Quantcast
venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 14:55

Uj ’13, la carica di Bridgewater e l’elettroswing di Molinari: «Com’ero emozionata sul palco»

Ramsey Lewis e Dee Dee Bridgewater (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Una era stata protagonista della prima edizione di Umbria Jazz, anno 1973; l’altra ha fatto invece il suo esordio al festival mercoledì sera. Si tratta di Simona Molinari e Dee Dee Bridgewater, le due voci salite sul palco dell’Arena Santa Giuliana nel corso della sesta serata del festival. Due artiste diverse non solo per un fatto anagrafico (la cantante di Memphis ha 63 anni, la napoletana 30) ma anche per il percorso musicale fatto finora. Molinari sale sul palco presentando il suo elettroswing e ospitando l’87enne chitarrista Franco Cerri, assai emozionato per l’accoglienza e il calore che gli ha tributato il pubblico: «Siete molto dolci, stasera non riuscirò a chiudere occhio». La cosa migliore del set guidato dalla Molinari è probabilmente Tua, il brano presentato a Sanremo proprio con Franco Cerri e Peter Cincotti e cantato anni fa da Mina. La serata si snoda poi sulle note di Egocentrica, un omaggio a Doris Day (Que sera sera), Nell’aria e Dr. Jekyll Mr. Hide, il brano scritto per lei da Lelio Luttazzi.

VIDEO – BRIDGEWATER E LEWIS
FOTOGALLERY – BRIDGEWATER E LEWIS AL SANTA GIULIANA

Bridgewater-Lewis La serata prosegue con il quintetto di Ramsey Lewis, pianista e compositore ad accompagnare la 63enne cantante di Memphis che entra in scena sulle note di On Broadway. Poi per oltre 30 minuti il protagonista assoluto è Lewis insieme al suo quintetto con alcuni brani scritti da lui come The way she smiles e Brazillica prima di un medley tra due ballad aperto da una delicata reinterpretazione di Dear Lord di John Coltrane e terminato con Blessing dello stesso Lewis. Chiusa la parentesi torna protagonista una Bridgewater aggressiva con Save your love for me, Night movies, due pezzi di Stevie Wonder come You haven’t done nothing e Living for the city. Uno spettacolo che si muove lungo il filo del soul e del jazz. Sul palco al posto di Lewis arriva il pianista portoricano Edsel Gomez con Bridgewater che intona I can’help it di Stevie Wonder e Michael Jackson. Applausi, pubblico invitato ad alzarsi e chiusura con God bless the child.

VIDEO – SIMONA MOLINARI E FRANCO CERRI
VIDEO – IL TRIO DI ENRICO ZANISI AL MORLACCHI

Molinari: che emozione «Dee Dee Bridgewater l’ho vista tante volte – ha detto Molinari giovedì mattina alla Feltrinelli di Perugia dove ha incontrato il pubblico presentando il suo ultimo album, Dr Jekyll Mr. Hide – ma solo ieri sera ci siamo conosciute». Una prima al festival che la giovane cantante non dimenticherà: «Ero molto molto emozionata, è anche una grande responsabilità essere qui». Riguardo ai brani presentati all’Arena Molinari ha detto che un pensierino su un set più ortodosso fatto da una serie di standard l’ha fatto anche, «ma poi – ha spiegato – ho voluto portare con onestà quello che faccio. Il mio mix di swing ed elettronica è anche una musica per le nuove generazioni. Del jazz ho un rispetto assoluto: è da lì che si parte per fare qualcos’altro. L’idea di portare Cerri sul palco invece è nata a Sanremo. Stamattina mi ha confermato che non ha chiuso occhio».

FOTOGALLERY – SIMONA MOLINARI AL SANTA GIULIANA

Cantare con cuore Una Molinari che confessa di sentirsi un po’ dottor Jekyll e Mister Hide, come da titolo del suo ultimo album uscito pochi mesi fa e che definisce «un lavoro molto spontaneo». Su quello che vorrà fare da grande non si sbilancia: «Più in là – confessa – potrei anche approfondire altro. Mi piacerebbe ad esempio registrare in studio con un’orchestra, per il momento però vorrei continuare su questa strada. Il duetto che mi piacerebbe fare? Non saprei… uno con Vinicio Capossela ma è un desiderio pazzo. In genere mi piacerebbe con chi fa cose differenti dalle mie». La popolarità della cantante ha ormai superato i confini nazionali. Una serie di concerti li ha già tenuti in Cina e Giappone, mentre a dicembre approderà al Blue Note di New York. La storia tra lei e la musica inizia prestissimo, quando a otto anni comincia a studiare musica medievale a L’Aquila: «Poi – continua – al conservatorio ho studiato musica classica e infine arriva la scoperta del jazz e il piacere di cantarlo dal vivo. Cantare dal vivo insegna a cantare con il cuore».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.