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martedì 7 dicembre - Aggiornato alle 16:55

Umbria Jazz, la prima volta di Arbore 40 anni fa: «Bevvi cinque whisky e pregai tutti i santi»

Al centro Renzo Arbore (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

«Dico soltanto una cosa: io c’ero». Di fronte, alla sala dei Notari dove si è tenuta la festa dei primi 40 anni del festival, il direttore artistico Carlo Pagnotta ha il libro che ne racconta la storia attraverso i suoi poster. Una storia che Renzo Arbore, presidente della Fondazione racconta, divertendosi, partendo proprio dal 1973 quando venne invitato a suonare a Perugia. «Intanto – dice – partiamo dal fatto che io sono un suonatore di clarinetto dilettante. Io non lo suono, lo strapazzo». Il racconto della sua prima volta è gustoso: «Nei mesi precedenti il festival arrivò l’invito per suonare con una band bolognese nella quale figuravano, tra gli altri, Paolo Conte al vibrafono e Pupi Avati. Dovevamo suonare in piazza IV Novembre. Pregai tutti i santi, compresi quelli di Perugia».

FOTOGALLERY – LA FESTA ALLA NOTARI
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Il racconto Il racconto si snoda ripercorrendo idealmente Corso Vannucci e i «fumi» che si potevano respirare lungo la via più importante della città che porta in piazza IV Novembre: «Ero agitatissimo – ricorda Arbore – e dovetti bere cinque whisky per trovare un po’ di disinvoltura. Salii sul palco e, terrorizzato, feci l’assolo più difficile della mia vita. Ci fu un attimo di silenzio, poi un grandissimo applauso: da quel momento fui sdoganato e ancora oggi suono in giro per il mondo». La storia in realtà manca di un pezzo e Pagnotta la completa ridendo: «Raccontala tutta – dice – ti era preso un attacco di panico». «E’ vero – risponde Arbore – mi era preso un attacco di panico e mi spinsero sul palco a forza».

VIDEO – L’INTERVISTA A RENZO ARBORE

Uj e il tricolore Umbria Jazz è anche questo continuo riscoprire la sua storia, dai grandi capitoli alle storie più minute che si tramandano. «Il libro che presentiamo oggi – ha detto il critico musicale Marco Molendini – è anche un vademecum che racconta il festival dal punto di vista visivo. Qui è passata la storia del jazz». Anche di quello tricolore, per il quale Perugia e il festival hanno giocato un ruolo importante: «Umbria Jazz – continua Molendini – ha avuto un’importanza notevole per il jazz italiano. All’inizio è stato un po’ oscurato dai grandi musicisti americani, ma piano piano è cresciuto anche grazie al festival che gli ha dato una grande spinta».

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