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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 21:58

Uj, intervista a Gregory Porter: «Perugia? Un bellissimo villaggio del jazz. Musica è amore»

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Seduto nella prima fila di un teatro vuoto c’è un uomo enorme e gentile. Vestito in modo impeccabile, in testa ha un cappello sullo stile di quello di un fantino, che gli avvolge le guance barbute custodendo un segreto che il cantante tiene per lui. Mentre piccole seghe elettriche smontano pezzi di palco dopo il suo concerto di venerdì pomeriggio, parla e ogni tanto accenna brevi note soffuse: «You know, like this… mmmm mmmm mmmmmmm» e tu lì a chiederti da quale angolo di teatro venga questa voce calda, baritonale, chiara e possente che a volte, vista la sua dolcezza non sembra venire da Gregory Porter, il 41enne cantante di Sacramento (California) consacrato anche da Downbeat, la più nota rivista jazz al mondo. Un gigante barbuto capace di far vibrare il teatro con la sua voce gentile.

FOTOGALLERY – L’INTERVISTA
FOTOGALLERY – IL CONCERTO

Il concerto Al pubblico del Morlacchi Porter ha presentato molti brani che arrivano dai due album che l’hanno portato alla notorietà (Water e Be Good) e due dal terzo, Liquid Spirit, che uscirà a settembre. Sul palco si è presentato con una formazione in parte diversa da quella che si è esibita a Orvieto e nella quale spicca il giovane sassofonista Yosuke Sato. Oltre a quest’ultimo ci sono Chip Crawford al pianoforte, Aaron James al contrabbasso ed Emanuel Harrold alla batteria. Una formazione che, per la sua composizione, fa virare l’ora e mezzo di concerto e il repertorio di Porter decisamente sul lato jazzistico. Il cantante non si è limitato a fare quello che molti altri avrebbero fatto, ovvero una semplice esecuzione dei suoi pezzi molto simili alla versione studio. Al Morlacchi infatti lui e la sua band hanno riletto ogni brano dandogli, nella maggior parte dei casi, come accennato, una forte impronta jazz.

VIDEO – L’INTERVISTA
VIDEO – IL CONCERTO

Liquid spirit Il concerto si snoda lungo una versione voce-sax di Skylark e prosegue con Be Good, Water, Illusion, 1960 What? e i due brani del nuovo album, Liquid Spirit che dà il nome all’intero lavoro e la ballad No love dying («Una canzone sull’ottimismo» dice Porter presentandola). «Il nuovo album – spiega il cantante a Umbria24 dopo la sua esibizione – prosegue sulla via del jazz e del soul. Diciamo che è un’estensione di quello che sono musicalmente, non è che ho una nuova casa produttrice e quindi cambio tutto. Sarà un sound “soulful”». Porter è stato protagonista anche della serata di giovedì quando, all’Arena Santa Giuliana, ha cantato alcuni brani con la Jazz at Lincoln center di Wynton Marsalis e Cecile McLorin Salvant.

L’importanza di Marsalis «Wynton – prosegue – è un uomo molto importante per la cultura musicale del mondo, non solo per quella americana o per le persone di colore. Quando mi invita a suonare insieme a lui per me è un grande onore, e poi cantare insieme a Cecile è stato molto bello». Il suo esordio a Uj Porter l’ha fatto nel corso dell’ultima edizione invernale del festival: «Orvieto e Perugia sono due posti bellissimi. Qui, in queste strade così strette si crea una sorta di villaggio musicale, un jazz village. C’è molta energia sulle strade della città. Oggi abbiamo camminato un po’ ed era piena di gente. E poi c’è stile ovunque. Per noi musisti i posti dove suoniamo sono importanti, ci influenzano. Se Perugia ha tutto per diventare la Capitale europea della cultura? Ditemi dove posso votare».

La magia del palco Parlando più in generale della musica Porter, e non potrebbe essere altrimenti, traduce in parole quello che fa sul palco: «Lì sopra – osserva – accadono cose magiche e tu a un certo momento cominci a sentirti bene. Dobbiamo trattare le persone come tratteresti te stesso, con amore ed energia. Quando capisci e vedi che il sentimento dell’amore è in tutti coloro che stanno ascoltando allora hai capito che sì, quella è a musica. In fondo la musica è emozioni messe su una serie di note. Qualche aggettivo per il jazz? Soulful, energetico, spirituale, caldo, inclusivo». E poi canta per spiegarlo ancora meglio: «Jaaaazz ain’t nothing but soul».

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