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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 02:49

Umbria jazz, tra luci e ombre i due volti dell’omaggio a Tenco e alla canzone d’autore italiana

La musica di Rea e Fresu sostiene la serata e le voci di Curreri, Sangiorgi e Paoli. Ottolini e compagni tirano fuori il Tenco jazzista e «salvano» la notte dell’arena

Tutti sul palco per l'omaggio a Tenco
Tutti sul palco per l'omaggio a Tenco

di Danilo Nardoni

Rifare o meglio reinterpretare le canzoni di altri, soprattutto se questi sono i grandi della canzone d’autore italiana, è un’operazione che richiede fatica e lavoro. Significa cercare di capire “il sentimento” di chi ha composto il brano e le emozioni che vibrano lì dentro. Andarle a cercare, da qualche parte. Domenica sera, durante uno degli appuntamenti più attesi di questa 44/a edizione di Umbria jazz, si è tentato, desiderato di fare il possibile. Musicisti jazz e cantautori. Di oggi e di ieri. Due mondi lontani, ma solo apparentemente. Tutti insieme hanno infatti celebrato Luigi Tenco, nel cinquantesimo anniversario della morte, e altri grandi protagonisti della canzone d’autore italiana. E i mostri sacri evocati c’erano (quasi) tutti: oltre a Tenco anche De Andrè, Dalla, Bindi, Modugno, Endrigo, Battisti.

UJ, L’OMAGGIO A TENCO E AI CANTAUTORI – FOTO

UJ, L’OMAGGIO A TENCO E AI CANTAUTORI – VIDEO

Serata a due facce Un omaggio che è andato in scena domenica sera sul palco dell’arena Santa Giuliana di Perugia, per un progetto voluto da Umbria jazz e come ulteriore tappa dell’incrocio tra jazz italiano e canzone d’autore che il festival sta esplorando soprattutto negli anni più recenti. Anche perché la canzone d’autore italiana, con il suo enorme patrimonio, ha certamente contribuito a creare una sorta di via nazionale al jazz. Fin qui tutto bene. Ma la serata non è filata via come uno avrebbe voluto ed è stata da programma divisa in due parti: la prima più nel solco della tradizione con, tra gli altri, Gino Paoli – “il sopravvissuto” come si è definito lui stesso -, Giuliano Sangiorgi, Gaetano Curreri, Paolo Fresu e Danilo Rea, e la seconda più sperimentale, originale e tutta per Tenco con Mauro Ottolini e la sua band affiancati dall’Orchestra da Camera di Perugia e dalle voci di Vanessa Tagliabue Yorke, Kento & Dj Fuzzten e Bocephus King. In aiuto delle interpretazioni vocali di tutti i protagonisti di questa prima parte di serata, che non emozionano e non colpiscono al cuore fino in fondo, come invece avrebbero dovuto fare, ci sono Rea e Fresu con i fraseggi musicali e le improvvisazioni sonore di piano e tromba che arrivano come boccate d’ossigeno. A completare la valida parte sonora anche Raffaele Casarano e Mirko Signorile.

Rea-Paoli L’inizio non è di “rottura” tra il mondo del jazz e quello del cantautorato, visto che Danilo Rea introduce nel migliore dei modi la serata che sta per partire. Il suo medley da solo al piano e dedicato a De Andrè è l’avvio perfetto per scaldare gli oltre duemila presenti. È poi il momento di Gino Paoli, l’unico cantante della serata a dare qualche certezza, che entra ad affiancare Rea ed insieme fanno partire “Vedrai vedrai”, unico brano di Tenco nella prima parte di serata. Poi è la volta de “Il nostro concerto” di Umberto Bindi, e una carrellata di brani dello stesso Paoli: “Fingere di te”, “Sapore di sale”, “La gatta”, “Che cosa c’è”, “Senza fine”, “Una lunga storia d’amore”. Sequenza anticipata dalle parole divertite dello stesso cantautore: «Visto che sono l’unico superstite, ora c’è un omaggio a me». Progetto rodato quello del duo Paoli e Rea, visto che da tempo si esibiscono insieme con questo tipo di repertorio.

Fresu-Sangiorgi Nell’ultimo brano del set Rea-Paoli, “Il cielo in una stanza”, entrano anche Paolo Fresu e Giuliano Sangiorgi, con la voce dei Negramaro, quasi incredulo di essere sul palco di Umbria jazz, che ringrazia Paoli per il duetto e per «l’emozione provata» e per essere stato invitato a Perugia e al festival. Rimangono poi sul palco Sangiorgi e Fresu e iniziano a dare il loro contributo alla serata. L’avvio è con il Domenico Modugno di “Cosa sono le nuvole” e “Tu si na cosa grande per me”, e poi “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo, “Amore che vieni amore che vai” di De Andrè, “Vedrai vedrai” di Tenco, “Felicità” di Dalla, “E penso a te” di Battisti. La chiusura è con “Solo per te”, unica concessione di Sangiorgi ai suoi Negramaro.

Fresu-Curreri Prima di partire con l’ultimo pezzo di questa sezione, “Il cielo” di Lucio Dalla, entra Gaetano Curreri, voce degli Stadio. A questo punto la tromba di Fresu trova un altro partner in Curreri, con i due che tornano così a formare la coppia andata in scena nell’ultima edizione di Umbria Jazz Winter quando sono stati proprio loro i protagonisti di un concerto sul jazz di Fabrizio De André e Lucio Dalla. Voce (non nelle migliori condizioni di resa) e musica: i due hanno quindi pescato soprattutto dal repertorio di Dalla e De Andrè; “Il pescatore”, “La sera dei miracoli”, “La canzone dell’amore perduto”, “Anna e Marco”, “Piazza Grande”. Spazio anche a Vasco Rossi, «visto che si parla di grandi» ha sottolineato Curreri e considerato anche il sodalizio artistico tra i due nel brano proposto “E dimmi che non vuoi morire”, scritto da entrambi per Patty Pravo.

Ottolini e compagni Più dinamica e suggestiva, e in fondo più nuova e più sincera alle orecchie di chi scrive, è stata invece la seconda parte della serata. Vista la grande passione di Mauro Ottolini – trombonista, tubista e soprattutto creatore di progetti originali (come quello su Seven Changes, la pellicola di Buster Keaton, che è andato in scena la scorsa edizione di Umbria Jazz) – per Luigi Tenco, a cui ha dedicato il recente cd “Tenco, come ti vedono gli altri”, il progetto proposto ad Umbria jazz si è rivelato in tutte le sue qualità. Ottolini, ad arrangiare e dirigere la sua band, ed insieme all’orchestra da Camera di Perugia con una trentina di elementi e alle voci soliste sul palco, tra cui anche i protagonisti della prima parte di serata, presentano in sequenza numerosi brani di Tenco: “Quasi sera”, “E se ci diranno”, “Un giorno dopo l’altro”, “Triste sera”, “Il mio regno”, “Una brava ragazza”, “Mi sono innamorato di te”, “Ragazzo mio”, “Quando” (con Gino Paoli alla voce). Il repertorio è stato approfondito andando a ricercare le canzoni più significative del cantautore. Classici e pezzi meno conosciuti, ma tutti reinterpretati in modo suggestivo tra rap, jazz e perfino sonorità arabeggianti come in “Ho capito che ti amo”.

Tenco jazzista «Tenco era un jazzista, suonava il sassofono nei suoi dischi, avrebbe apprezzato questo omaggio» afferma Ottolini che dimostra di aver lavorato molto e di aver cercato di capire. Sembra essersi fatto la domanda: ma se Tenco fosse vivo oggi come le avrebbe scritte le sue canzoni? Secondo lui quindi avrebbe usato tanti linguaggi musicali e così canzoni con lo stesso titolo delle originali prendono però una nuova vita. Ottolini e compagni in questo interessante viaggio sonoro vanno a ripescare anche brani non tra i più conosciuti del cantautore: “Uno di questi giorni ti risposerò, stai tranquilla”, canzone curiosa del repertorio di Tenco riscritta con una partitura musicale da marcia funebre di New Orleans e con testo in inglese cantato dal canadese Bocephus King. Davvero originale e divertente anche la versione rap di “Io sono uno”.

Il finale “Ciao amore ciao” è il brano scelto per il finale e per il saluto rivolto al pubblico dell’arena con tutti i protagonisti della serata di Umbria jazz sul palco per l’ultimo omaggio a Tenco. Quel “sentimento” dentro ogni brano che si è alternato nel corso della serata è stato reinterpretato nel migliore dei modi? La domanda iniziale alla fine è ancora più legittima. A parte alcuni momenti della serata, quindi, qualcosa non ha funzionato fino in fondo. O meglio, pur apprezzando gli sforzi fatti, chi doveva tirar fuori qualcosa in più non lo ha fatto. Almeno secondo chi ha avuto il faticoso, ma tutto sommato anche bello, compito di raccontare la serata.

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