce” e anche io ricordo quel concerto a San Pietro; eravamo stupiti per la commozione del pubblico e ovunque abbiamo suonato è stato così. È stata un’esperienza che ci ha fatto crescere molto».

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